Per cambiare l’Italia ripartiamo dalla condivisione!

Antonella è una fotografa che pratica e diffonde la cultura della condivisione, oltre ad avere a cuore tematiche riguardanti la sostenibilità ambientale e la riduzione dell'imrponta ecologica. Dopo aver aderito alla "campagna dell'1%" di Italia Che Cambia lancia questa proposta...

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Antonella è una fotografa che da anni si batte per diffondere la cultura della sostenibilità, del rispetto per l’ambiente e della condivisione. Recentemente ha deciso di aderire alla campagna dell’1% di Italia Che Cambia per conoscere persone che, come lei, siano interessate a conoscersi e creare reti per portare avanti un processo di cambiamento diffuso, concreto e duraturo. Mette a disposizione la sua casa in provincia di Modena per incontrarsi e condividere in occasione di eventi come quello che sta organizzando per il prossimo 31 marzo…

antonella1Cosa ti ha spinto ad aderire alla campagna “L’1% per cambiare l’Italia” e diventare Agente del Cambiamento?

 

La mia adesione ha varie motivazioni: da un po’ di tempo che ricevevo le news letter e ogni volta che leggevo mi sentivo sempre più entusiasta nel conoscere progetti fantastici che prendono vita, come se i miei sogni spesso simili diventassero reali! La prima motivazione dunque è contribuire a far crescere l’Italia che cambia. La seconda è dare forza e incoraggiamento a chi già si sta muovendo con impegno per trasformare l’Italia nel meraviglioso giardino che la natura e tanti grandi italiani ci hanno lasciato. Ebbene sì, sono fiera di essere italiana e sono pronta a difendere il nostro paese a ogni costo e questo è il terzo motivo. Il quarto, è realizzare il sogno di mettere in contatto realtà diverse che possano interagire e creare bellezza, nuove prospettive, iniziative, progetti. È per questo che sono diventata Agente del Cambiamento!

 

Parlaci dell’idea che hai in mente per il 31 marzo…

 

Per il 31 marzo la mia idea è creare una bella occasione per trovarsi e condividere. Mi spiego meglio: ho già sperimentato questo tipo di condivisione con amici e conoscenti, ma anche sconosciuti (amici di amici al momento) e posso raccontare com’è stato. Si creavano eventi su facebook pubblicati in un gruppi chiusi (questo serviva a garantire un minimo di controllo) dove si invitano i partecipanti a volte a cene a tema, apericene oppure momenti di condivisione in cui i partecipanti portano qualcosa da mangiare o da bere, al termine quello che rimane viene di nuovo condiviso così si torna a casa con cibo di altre persone. Queste serate poi sono improntate a dare/ricevere informazioni ai presenti, musica, danze, letture a seconda dei partecipanti; per esempio, un amico cantautore canta i suoi pezzi, un operatore olistico può parlare, presentare la sua attività, chi ha compiuto viaggi o percorsi particolari li può raccontare… insomma, le possibiltà di condivisione sono ampie come un ventaglio, nel rispetto di tutti (compresi quelli che hanno idee diverse dalle nostre). La parola d’ordine rimane sempre RISPETTO. Il 31 marzo è anche il mio compleanno e ci saranno persone che vengono da località diverse: Roma, Firenze, Verona. Quindi sarà un’esperienza insolita, nuova, conosciuta da pochi ma che può essere diffusa e creare condivisione! Fondamentale è l’aspetto ludico.

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Pensi che per attivare il cambiamento l’aspetto della CONDIVISIONE sia importante? Come si può fare a diffondere la cultura della condivisione?

 

Sì, io sono certa che la condivisione oltre che importante sia indispensabile, perchè spiegare in modo astratto, anzichè ascoltare chi ha vissuto un’esperienza è diverso e, nel secondo caso, assai più comprensibile quindi accettabile anche da parte di chi è molto scettico. La condivisione è una cultura, basta praticarla!

 

Vuoi aprire la tua casa ad altre persone: cosa risponderesti se qualcuno dicesse che non è sicuro o che è pericoloso accogliere sconosciuti?

 

La cosa non mi turba in quanto sono certa che chi vuole attuare un cambiamento sociale e diffondere la pratica della condivisione non lo faccia con l’intento di delinquere.

 

Come mai ti interessi di temi ambientali? Quali ritieni le questioni più urgenti da affrontare in questo ambito?

 

Mi interesso di temi ambientali da tempi non sospetti… Negli anni ’70 il tema era ancora tabù e io, pur essendo molto giovane, soffrivo nel vedere pesci morti nei fiumi, l’aria fumosa e inquiata delle città e altri allarmanti segnali. L’ambiente per me è di importanza vitale, la nostra vita dipende dall’ecosistema che ci ospita. Le questioni urgenti sono tante, ma quella che può contribuire concretamente a cambiare è il comportamento di noi umani. Il primo importante passo è quindi acquisire consapevolezza, entrare in contatto con quella parte di noi che è stata esclusa nel corso degli ultimi secoli in occidente e non parlo di religioni ma della spiritualità sacra. Tutto è uno.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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