Canapa: nuove opportunità da una “vecchia” coltura

Dall'agricoltura all'edilizia, sono vari i settori in cui la canapa può offrire importanti opportunità. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Croce e Rachele Invernizzi, presidente e vice-presidente di Federcanapa, la Federazione Italiana della Canapa.

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Federcanapa, la Federazione Italiana della Canapa, è stata costituita il 20 febbraio 2016 da imprese, associazioni ed esperti che operano da lungo tempo nel variegato mondo della canapa in Italia. Come recita il sito, lo scopo della Federazione è “tutelare gli interessi dei coltivatori e dei primi trasformatori di canapa (Cannabis sativa L.) coltivata in Italia nelle sedi istituzionali e nei confronti degli altri settori economici, e a tale scopo la federazione intende promuovere la ricerca e fornire informazioni attendibili, scientificamente corrette, sui metodi di coltivazione e lavorazione della canapa industriale e sulle sue potenziali applicazioni”.

 

Italia che Cambia ha incontrato al Canapa Mundi Giuseppe Croce e Rachele Invernizzi, rispettivamente Presidente e Vice-presidente della Federazione che “cerca di dare voce e supporto tecnico-scientifico alle molteplici iniziative in atto in tutte le Regioni italiane e costituire una rappresentanza autorevole nei confronti del Governo, delle amministrazioni regionali e degli altri settori industriali”.

 

 

“Siamo nati proprio qui, al Canapa Mundi, esattamente un anno fa – ci racconta Giuseppe Croce – e in questo primo anno abbiamo posto le basi per un lavoro che spero riusciremo ad approfondire nel 2017. Siamo nati per dare consigli e indicazioni a tutti, giovani e meno giovani, che oggi si affacciano alla coltivazione della canapa o che pensano ad organizzare delle filiere”. “Il nostro intento principale è quello di dare una mano concreta a tutto il mondo dell’agricoltura della canapa e di dare finalmente un riconoscimento e un inquadramento legale solido a chi opera in questo settore – aggiunge Rachele Invernizzi – cerchiamo così di dare una mano a tutto il settore”.

 

E il settore della canapa, in Italia, oggi come se la passa?

Abbiamo una esplosione di esperienze in ogni territorio italiano e stiamo appunto lavorando alla definizione di alcuni criteri specifici, ad esempio per quanto riguarda l’olio così come per la bioediliza, che permettano alla canapa di ottenere un riconoscimento industriale vero e proprio e abbiamo avuto il riconoscimento di legge nel Gennaio 2017, molto importante soprattutto per i coltivatori perché finalmente li mette relativamente in sicurezza rispetto a un vero e proprio arbitrio degli interventi delle Forze dell’Ordine fino all’anno scorso. Oggi siamo sicuri che la canapa sia così matura per fare un salto di qualità nel nostro Paese.

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La canapa può aiutare il settore biologico? Se sì, come?

La canapa può dare un grosso aiuto al settore del biologico e per il suo sviluppo nelle campagne italiane, soprattutto per liberarle dai pesticidi. La canapa è una pianta rustica, ha cioè bisogno di pochi interventi tecnici come si suol dire in agricoltura, e soprattutto è un rinettante naturale del terreno: ciò significa che soffoca le infestanti e che, messa in rotazione a colture come i cereali permette di diminuire drasticamente l’utilizzo dei pesticidi e degli erbicidi (purtroppo molto abusati in questo tipo di coltivazioni), di aumentarne le rese e di restituire sostanza organica al terreno. Il biologico è dunque il futuro e noi puntiamo a sviluppare dei Biodistretti in Italia dove la canapa può avere un ruolo molto importante.

 

South Hemp Tecno Srl: un esempio di imprenditoria legato alla Canapa

Rachele Invernizzi, oltre ad essere la vice-presidente di Federcanapa, è la protagonista di una bella storia imprenditoriale legata alla canapa: quella di South Kemp Tecno Srl, il primo impianto in Italia per la trasformazione primaria delle paglie di canapa del meridione nato nel 2013 e con sede in Puglia, a Crispiano in provincia di Taranto. Rachele si è trasferita da Milano al Sud Italia proprio per affrontare questo percorso imprenditoriale legato alla canapa, in un momento giusto perché si stavano già allora aprendo spiragli importanti per quanto riguarda questo mondo.

 

 

Com’è stato il tuo percorso all’inizio?

Durante il primo anno abbiamo cominciato a fare dei primi campi sperimentali, per vedere se era possibile o meno fare canapa. Di lì a due anni abbiamo avuto l’impianto e poi abbiamo costruito la filiera per approvvigionare l’impianto. Ad oggi la filiera è composta da più di centoventi ettari coltivati, in undici diverse regioni del Sud Italia con più di centoventi aziende coinvolte.

 

Per i non esperti: cosa fa nello specifico South Hemp?

Costruiamo come dicevo la filiera. Questo significa che diamo il seme ai coltivatori, che ci procuriamo da diversi fornitori in modo di avere più scelta come varietà, così come le tecniche necessarie alla coltivazione. Alla fine ritiriamo il prodotto. L’impianto di trasformazione ha così permesso di fare canapa, e al cosa è bella e poter realizzare la doppia produzione: seme alimentare e paglia poi.

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Cosa ci si può fare con la canapa?

Ci sono soprattutto le due filiere: con quella del seme abbiamo prodotti soprattutto di tipo alimentare, ma anche farmaceutica perché nei fiori ci sono dei principi attivi interessanti, non stupefacenti e molto utili per la salute dell’uomo, mentre con la nostra parte di trasformazione si fa industria vera e propria: bioplastiche, carta, automotive, bioedilizia, zootecnia e agricoltura.

 

Cos’è per te l’Italia che Cambia?

È un’Italia che considera il bene comune, la condivisione, che valorizza il fatto di poter far stare meglio la popolazione nella consapevolezza. C’è tantissimo lavoro da fare però l’Italia ha il potenziale umano e ambientale per farcela.”

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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