Come avere cura delle proprie emozioni?

Come riconoscere e gestire le nostre emozioni per costruire relazioni positive con gli altri e gestire i conflitti quotidiani? Ne abbiamo parlato con Simona Pavesi che condurrà il laboratorio “Avere cura delle proprie emozioni”.

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Le emozioni sono le nostre sentinelle: ci avvisano se siamo in una situazione positiva per noi o se siamo in una situazione di pericolo. Saper riconoscere cosa vive in noi in un determinato momento è la base per costruire relazioni positive con gli altri e per gestire i conflitti quotidiani. Ne abbiamo parlato con Simona Pavesi che condurrà il laboratorio “Avere cura delle proprie emozioni”, in programma a Milano il 12 marzo.

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In che modo il corpo e la mente sono collegati alle nostre emozioni?

 

Il corpo è il nostro non verbale, che in una comunicazione incide per il 55%. Se si osservano le posizioni corporee di una persona allegra e di una persona depressa possiamo facilmente comprendere la relazione che esiste tra la postura del nostro corpo e gli stati mentali. Queste poche righe nel seminario le sperimenteremo con semplici esercizi di psicofisica, ma l’interessante è che proveremo anche il contrario: così come la mente porta il corpo in determinate posizioni impareremo come attraverso il corpo posso alleggerire i miei pensieri e autoprodurre le endorfine che ci danno uno stato di benessere.

 

Le emozioni si possono controllare?

 

Le emozioni sono biologiche, pulsionali, suscitate da un evento-stimolo, quindi incontrollabili. L’esperienza dell’emozione è sempre accompagnata da un’elaborazione soggettiva che passa attraverso la mente, che è il sentimento. Quello che posso imparare a controllare è lo spazio tra l’emozione e la mia reazione. È uno spazio fatto di apertura, di non giudizio, di raccolta d’informazioni, che mi permette di trovare una nuova possibilità di risposta diversa dall’automatismo. Questa è la buona gestione delle emozioni: capire cosa vive in me e prendere lo spazio necessario per dare una risposta adeguata. Con l’allenamento e la ripetizione questo spazio diventerà sempre più breve, fino a poter gestire l’emozione “direttamente” in una conversazione.

 

Tutte le emozioni sono per noi positive?

 

Sì, le emozioni sono un processo adattivo. Le emozioni positive ci spingono a vivere, le emozioni negative ci proteggono dal pericolo. Quello a cui dobbiamo prestare attenzione è quando una emozione è adeguata o inadeguata. La paura è un’emozione positiva perché ci salva la vita facendoci fare uno scatto improvviso quando una macchina ci sta per investire, la tristezza lo abbiamo imparato tutti anche dal film Inside out quanto è importante, la rabbia ha un’energia molto potente; sono tutte positive se usate in modo adeguato nel loro giusto contesto di spazio e tempo. Quando vengono prolungate nel tempo in maniera inadeguata si trasformano in pericolo: ansia, depressione, aggressività.

 

 

Comunemente si ritiene che le emozioni siano scollegate dal nostro cervello e dal pensiero, o addirittura in contrasto con questo. È davvero così?

 

Forse possiamo dire che in Occidente deriviamo addirittura dalla separazione tra corpo e anima di Cartesio, per cui se hai un malessere fisico vai dal dottore mentre se hai un malessere emozionale vai dallo psicologo. Oggi le neuroscienze hanno dimostrato che non è così. Nel seminario faremo riferimenti ai contributi scientifici di Laborit e Candace Pert per comprendere che in noi tutto è collegato. La PNEI, che è una branca della psicosomatica, dimostra come un evento emotivo fa circolare informazioni in tutto il corpo toccando tutti i nostri tre sistemi: nervoso, endocrino e immunitario.

 

È sempre facile riconoscere le emozioni che proviamo in un determinato momento?

 

Magari! Siamo campioni a scollegarci dalle nostre emozioni, non a riconoscerle. Capire cosa vive in me in un determinato momento è fondamentale per dare una risposta che non ci genera sofferenza. La notizia buona è che è possibile cambiare l’automatismo di disconnessione con degli esercizi pratici e semplici che faremo insieme per riconoscere i sentimenti che vivono in noi, ma che dovranno essere ripetuti anche a casa con regolarità almeno per 21 giorni.

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Pensi che le emozioni siano, per loro natura, passeggere?

 

Le emozioni sono sentinelle velocissime, avvisano se la strada che abbiamo preso è giusta o sbagliata, poi arriva il sentimento filtrato dalle nostre esperienze. Le emozioni di base: gioia, paura, rabbia e tristezza sono uguali per tutte le etnie e tutte le culture. La loro natura è quella di segnalarci cosa vive in noi che è anche la base della comunicazione assertiva per la gestione di un conflitto.

 

Esistono degli strumenti per gestire al meglio le emozioni?

 

L’intelligenza emotiva ha come primo passo il riconoscimento e la consapevolezza. Per gestire al meglio l’emozione devo prima riconoscerla e poi imparare a costruire quello spazio necessario che mi permette di dare una risposta adeguata allo stimolo che ha generato l’emozione. Il primissimo strumento è la respirazione. La respirazione diaframmatica aiuta a rallentare la circolazione del sangue, a ossigenare, a diminuire le tensioni muscolari. Faremo insieme delle prove di corretta respirazione per imparare a utilizzarla al meglio nella nostra quotidianità.

Cosa si intende per “sovraccarico emotivo”? In che modo possiamo prenderne le distanze quando lo avvertiamo?

 

Generalmente siamo portati a far coincidere il conflitto con l’emozione, per cui l’altra persona diventa il nemico da eliminare. Gestire le emozioni ci permette di gestire il conflitto. Nel seminario vedremo insieme delle tecniche di distanziamento che ci permettono di focalizzare il problema e quindi comprendere come poter risolvere la situazione di disagio, non a cambiare l’altr*.

 

 

Note

 

1. Tutto il laboratorio è esperienziale. Tutti i contenuti delle risposte a questa intervista saranno trasmessi sotto forma di esercizi per arrivare a una comprensione e un apprendimento attraverso l’agire, il sentire e il pensare.

 

2. Simona Pavesi
“Il file rouge che percorre la mia vita sono la creatività e la Nonviolenza. Creatività come espressione nell’infanzia con il pensiero magico, come percorso di studio all’accademia di Brera, come sensibilità estetica nella professione di art director per importanti brand di moda, come virtù per uno stile di vita nonviolento e come ingrediente essenziale al cambiamento.

 

Nel 2003 la creatività e la nonviolenza si incontrano e da allora promuovo uno stile di vita nonviolento volto al superamento della sofferenza, occupandomi di formazione alla nonviolenza e di progetti di volontariato. Nel 2015 sono co-ideatore e co-fondatore del Centro di Nonviolenza Attiva di Milano di cui sono responsabile del laboratorio di educazione alla nonviolenza per adulti e educatori e dell’educazione tra pari in un istituto professionale.

 

Utilizzo la maieutica nelle relazioni di aiuto individuali e in tutte le conduzioni di gruppi per adulti e alunn* nelle scuole. La mia continua ricerca è sulle risorse personali e sulla sostenibilità di ogni ognuno (non sulle patologie). Per questo i miei laboratori sono esperienziali e conduco il gruppo con l’arte della maieutica, affinchè ognuno trovi lo spunto necessario per attivare la propria ricerca e la propria sostenibilità.
La crescita personale è strettamente legata all’agire un cambiamento sociale”.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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