Da Homo Sapiens a Homo Felix: come vivere una vita felice

Educare alla felicità dovrebbe essere obbligatorio fin dall'infanzia, perché la felicità è una competenza che ognuno di noi può e deve avere a sua disposizione. È quanto sostiene Daniele Berti nel suo libro “Da Homo Sapiens a Homo Felix. L’evoluzione della specie. Manuale di teoria e pratica della felicità” che racchiude anche alcune regole per vivere una vita felice e appagante.

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Presi come siamo nel tran tran della vita quotidiana, sono poche le occasioni in cui ci si ferma a riflettere sul senso profondo della vita, sulle nostre reali aspirazioni come esseri umani e sulla possibilità di vivere una vita felice ed appagante, anzi probabilmente molti di noi considerano la cosa come una sorta di utopia.

 

L’occasione è ghiotta dunque, se tra i nostri Agenti del Cambiamento  abbiamo la fortuna di avere uno dei massimi esperti sul tema: Daniele Berti, autore del libro di recente pubblicazione: “Da Homo Sapiens a Homo Felix. L’evoluzione della specie. Manuale di teoria e pratica della felicità”.

 

Daniele Berti

Daniele Berti


Cos’è la felicità e cosa ti ha portato a dedicare anni di studio al tema?

 

La felicità è e va intesa come un vero e proprio strumento di vita, una competenza che ogni essere umano può e deve avere a sua disposizione. Eppure nella migliore delle ipotesi se ne parla come di qualcosa di irraggiungibile, o nella peggiore delle ipotesi la si confonde con qualcosa di ben più effimero e superficiale e ce la propinano dappertutto, promettendoci di raggiungerla comprando questo o quell’oggetto.

 

Già Aristotele 2000 anni fa, diceva che la felicità è il bene sommo per l’essere umano ed è stato così che rispolverando i vecchi studi liceali mi sono appunto domandato cosa fosse realmente la felicità e se fosse realmente raggiungibile.

 

Da lì è partito tutto il lavoro di ricerca che ha accompagnato gli ultimi 14 anni della mia vita ed è stato una cosa meravigliosa! Ora posso affermare che nella maggior parte dei casi seguiamo delle istruzioni sbagliate. Nessuno ci ha dato il libretto delle istruzioni per scoprire o riscoprire la felicità.

Questo libro vorrebbe essere proprio quel libretto delle istruzioni che ci permette di ritrovare la felicità, perché in realtà la felicità è una cosa che è dentro di noi.

 

Perché sostieni che siamo fatti per essere felici?

 

Nella mia lunga ricerca sulla felicità sono partito dagli studi sulle religioni e dalla filosofia, passando attraverso la metafisica, ovvero da ciò che sta al di sopra e al di fuori della fisica, poi sono sceso su qualcosa di più terreno e mi sono messo a studiare come siamo fatti dal punto di vista neurobiologico, indagando le neuroscienze e la psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), che è una scienza abbastanza giovane che spiega, non sempre in maniera semplice, proprio il meccanismo per mezzo del quale funzioniamo.

 

Fortunatamente, pensando alle parole di un altro grande maestro, Albert Einstein: “La maggior parte delle idee fondamentali della scienza sono essenzialmente semplici e di solito possono essere espresse in un linguaggio comprensibile a tutti”, ho proseguito nel mio cammino e così ho scoperto che siamo neurobiologicamente fatti per essere felici.

Ad esempio, le scienze ci spiegano che quando il nostro sistema para-simpatico lavora veramente bene ed esprime tutte le sue potenzialità, il sistema endocrino produce tutte le sostanze che ti fanno stare bene e che ti fanno sentire soddisfatto, carico di energia e in perfetta forma.

 

La felicità è anche diventare consapevoli che tu, essere umano, hai sempre tutte le potenzialità e tutte le risorse per affrontare qualsiasi prova che la vita ti ponga davanti.

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Cosa ci impedisce di essere felici?

 

Come ci raccontava ancora una volta Aristotele: “L’uomo è un animale politico e sociale” e quindi c’è questa relazione tra individuo e comunità che dev’essere presa in seria considerazione. Purtroppo veniamo allevati sentendoci ripetere frasi come: “Mors tua, vita mea”, “Homo, homini lupus”, così tutti questi concetti arcaici condizionanano fortemente la vita delle persone ancora oggi, andando a costituire tutta una serie di pregiudizi che ci portano fuori strada.

 

Quando faccio i corsi e le conferenze, porto questo esempio: tutti noi conosciamo i Bonsai, ma sappiamo come nasce un Bonsai? Ebbene nasce come un albero normale a cui però fin da piccolo vengono tagliate le foglie, le gemme, inibito continuamente qualsiasi tentativo di crescita naturale. Anche a noi esseri umani succede la stessa cosa quando ci viene detto fin da piccoli: “Questo e quello non lo devi fare, è sbagliato, devi fare così”. Rimaniamo dei Bonsai fino a quando non diveniamo consapevoli che possiamo essere diversi, o meglio, che possiamo essere noi stessi e quindi crescere stando bene noi e facendo stare bene le altre persone attorno a noi. Questi ed altri aspetti legati al fatto di essere dei componenti di una comunità appartenente ad un ordine precostituito per tutta una serie di processi politici, storici e sociologici, stravolgono completamente la nostra vita.

 

L’esempio più lampante è quello del principio di autorità: “Lo ha detto il medico, il prete, il ministro” e allora quello che dice l’autorità è vero per partito preso. Dobbiamo considerare che abbiamo una storia evolutiva notevole, quella più breve, generalmente studiata nei libri di storia, riguarda gli ultimi 200.000 anni con l’Homo Sapiens, poi c’è chi arriva addirittura a 4 milioni di anni, ma prendiamo quella più breve: chi era l’autorità 200.000 anni fa? Era la persona che aveva più competenze per la sopravvivenza.

 

Poi le cose si sono evolute in altro modo e qui secondo me c’è un punto critico: sono arrivate le religioni, i cui capi spirituali sono diventati tali dicendo: “Non sono io che comando, ma qualcuno al di sopra di me”. Quindi io sono un semplice portavoce, però ti conviene fare quello che ti dico io altrimenti ti attendono le pene dell’inferno. E questo è stato un gioco di potere che ha veramente ribaltato tutta la questione, perché a quel punto non era più necessario essere competente, ma era semplicemente necessario essere “amico del capo” per avere l’autorità, che non è più autorevolezza, ma vera e propria autoritarietà che ti bastona se non righi dritto e quindi le devi obbedire.

 

Poi ci sono altri principi che vengono manipolati e che ci manipolano. Per esempio la televisione, i giornali e quant’altro ci promette la felicità. Ma bisogna fare un distinguo tra quella che è la vera felicità e l’apparenza della felicità.

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Perché nel tuo libro scrivi: “Ridere è una cosa seria e non c’è niente da scherzare”?

 

Anche qui c’è un detto popolare piuttosto nefasto: “Il riso abbonda nella bocca degli stolti”. Io invece dico sempre che abbiamo un joystick: se lo giriamo da una parte siamo depressi, tristi, abbattuti, sconfitti; girandolo dalla parte opposta ci sentiamo meglio, pieni di energie, pronti a qualsiasi sfida.

 

Questo è in realtà un meccanismo fisiologico che passa attraverso la risata, ed ecco che torno a citare la PNEI: molto sinteticamente sul diaframma è innervato ben il 75% del sistema parasimpatico, che è poi quello che produce tutti i neurotrasmettitori del benessere. Non solo, ma se tu solleciti vigorosamente il diaframma, migliori tutta l’ossigenazione degli organi, a cominciare dal cervello che è l’organo che consuma più ossigeno di tutti.

 

C’è poi da aggiungere un’altra cosa importante: “quando siamo sotto stress siamo stupidi” – e ce lo ha ricordato Daniel Goleman, ne “La Leadership Emotiva”. Avendo fatto counselling ho letto decine di libri sullo stress, ma nessuno ha detto mai questa cosa in maniera così chiara come lui: “Sotto stress sei stupido”! C’è poco da fare: tu puoi essere colto, intelligente, ma sotto stress fai solo delle stupidaggini.

 

Ridendo esci in automatico dalla sensazione di stress, quindi ritorni un po’ intelligente, anzi, diventi anche più intelligente del normale! In mezz’ora di risate uno cambia la visione del mondo ed è una cosa miracolosa. Io faccio corsi, incontri, cicli di Yoga della Risata etc. e l’altro giorno è arrivata una signora inizialmente tutta imbronciata, che prima di andar via mi ha detto: “Ma sa che io adesso mi sento come se mi fosse passato tutto?”. Questo è il caso più recente, ma sono stato testimone anche di cambiamenti radicali ed esperienze molto forti, per così dire. Perché il mondo non è quello che è ma è quello che tu stai vedendo! E se tu sei sotto stress e quindi sei stupido, vedi solo le disgrazie, le tragedie, gli ostacoli e così lo stress aumenta. Ecco che la risata viene in nostro aiuto. Bisognerebbe fare sì che i bambini quando vanno a scuola siano liberi di ridere. In India, dove è nato lo Yoga della risata, questa tecnica è già in tutte le scuole, poiché hanno riscontrato gli evedenti benefici che ne derivano.

 

Imparare ad essere felici dovrebbe essere insegnato nelle scuole dappertutto nel mondo, proprio come competenza, perché fa star bene fisicamente, nelle relazioni con gli altri e rende più produttivi. Personalmente ho avuto come alunna una ragazzina che era venuta con i genitori che nel giro di un paio di mesi dall’inizio delle sessioni di Yoga della risata ha cominciato a studiare di meno ed avere dei risultati migliori a scuola, unendo come si dice l’utile e il dilettevole!

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Come allenare la felicità?

 

Come detto la prima cosa che si dovrebbe fare è imparare a uscire dalla sensazione di stress imparando a “ridere seriamente”! Facendolo proprio come quelli che vanno a correre in palestra davanti a un muro. Sarebbe invece molto più serio, dico io, ridere, perché ti offre più benefici e questo è stato dimostrato scientificamente. Poi una volta che ti sei illuminato con la risata, capisci tutta una serie di cose che sotto stress non vedi, che sono le cose che poi ti danno l’energia, la lucidità mentale per affrontare la vita.

 

 
Come siamo stati addestrati ad essere infelici, adesso possiamo riaddestrarci in modo consapevole ad essere felici. Quindi possiamo imparare a riconoscere tutte le belle cose che ci circondano, possiamo imparare che al contrario del detto “Homo, homini lupus” citato sopra, se lavoriamo insieme, lavoriamo meglio, facciamo meno fatica e otteniamo risultati migliori.

 

Possiamo addirittura “cambiare il nostro passato”, e questa è veramente una bella cosa, perché molto spesso siamo angosciati da una cosa che abbiamo vissuto magari decine di anni prima e ce la continuiamo a portar dietro e non c’è niente di più negativo di questa cosa. Possiamo quindi imparare a cambiare il passato.

 

Poi nel mio libro parlo delle 4 leggi della felicità, così da imparare a rispettarle ogni volta che stiamo per compiere un’azione.

1. Imparare a vivere nel qui e ora, perché l’unico momento per essere sicuri che siamo felici è adesso, non domani e neache ieri;
2. la seconda legge è quella di imparare a volersi bene, nel senso che tutti quanti noi siamo strardinari e meravigliosi;
3. in seguito quindi dobbiamo assumerci la responsabilità di quello che facciamo, assumendoci la responsabilità della nostra felicità. Non è che io sono felice se vince la mia squadra del cuore, quello mi dà magari gioia, ma non è felicità, è una copia passeggera. Invece la felicità è una competenza ed io la uso in ogni momento della mia vita;
4. la quarta legge è quella che crea più difficoltà ma è fondamentale anche questa: dimenticare il giudizio. Perché? La realtà non è né buona e né cattiva, sei tu che di fronte a una cosa puoi decidere di agire in una maniera o di reagire, vittima delle emozioni. Quando reagisci stai giudicando, sei sotto stress e sei stupido, quando agisci stai operando per il tuo benessere e per il benessere degli altri.

 

La cosa interessante è che queste 4 leggi le ho ritrovate nella Genesi. Quando ho fatto questa scoperta mi sono messo a ridere! Era una scoperta inaspettata.

 

Per saperne di più sulla felicità potrete incontrare di persona Daniele Berti alla terza edizione del Book Pride a Milano dal 24 al 26 marzo, o andare sul sito www.lapalestradellafelicita.com.
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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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