Medicina integrata al Senato? Un’ambiguità nella forma e nella sostanza

Il 17 febbraio scorso si è tenuto a Roma, presso il Senato della Repubblica, un convegno su "Medicina olistica e allopatica a confronto", organizzato dall'On. Scilipoti. Alcune persone, pur avendo ricevuto conferma dell'iscrizione, non hanno avuto la possibilità di accedere all'incontro. Da Annalisa Jannone il resoconto di cosa è successo ed una riflessione sull'atteggiamento delle istituzioni verso un diverso approccio alla salute.

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Un convegno di medicina integrata al Senato mostra le crepe di un “sistema” perdente.

 

Giovedì scorso si è tenuto al Senato della Repubblica un convegno sul confronto fra medicina allopatica e medicina olistica promosso dal senatore Domenico Scilipoti. Alcune persone, me compresa, pur avendo ricevuto conferma dell’iscrizione all’evento sono dovute rimanere fuori per mancanza di posti.

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Arrivati all’appuntamento, ad un certo punto della fila, l’addetta all’accettazione ha riferito che l’aula aveva solo 60 posti ed era piena. Avendo tutti noi prenotato non riuscivamo a capire cosa fosse successo. Pazienti in sedie a rotelle, molti medici e vari professionisti cercavano una spiegazione nell’incredulità generale. La signorina, con estremo candore e imbarazzo, ha spiegato che, nonostante l’elevato numero di prenotazioni, a nessuno era stata negata la partecipazione. Lo sconcerto aumentava finché un uomo in divisa della sicurezza interna, entrato nell’atrio, ha alzato la voce e con tono prepotente ci ha intimato di uscire perché stavamo ostruendo il passaggio dei senatori. Qualcuno ha fatto presente che era stato invitato, una signora in carrozzina cercava di parlare ma lui aumentava la perentorietà dell’ordine e in meno di 5 minuti ci siamo trovati tutti fuori.

 

Chi era venuto da lontano, chi voleva assistere alla relazione del proprio figlio, chi si era fatto spostare il turno in ospedale… ognuno condivideva il proprio sentire. La signorina, in evidente difficoltà e incapace di dare risposte logicamente accettabili, chiamava continuamente al telefono l’on. Scilipoti ancora non giunto all’appuntamento.

 

Alcuni di noi decidono di aspettare il senatore, altri scelgono di andarsene e altri ancora man mano si contavano sperando di poter entrare. Tra parole, battute e perplessità arrivava l’onorevole che prontamente interrogato smentiva che ci potessero essere stati problemi organizzativi negando chiaramente l’evidenza ed entrava frettolosamente nell’edificio. Per quanto mi riguarda la storia finisce qui. Io me ne sono andata e non so se chi è rimasto sia poi entrato.

 

Quello che mi rimane di questo episodio è l’aver assistito ad un brutto spettacolo fatto di mancanza di rispetto, arroganza, inadeguatezza, scarsa professionalità e menefreghismo. Ma c’è di più.  Che senso dare all’accaduto, considerando anche il tema di questo convegno organizzato da un’istituzione importante come il Senato?Il convegno verteva infatti su un apertura al dialogo tra approcci diversi alla cura delle persone presentando tecniche ed esperienze validate ma poco presenti nei comuni protocolli ospedalieri. In fondo, si può dire che la vita, le malattie, la morte hanno a che vedere con la perdita e il guadagno del proprio contesto di senso. Quindi come rileggere e rivalutare ciò che è successo?

 

Una possibile interpretazione è che abbiamo a che fare con uomini deboli, lavori frustranti, contesti gerarchici o che comunque non valorizzanti le persone, abitudine all’esercizio del potere, schiacciamento dell’altrui e propria umanità. Un’Istituzione inadeguata allo scopo, irresponsabile per gli obiettivi preposti e quindi pericolosa, imprevedibile, fuori controllo. Uomini e donne che sgomitano o subiscono chi sgomita per una posizione, un ruolo, una mansione che possa dar loro sicurezza economica o senso di affermazione, di successo. Il “palazzo” è in declino, fa acqua, ha perso il senso del “comune”, anzi si è svuotato di senso e non sa chiedere scusa. Questo ci fa sentire tutti un po’ più deboli ma, in realtà, ciò avviene perché i semi del “nuovo” stanno germogliando.

 

L’aumento dell’interesse verso alternative di cura rispetto al dogma (che anche nei presidi pubblici è sempre meno dogmatico), l’aperta diffidenza generale verso pratiche di medicalizzazione disumane, la moltitudine di ricerche e novità che giungono proprio dal mondo scientifico: tutto ciò fa pensare ad un profondo cambiamento. Pensiamo, ad esempio, alle neuroscienze, forse il campo di ricerca più ricco, più innovativo che si avvale della capacità di integrare diverse discipline e che ci porta ad integrare sempre più psiche, biologia ed emozioni allo studio del Sistema Nervoso Centrale. Difatti l’ambito terapeutico che più pesa sulla spesa economica degli stati europei è quello della classica neurologia (degenerazioni, demenze, etc.). Ma qualcosa si muove anche lì, forse.

 

Il punto è che l’aumento delle conoscenze scientifiche, della circolazione delle idee e la crescente voglia di integrare le diverse branche sta già avvenendo. Altrove. Il fenomeno è caratterizzato da un passaggio obbligato: un cambiamento di atteggiamento personale di scienziati e medici, dinamico, aperto al confronto e seriamente scientifico, ovvero cioè legato alla sperimentazione, all’esperienza pratica, alla sua continua verifica e alla condivisione dei saperi.

 

Ecco il senso che posso dare alla giornata di giovedì: le crepe dei dogmi e dei suoi custodi sono sempre più evidenti, le alternative pure ma la sfida è la pratica quotidiana di comportamenti responsabili, aperti all’approfondimento e capaci di accogliere le verità che le sfaccettature dell’essere Umano comporta. Chi è pronto a portare avanti istanze Umane?

 

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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