Vaccinazioni, obbligo o libertà di scelta?

Obbligo vaccinale, allarme meningite, politiche nazionali e libertà di scelta. Nel nostro Paese il dibattito sui vaccini appare più acceso che mai e, in un clima di timore e confusione generale, sembra difficile fare chiarezza sul tema. Ne abbiamo parlato con Eugenio Serravalle, specialista in pediatria ed esperto in tema di vaccinazioni pediatriche.

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Negli ultimi tempi si sta assistendo in Italia a una dura battaglia mediatica sul tema delle vaccinazioni, accompagnata dall’introduzione di provvedimenti impositivi ufficialmente giustificati dal calo delle coperture vaccinali. In particolare, di recente l’Emilia Romagna ha introdotto l’obbligatorietà delle vaccinazioni come requisito di accesso agli asili nido e anche a livello nazionale si sta valutando l’adozione della stessa norma.

 

La conseguenza è un clima generale di allarme e confusione, che riguarda in particolar modo i genitori che si trovano a decidere per la salute dei propri figli. Il dibattito tra obbligo vaccinale e promozione della libertà di scelta appare più acceso che mai e tra dati reali ed “epidemie mediatiche” sembra difficile far chiarezza. Ne abbiamo parlato con Eugenio Serravalle, specialista in pediatria ed esperto in tema di vaccinazioni pediatriche.

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Partiamo dall’attualità. Cosa ne pensa dell’obbligo vaccinale come requisito di accesso agli asili nido?

 

La mia posizione è di sconcerto, intanto per l’obbligo delle vaccinazioni in sé, che riguarda l’Italia e la minoranza dei Paesi europei ad alto reddito (1). In Italia l’ultima vaccinazione obbligatoria è stata sancita nel 1991. Da allora, nonostante l’introduzione di altri vaccini anche importanti, non è stato più esteso l’obbligo vaccinale. Questo perché, evidentemente, si è scelto di seguire la strada dell’informazione e della consapevolezza piuttosto che quella dell’obbligo per legge. Ciò ha portato a un aumento del calendario vaccinale, con un’offerta molto ampia però senza provvedimenti di tipo impositivo.

 

Da un paio di anni sembra invece essere mutato il vento e si è preferito ricorrere alla scorciatoia dell’obbligo, secondo la motivazione ufficiale a causa di una diminuzione delle coperture vaccinali. Sono stati quindi introdotti dei provvedimenti impositivi che, più che essere giustificati da una reale necessità, sembrano essere misure punitive nei confronti del fenomeno dell’esitazione vaccinale. La strada dell’obbligo non risolve i problemi strutturali della sanità italiana né favorisce quella decisione informata che i genitori dovrebbero prendere.

 

In Italia i vaccini obbligatori sono quattro (poliomielite, difterite, tetano ed epatite B), ma non vengono venduti singolarmente: ai bambini viene somministrato il vaccino esavalente. Perché succede questo e cosa ne pensa?

 

Si tratta di una scelta commerciale, come ha asserito anche il Garante della concorrenza. Un rapporto recente ha spiegato che non esiste una motivazione scientifica per cui non si possano produrre vaccini con un minor numero di antigeni o vaccini singoli. Questa è una scelta esclusivamente legata a politiche industriali e alla convenienza delle aziende farmaceutiche. Stiamo assistendo dunque a un paradosso all’italiana per cui negli asili nido dell’Emilia Romagna – dove ora i quattro vaccini obbligatori (polio, difterite, tetano ed epatite B) rappresentano un requisito di accesso – ho visto delle certificazioni di esonero dalla vaccinazione antidifterica per mancanza del vaccino singolo. Il paradosso sta cioè nel fatto che prima si stabilisce l’obbligo e poi si rilascia un certificato di esonero per mancanza del prodotto commerciale. Questo è indice della grande confusione di questo momento.

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La vaccinazione esavalente può comportare maggiori rischi per i bambini rispetto alla somministrazione dei singoli vaccini?

 

Il rischio è sempre individuale, non si può dunque ragionare per categorie così ampie. Le reazioni avverse non sono così frequenti, però purtroppo possono esistere e al momento non abbiamo nessuno strumento per prevederle, sebbene sarebbe fondamentale. Non abbiamo nessun modo per capire i meccanismi che determinano le reazioni avverse, anche se una branca della ricerca si sta occupando proprio di questo.

 

Quali elementi bisognerebbe valutare prima di procedere con le vaccinazioni?

 

Prima di procedere con le vaccinazioni bisogna raccogliere un’anamnesi accurata, la storia familiare e personale del bambino, cercare di capire se ci sono delle controindicazioni di tipo temporaneo o permanente, a seconda della storia clinica del soggetto. Avere tutte queste informazioni può servire a ridurre i rischi. Occorre visitare il bambino e procedere con la somministrazione solo se è in perfette condizioni di salute.

 

È stato appena approvato il Piano nazionale vaccini 2017-19. Il Piano amplia l’offerta di vaccini gratuiti e, tra l’altro, introduce la possibilità di sanzionare i medici che sconsigliano le vaccinazioni. Cosa ne pensa?

 

Ho delle perplessità, in particolare in merito al calendario vaccinale che prevede la somministrazione di 14 vaccinazioni nei primi 15 mesi di vita. Su alcuni vaccini, poi, non sembra essere stata fatta una valutazione completa dei benefici. Ad esempio non c’è un parere unanime sulla vaccinazione anti-rotavirus in un Paese avanzato come l’Italia: il vaccino avrebbe più senso nei Paesi in cui il rotavirus miete tante vittime. In Italia non abbiamo al momento questo problema quindi, a mio avviso, la validità di questo vaccino è discutibile.

 

Per quanto riguarda le possibili sanzioni, bisogna chiarire cosa si intende per “sconsigliare le vaccinazioni”: se ciò significa mettere in evidenza che c’è una controindicazione assoluta o temporanea, credo che sia obbligo del medico tenerne conto. Credo si tratti di una buona pratica medica piuttosto che di un atteggiamento antivaccinale. Non si può neanche minimizzare il fatto che esistono dei bambini che hanno avuto una reazione avversa dopo la vaccinazione.

 

Quali sono i principali rischi legati alle vaccinazioni?

 

I rischi possono essere vari. Da una reazione anafilattica immediata, legata agli antigeni o ad alcuni eccipienti contenuti nel vaccino, alle convulsioni, fino all’insorgenza di patologie autoimmuni che possono provocare delle conseguenze ancora più gravi.

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Nel nostro Paese le percentuali di bambini vaccinati sono più o meno alte rispetto agli altri Paesi europei?

 

L’Italia è capofila della lotta all’esitazione vaccinale. Noi siamo arrivati ad una copertura che è poco al di sotto del 94%. Ci sono dei Paesi europei che hanno sicuramente delle coperture più alte, pur non essendoci nessun vaccino obbligatorio per legge, e ci sono altri Paesi che hanno invece coperture più basse. L’obiettivo indicato dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità è una copertura del 95% e riguarda tutti i vaccini. In realtà il quadro è più articolato.

 

Cosa ne pensa dell’informazione che viene fatta in merito alle vaccinazioni dalla maggior parte dei media?

 

Penso che sia un’informazione basata sull’obiettivo di incutere paura. Si pensi alla campagna mediatica sulla meningite, dipinta come se fosse una preoccupante epidemia quando in realtà lo stesso Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno di recente ammesso che non è in corso in Italia nessuna epidemia di meningite. Allo stesso modo, si sta spargendo la notizia del ritorno di focolai di poliomielite e difterite; eppure non risulta il ritorno di queste malattie nel nostro Paese. La poliomielite da virus selvaggio nel 2015 ha visto solo 37 casi in tutto il mondo e la difterite in casi sporadici è sempre esistita in Europa, anche nei Paesi con una copertura vaccinale superiore al 95%.

 

Si sta trasmettendo, insomma, un messaggio di paura. Io credo invece che la cosa migliore per convincere i genitori a decidere in maniera corretta sia proprio quella di fornire loro tutte le informazioni possibili affinché possano compiere una scelta consapevole. Con questo non intendo dire che bisogna esaltare le reazioni avverse ai vaccini.

 

Ritengo inoltre che sarebbe utile la disponibilità dei vaccini singoli, e ciò permetterebbe anche di aumentare le coperture vaccinali. Si pensi, ad esempio, che non esiste il vaccino singolo per la rosolia ma solo per quello trivalente per morbillo, parotite e rosolia. Ciò può scoraggiare una donna che, in vista di una gravidanza, intende vaccinarsi contro la rosolia.

 

La promozione di un corretto stile di vita può essere considerata un’alternativa alle vaccinazioni?

 

No. Un corretto stile di vita è il presupposto per rafforzare il sistema immunitario e creare le basi per evitare malattie. I vaccini hanno un ruolo diverso, ovvero quello di sviluppare un’immunità specifica nei confronti di alcune malattie. Alla base deve esserci senza dubbio una perfetta salute mentale, emozionale e fisica. Prima di tutto vengono stile di vita sano, alimentazione adeguata e serenità familiare. Poi gli strumenti per mantenere una buona salute possono essere tanti e tra questi vi sono anche le vaccinazioni.

 

1. Vaccinazioni Obbligatorie: Belgio (solo per Polio), Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria (14 Paesi).
Vaccinazioni Non Obbligatorie: Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, UK (15 Paesi).

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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