Io faccio così #153 – Isolex, l’azienda salva grazie ai lavoratori

I lavoratori rilevano l’azienda chiusa, acquisendo l'azienda e le commesse della vecchia società. Già dal primo anno si registra un incremento della produzione e degli utili. Vi raccontiamo oggi un nuovo caso di workers buyout: la storia di Isolex – Società Cooperativa Per Azioni, un altro esempio da replicare.

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Ci troviamo a Porto Torres, in Sardegna. Per raggiungere la sede di Isolex dobbiamo superare una serie di controlli impressionanti. Siamo infatti nella sede del polo petrolchimico ed è davvero stupefacente vedere come i progetti più innovativi e resilienti spesso sorprendano il nostro immaginario stereotipato.

 

La storia di Isolex – Società Cooperativa Per Azioni, come quella di molti dei “workers buyout” incontrati in questi ultimi mesi, è recente: nasce infatti alla fine del 2014, quando la società Isolanti Italiani, che fa parte del CCPL (1) di Reggio Emilia, decide di tagliare lo stabilimento di Porto Torres.

 

 

“Fu allora che mi chiamarono – ci spiega Antonio Tanda, Presidente della nuova Cooperativa – mentre ci guida in esplorazione all’interno della fabbrica. “Ero un pensionato ma in passato avevo lavorato per Isolanti Italiani fino al 2006, quando la lasciai per vedere se potevamo mettere in piedi una nuova impresa industriale che vedesse i lavoratori proprietari della fabbrica.

 

Quando mi hanno chiamato, ci siamo attivati subito! In collaborazione con i lavoratori, in primis il direttore dell’attuale stabilimento, Roberto Gianni, abbiamo dato vita a una nuova cooperativa. I tempi erano lunghi, i lavoratori erano stati messi tutti in mobilità; abbiamo quindi cercato aiuto attraverso gli strumenti della Lega Nazionale delle Cooperative. C’è stato un intervento immediato del CFI – Cooperazione Finanza Impresa e anche e soprattutto della Coopfond – Fondo Mutualistico, LegaCoop che sono entrati subito nella compagine sociale. Il resto del finanziamento l’abbiamo chiesto a Banca Etica che ci ha accompagnato nel primo difficile tratto di strada anticipandoci la ‘mobilità’. In questo modo siamo riusciti a ripartire immediatamente senza perdere nemmeno un istante”.

 

Ed ecco quindi un nuovo caso di workers buyout: i lavoratori rilevano l’azienda chiusa, acquisendo l’azienda e le commesse della vecchia società. Già dal primo anno c’è stato un incremento della produzione e degli utili. Creditori e investitori sono stati quindi subito tranquillizzati. “Abbiamo dato stabilità a ventiquattro lavoratori; vanno inoltre considerati gli ‘indotti’: i trasportatori (trasportiamo in tutta Italia) che grazie a noi hanno lavoro”.

 

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Ventiquattro persone hanno mantenuto il posto di lavoro, rispetti ai ventotto della precedente gestione. “Alcuni non hanno accettato di entrare nella cooperativa, non ne hanno colto le potenzialità”. E in effetti i risultati sono davvero notevoli. “Non abbiamo fatto un’ora di cassa integrazione. Abbiamo una capacità produttiva elevata, quando non riusciamo a usarla tutta e alcuni impianti devono fermarsi, facciamo le applicazioni speciali, usando le stesse persone senza mandarle in cassa integrazione. Non vogliamo essere assistiti dallo Stato, finché ce la facciamo”.
Verrebbe da chiedersi come mai con la precedente gestione le cose non funzionassero allora.

 

“Nella nuova gestione, siamo snelli, veloci. Non subiamo il costo della settorializzazione delle attività. Snellire l’organizzazione vuol dire risparmiare e avere un bilancio più pulito. Abbiamo razionalizzato, senza tagliare niente di particolare”.

 

Veniamo al prodotto. Che cosa fa Isolex? “Isolex fa pannelli in polistirene estruso: questo ha una capacità di isolamento notevole. La specificità del nostro prodotto è che è prodotto solo con la CO2, quindi non partecipiamo al buco dell’ozono. Dopo anni di ricerche costose, abbiamo ottenuto prodotti con le caratteristiche che volevamo: certificato ISO 9001, ISO 14000. In più Legambiente ci ha premiato con il proprio marchio.

 

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I nostri prodotti vengono usati per l’isolamento delle case e – in ambito industriale – per le celle frigorifere. Stiamo facendo nuove applicazioni, soprattutto per agevolare ristrutturazioni nel settore edilizio e favorire la posa dei prodotti. Abbiamo sviluppato – tra le altre cose – degli accoppiati con lastra in estruso con cartongesso che ti permettono di applicare l’isolamento e avere la casa già coibentata e intonacata. I nostri clienti sono prevalentemente rivenditori e grosse imprese, non solo sarde. Anzi! Vendiamo prodotti in tutta Italia”.

 

Nello stabilimento di Porto Torres, inoltre, viene impiegata solamente energia prodotta grazie al nuovo impianto fotovoltaico da 1 megawatt di potenza.  Ancora una volta, la realtà insegna come di fronte ad un problema di sono due possibili risposte: arrendersi e lamentarsi o attivarsi per trasformare il problema stesso in un’opportunità. I lavoratori di Isolex hanno scelto questa seconda strada e i risultati li hanno premiati da ogni punto di vista.
Decisamente un esempio da replicare.

 

 

1. CCPL è un gruppo industriale cooperativo multibusiness costituito a Reggio Emilia nel 1904. Si configura come cooperativa di secondo grado: la proprietà è detenuta da undici aziende cooperative agenti prevalentemente nel settore delle costruzioni e ubicate sul territorio nazionale italiano. Nel 2012 alle 11 Cooperative socie si è affiancata WeCoop – la cooperativa costituita dai dipendenti di CCPL – con il ruolo di socio sovventore. Le principali aree di attività del Gruppo CCPL sono: fresh food packaging, materiali da costruzioni, energia, facility management, servizi alle imprese, property e project financing. Tratto da Wikipedia.

 

Intervista e riprese: Daniel Tarozzi
Montaggio: Paolo Cignini

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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