“Quando Troia era solo una città”, un mondo diverso è possibile, anzi è già esistito!

Abbiamo intervistato Mirella Santamato, autrice del libro "Quando Troia era solo una città". Nella pubblicazione, la studiosa ripercorre millenni di storia, evidenziando il passaggio dall'Età dell'Oro ai tempi moderni, un'epoca buia in cui predomina un atteggiamento di supremazia, violenza e sottomissione.

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C’era un tempo mitico in cui la società era basata su principi di solidarietà e cooperazione invece che su competizione e sfruttamento. Era la cosiddetta “età dell’oro”, presente in molti testi di epoca classica e considerata da molti studiosi una leggenda. Tuttavia c’è chi è convinto che questa sia invece stata un’epoca storica ben precisa e che il suo superamento abbia sancito la transizione da una società matriarcale e accogliente a una patriarcale e violenta. Mirella Santamato, autrice del libro “Quando Troia era solo una città”, ha una teoria molto interessante a riguardo, che illustra nel suo saggio e tira in ballo proprio i poemi omerici. L’abbiamo intervistata per esplorare assieme a lei questo mondo remoto e affascinante a cavallo fra mito e realtà.

 

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 Il titolo del tuo libro è molto forte e al tempo stesso evocativo. Dunque c’era un tempo i cui Troia era solo una città? E come si viveva?

 

La scoperta di ciò che, pur scritto nell’Iliade, non ci viene fatto leggere al liceo, la dice lunga sulla sottile arte dell’occultamento che, anche inconsciamente ormai, si opera nella scuola e negli studi in generale. Quello che ho scoperto leggendo “l’altra faccia del racconto epico” è stata davvero una sorpresa, anzi una bella conferma di ciò che cercavo.

 

Cosa rappresentano la città di Troia e la sua caduta? Si può dire che sia stato un momento di transizione fra due società differenti?

 

Sì, è proprio così. Le due età millenarie hanno avuto un lungo momento di passaggio e la guerra di Troia, la prima guerra raccontata dell’umanità, fa proprio da spartiacque tra un’epoca lunghissima più pacifica e la nuova recente e bellicosissima.

 

Si può rileggere l’Iliade in maniera differente?

 

Sì, andando a scovare i versi che, guarda caso, non ci fanno mai leggere.

 

E il nome Troia? Come mai lo stesso termine indica concetti così differenti?

 

La storia di questa parola è complessa: ovviamente si fa riferimento alla femmina del maiale nella nostra società odierna, ma, guarda caso, è anche il nome con cui definiamo sempre Elena, la famosa Elena di Troia, sottintendendo, con velata ironia, il suo essere traditrice del talamo coniugale. Nessuno ha mai ipotizzato che lei si fosse innamorata del bel Paride e lo avesse seguito, di sua spontanea volontà, nella sua città. Nell’Iliade non esiste la parola “stupro” e questo evidenzia che ancora non c’era il concetto. Bisognerà aspettare i Romani che, con il famoso Ratto delle Sabine, ne faranno un’icona del Patriarcato.

 

“Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti. E spesso ci dicono molto della società i cui viviamo. Il tuo libro parte da studi approfonditi anche dal punto di vista etimologico. Ti va di farci qualche esempio?

 

Sì, certo, le parole creano la realtà e se alcune parole, in una lingua non ci sono, è significativo. Ho già parlato della parola “stupro” e della parola “Troia”, ora vi parlo della parola “eroe”, la cui etimologia è misteriosa. Io ne propongo una, cioè che derivi da Eros, il Dio greco dell’Amore. Infatti gli eroi erano tutti semidei, cioè nati dall’unione di un Dio o di una Dea con un umano. Che ne pensate? Non è bello?

 

Più in generale, quali studi stanno alla base del tuo libro?

 

Ogni volta che ti fanno questa domanda rispondo: gli studi di tutta una vita! Infatti un libro, quando nasce, rappresenta la “summa” di tutto ciò che l’autore conosce fino a quel punto della sua vita. Volete sapere se mi sono serviti gli studi classici e la laurea in lettere e filosofia? Sì, certo! Ma non sono sufficienti per creare un rapporto nuovo con la storia. Ci vogliono ben altri studi e analisi…

 

Una domanda un po’ più personale, se ti va di rispondere. Quale percorso di vita ti ha portato a fare quegli studi e scrivere questi libro?

 

Bella domanda! Sì, mi sono sempre chiesta se la vita è proprio così come ce la raccontano da a secoli o ci sono stati tempi e luoghi in cui le cose erano diverse. Io mi sentivo “diversa” e non volevo che tutto fosse già prestabilito nella mia vita da codici e usanze che io non avevo stabilito e non avrei mai scelto. Da qui la mia curiosità per luoghi diversi e diverse letture della storia e della società.

 

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Sembra che certe dinamiche di violenza e sfruttamento vadano aldilà del rapporto uomo-donna e si ripercuotono anche su altri aspetti, ad esempio sul Pianeta. Si tratta a tuo avviso del medesimo fenomeno?

 

Sì, assolutamente sì. Tutto nasce dall’idea del DOMINIO, dominio sulle donne in primis, e poi, a seguire, quello sugli animali, sugli altri popoli, sul pianeta stesso. L’idea del Dominio (e conseguente sfruttamento delle risorse, sia umane che naturali) non è sempre stata presente nella mente umana. Ha un preciso tempo di inizio e spero abbia, prima o poi, anche un tempo di fine, altrimenti saremo noi a finire…

 

Qual è il ruolo dei media nella costruzione di questo modello sociale?

 

Fortissimo! I media sono governati dai Potenti e devono servire al loro operato. Il consenso delle donne e delle altre popolazioni a essere schiavizzati è fondamentale. La schiavitù per consenso si ottiene solo per manipolazione e i media sono i più forti strumenti di manipolazione delle masse.

 

Secondo te è possibile cambiare? Come?

 

Solo chi lo sa, può cambiare. Chi non sa è destinato a servire. La conoscenza muove la coscienza e questa è l’unica strada che abbiamo per liberarci.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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