A scuola di permacultura urbana per progettare la sostenibilità

Come progettare e realizzare modi di vivere sostenibili? È appena terminato il primo corso di permacultura urbana a Roma organizzato dal PURO, progetto nato per sperimentare e promuovere nuovi modelli di convivenza sociale nelle città.

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Si è da poco concluso il primo corso di Permacultura urbana a Roma organizzato dal PURO (Permacultura Urbana a Roma), il Centro Studi e Pratiche sulla Sostenibilità Urbana nato da una collaborazione tra Gianni Marotta (medico omeopata e presidente del CIMI, Centro Italiano di Medicina Integrata) e Fabio Pinzi (docente di Permacultura dell’Accademia Italiana di Permacultura). Il corso è stato ospitato dal CIMI, che da anni si occupa di sostenibilità e cambiamento di stile di vita.

Fabio Pinzi

Fabio Pinzi

 

Una quindicina di persone, tra cui molti giovani, hanno seguito questo percorso di 84 ore anziché le 72 standard. Circa 2 weekend al mese in cui i docenti dell’Accademia di Permacultura si sono sperimentati nel contesto urbano.
Fondamenti di questo percorso collettivo sono stati i 12 principi della permacultura, le 3 etiche e l’unica regola: “ognuno si prende la propria responsabilità”. Gli strumenti proposti per poter progettare in un sistema complesso sono stati vari: dall’analisi degli elementi e le relative connessioni, l’utilizzo dei feedback, il riconoscimento dei pattern, la capacità di osservare, il giudizio di valore fino alla comunicazione ecologica e non violenta.

 

Molte le metodologie presentate: la scala di permanenza di Yeomans, il Dragon Dreaming, l’Holistic Management, l’identificazione delle zone e le caratteristiche della teoria dei sistemi. Anche gli argomenti hanno spaziato dall’alimentazione alla salute, dalla fertilità del suolo alla capacità vitale dell’acqua, dai vari tipi di riscaldamento ai diversi materiali possibili, fino al riconoscimento dell’energia entrante naturale e umana, la sua diffusione a tutto il sistema.

 

Un grande apporto è stato dato dai docenti Deafal che sempre più mettono a disposizione l’esperienza maturata in diverse parti del mondo. Sono stati molto apprezzati dai partecipanti gli esempi dei gruppi in transizione delle Transition Town, le evoluzioni dei GAS e dei mercati contadini, il rapporto con il proprio contesto amministrativo, l’esperienza dell’ascolto profondo e non ultimo l’uso dei giochi.

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Tutto si è svolto nell’ottica di minimizzare gli sprechi e gli sforzi, valorizzare ogni forma di scarto, arricchire il contesto e la propria soddisfazione. Riconoscere la grazia, la bellezza, l’efficienza di ciò che avviene spontaneamente e imparare ad aprirsi con fiducia agli altri sono stati gli obiettivi profondi del corso. Ma il riconoscimento ha bisogno di conoscenza e dunque maggiori sono i contributi tanto più si raggiunge consapevolezza.

 

La sfida è stata quella di verificare e adattare man mano alla scala urbana e suburbana metodi, tecnologie, necessità, criticità e soluzioni. Il fondamento del nuovo paradigma che sta nel cambio di atteggiamento e che porta ad agire si dovrà concretizzare nel processo che seguirà la fine del corso. Il gruppo, apertamente entusiasta, dovrà riuscire a dare un continuum al proprio percorso, che è necessariamente comune a quello degli altri. aggregando man mano energie entranti nuove.

 

L’ultimo weekend del corso è stato dedicato alla progettazione di gruppo. In un’atmosfera di libertà e condivisione, si è sperimentato come la sinergia accresce la ricchezza delle conoscenze, la capacità creativa dei singoli e la solidarietà.
 

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Il CIMI che ospita il progetto Puro ha in sé la potenzialità dell’accoglienza, della sperimentazione e della voglia di fare comunità. Una cucina comune ha permesso l’autoproduzione e l’autorganizzazione del cibo e le molteplici occasioni di scambi e baratto. Nei weekend del corso si è scelto di rimanere a dormire in loco con i sacchi a pelo per condividere la progettazione, la cena, la musica e le emozioni.

 

Tanti i visitatori amici, dai gruppi della decrescita felice alle varie realtà che già ruotano attorno al Cimi, a Fabio Pinzi, il responsabile del corso, e a Italia che Cambia che ha seguito il percorso con video interviste e filmati.

 

I progetti finali vertevano proprio sul progetto PURO e sul CIMI. L’autoproduzione del cibo (coltivato e cucinato), la capacità di accogliere e contaminare, fare insieme cultura, scambiare saperi e competenze, custodire un luogo al meglio dell’efficienza: questi gli obiettivi ambiziosi ma ormai necessari nel prossimo futuro. Per ora il percorso continua con la “ristrutturazione creativa” dello spazio esterno del PURO, dell’orto sul tetto e sulle terrazze, per creare nuove possibilità di incontro tra i frequentatori del centro.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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