La comunicazione empatica per il cambiamento sociale

Dal rapporto con noi stessi alle relazioni familiari e di lavoro, dalle dinamiche di gruppo all'attività politica e sociale. La comunicazione empatica ci permette di creare legami più profondi, superare i conflitti e promuovere il cambiamento sociale.

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Aiutandoci ad entrare in sintonia con noi stessi e con gli altri, la comunicazione Empatica (o Comunicazione Nonviolenta) ci aiuta a creare relazioni più profonde, ad affrontare i conflitti e, infine, a promuovere il cambiamento sociale.

 

Sviluppata da Marshall B. Rosenberg, la Comunicazione Empatica è un metodo semplice e profondo, i cui principi possono essere applicati ad ogni livello: dal rapporto con noi stessi alle relazioni familiari e di lavoro, dalle dinamiche di gruppo all’attività politica e sociale. Ne abbiamo parlato con Aldo Riboni, che ha condotto gruppi di esercitazione e seminari di Comunicazione Empatica o Nonviolenta in italiano e in tedesco.
I seminari si concentrano sulla pratica condivisa, attraverso esercizi individuali, di coppia e di gruppo. È possibile partecipare anche a singoli appuntamenti, preferibilmente avendo già partecipato ad un seminario introduttivo.

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Che cos’è la Comunicazione Empatica e a cosa serve?

 

Per me è prima di tutto una visione del mondo: la coscienza che tutte le azioni umane sono tentativi di soddisfare un bisogno, tentativi di arricchire la vita. Che non esistono persone buone o cattive, ma solo strategie efficaci o no. Da questa visione del mondo nasce una tecnica di comunicazione basata sull’idea molto semplice che, se riusciamo a superare i nostri giudizi e a connetterci empaticamente con ciò che l’altro sta vivendo, con i suoi sentimenti e i suoi bisogni (e ovviamente con noi stessi) sarà più facile evitare la violenza, risolvere i conflitti, e sviluppare tutto il nostro potenziale.

 

In quali tipi di rapporti dovrebbe essere “applicata”?

 

Prima di tutto, non dovrebbe. Se pensiamo di dover essere empatici, sarà quasi impossibile esserlo. Detto questo, non ci sono campi in cui non sia possibile decidere di comunicare in modo più profondo e di trarne vantaggio. Se mi guardo intorno mi sembra che il modo in cui viviamo le relazioni di coppia e i rapporti familiari, la politica, il mondo della scuola e del lavoro siano profondamente immersi in una lingua basata sul giudizio e sull’uso della forza che spesso non è in grado di vedere i bisogni in gioco, e tanto meno di soddisfarli. In questo senso la Comunicazione Empatica ha un enorme potenziale di cambiamento sociale.

 

Allo stesso tempo, nella mia esperienza personale, il primo e il più importante campo di applicazione è stato la comunicazione con me stesso. Imparare ad ascoltarmi senza giudizi, a diventare cosciente dei miei bisogni e quindi delle mie potenzialità, è stato molto liberatorio e ha cambiato da subito la mia vita. Penso che sia sempre quello il punto da cui partire: se non sappiamo essere empatici con noi stessi, non sapremo esserlo con gli altri.

 

 

In che modo si può imparare?

 

La “tecnica” o la “teoria” della Comunicazione Empatica sono estremamente semplici. Si possono spiegare in pochi minuti. Ma è spesso molto difficile applicarla, perché tendiamo a ricadere nei nostri schemi di comunicazione abituali, torniamo a usare la “lingua” con cui siamo cresciuti, senza nemmeno accorgercene. Si tratta di dis-imparare, per poter tornare a comunicare nel modo che ci è naturale, e questo processo di dis-apprendimento a volte può essere frustrante e più lento di quanto vorremmo. Credo che sia importante creare possibilità di esercitarsi in un ambiente sicuro e avere una comunità di persone che si sostengono a vicenda nel proprio processo di cambiamento. E, quando questo non è possibile, restare in ascolto di sé stessi, praticare in silenzio.

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Quanto è importante l’ascolto?

 

 

Potrei dire che non c’è nient’altro che ascolto. Ascolto di sé e degli altri. Un dialogo empatico è come una danza, un tango in cui siamo costantemente in ascolto di noi stessi, del nostro partner, e delle figure che nascono tra di noi. Più siamo presenti in questo ascolto, e più sarà facile e leggero muoverci in sincronia, improvvisare ed esprimerci in libertà. Sarà bello. Se invece ci dimentichiamo di noi stessi, o smettiamo di sentire il nostro partner (oppure se iniziamo a pensare a come “muoverci bene”) finiremo per pestarci i piedi.

 

 

 

Ci sono dei modi o strumenti per favorire la Comunicazione Empatica?

 

Oltre a frequentare i seminari, può essere molto utile creare gruppi di esercitazione autogestiti, in cui cui trovare quel sostegno reciproco e quella pratica costante di cui parlavo prima (una lista di gruppi di esercitazione già esistenti si trova su www.villaggioempatico.it). C’è inoltre una letteratura abbastanza ampia, e in crescita, a partire dal libro “fondatore” di Marshall Rosenberg “Le parole sono finestre”. Per chi volesse approfondire l’editore di riferimento in Italia è il Centro Esserci, che offre anche cicli di seminari. Quest’anno inoltre si terrà in Italia l’International Intensive Training, un’occasione unica di imparare per nove giorni con formatori internazionali.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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