Educare alla pace e alla giustizia sociale: i valori di Luca Rossi

In ricordo di Luca Rossi, studente ucciso “per errore”, è nata un'associazione che da anni porta avanti numerose attività legate all'educazione alla pace e all'amicizia tra I popoli. La dimostrazione che anche da un episodio profondamente tragico possono germogliare meravigliosi progetti.

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Luca Rossi

Luca Rossi

La storia è una di quelle che hanno lasciato un segno indelebile nella città di Milano e dell’Italia intera. Era il 1986 quando un agente della Digos fuori servizio uccise “per errore” un ragazzo non ancora ventenne in circostanze assurde, Luca Rossi. Un nome fin troppo comune per qualcuno come lui che possedeva una forza vitale inesauribile che lo portava ad impegnarsi in numerosi progetti politici e sociali; un impegno e uno spessore umano davvero fuori dal comune per un ragazzo della sua età.

 

La madre Adele e la sorella Daniela ci raccontano come hanno cercato di portare avanti i sogni di Luca in numerosi progetti in Italia e all’estero. Una storia profondamente tragica, paradossalmente portatrice di messaggi di pace e giustizia sociale.

 

“Già dalla sua denominazione, l’Associazione si qualifica per quello che vuole rappresentare: il bisogno di proiettarsi aldilà dei confini del dolore e della rabbia, per trovare nei valori della giustizia e della fratellanza la forza per ricominciare a dare un senso alla vita” (1).

 

Daniela Rossi: il punto di partenza è il ‘92, quando abbiamo deciso di dar vita a un’associazione: era finito il periodo più complesso del processo (nel 1991 la Cassazione ratifica la condanna per omicidio colposo aggravato, ndr) con il quale desideravamo esclusivamente fosse fatta giustizia per la morte di Luca, non certo ottenere vendetta. Così nel tempo era maturata l’idea di far sì che ci fosse qualcosa che ricordasse Luca, ma che non fosse necessariamente legata alle tematiche che avevano dato vita alla sua morte, vale a dire l’uso illegittimo delle armi, la legge Reale, etc.

 

All’epoca ci ha molto aiutato la mamma di Roberto Franceschi, Lydia Buticchi: ci ha chiamato a meno di un mese dalla scomparsa di Luca, e avendo vissuto una tragedia molto simile, ci ha molto incoraggiati e spronati a dedicarci a qualcosa di costruttivo; lei che è stata per Milano una figura importantissima. Noi già avevamo l’idea dell’Associazione, però Lydia ci ha spinto a guardare le cose con occhi diversi. Un’altra nota speciale va ad un caro amico ormai scomparso, Luigi Mazzari, che è stato fondamentale per mettere insieme i primi passi ed è anche stato l’ideatore del nome stesso: “Associazione Luca Rossi, per l’educazione alla pace e l’amicizia tra i popoli”.

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Gli scopi quindi sono quelli di guardare avanti, dando spazio soprattutto ai ragazzi, poiché ci sembrava importante che fossero specialmente loro ad usufruire di questo nostro percorso e nel fare questo siamo partiti dal nostro quartiere (quartiere Dergano – Bovisa di Milano, ndr). In particolare i nostri progetti sono cominciati in una scuola media inferiore del quartiere, che aveva con noi un legame profondo: l’Istituto Comprensivo Statale “Via Maffucci”, non solo perché l’avevamo vista nascere, ma perché Luca aveva fatto lì una supplenza di 10 giorni, proprio nel periodo prima della sua scomparsa; quindi già dal ‘92 abbiamo cominciato a lavorare con gli studenti di questa scuola, portando avanti delle tematiche che sono sempre state quelle della soluzione non-violenta dei conflitti e della cooperazione, cercando anche di coinvolgere professori e genitori.

 

In tanti anni abbiamo portato avanti numerosi progetti in diverse scuole di Milano e fuori Milano come ad esempio l’acquisto di testi per alunni in difficoltà, un percorso di educazione ai rapporti attraverso proposte di animazione e riflessione sul tema del bullismo; incontri e spettacoli artistici sul tema dell’interculturalità. In particolare negli ultimi anni i progetti che l’Associazione Luca Rossi porta avanti sono di “educazione alla democrazia”: cerchiamo di spiegare ai delegati di classe cosa significhi essere rappresentanti di democrazia nella propria classe e nella propria scuola e nel contempo cerchiamo di dare loro strumenti di cooperazione per risolvere in maniera nonviolenta i conflitti all’interno della classe.

 

Nella scuola di v. Maffucci coinvolgiamo in particolare delegati delle prime (circa 20 ragazzini). L’anno prossimo verrà fatto anche un lavoro sulle seconde in cui abbiamo coinvolto anche la Casa per la Pace di Milano: sarà un progetto sulla gestione nonviolenta dei conflitti; questo poi è anche il primo obiettivo della nostra associazione: fornire strumenti per affrontare i conflitti in modo nonviolento. Questo tema è di cruciale importanza nelle scuole, perché nella gestione dei conflitti, non essendo soggetto specifico di studio, i ragazzini sono lasciati un po’ allo sbando. Su questo tema cerchiamo naturalmente di sollecitare anche gli insegnanti.

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Un altro percorso in cui si muove l’associazione insieme a “Gli amici e compagni di Luca Rossi” è quello di ricordare Luca ogni anno, il 23 febbraio, con un evento dedicato a lui. Questo appuntamento fisso esiste da poco più di trent’anni e ogni anno si cerca di fare lo sforzo di partire da Luca per poi guardare avanti, perché se ci fossimo fermati a pensare a quello che era successo che era talmente assurdo e ingiusto non avremmo mosso un passo.

 

Quindi contemporaneamente rispetto ai progetti scolastici, l’Associazione ha voluto fornire uno stimolo per occasioni di dibattito rivolte più specificamente al mondo degli adulti, realizzando cicli di incontri e spettacoli su temi quali l’immigrazione, l’uguaglianza, la sicurezza, la collaborazione, la pace.

 

L’anno scorso, anche in occasione del trentennale della scomparsa di Luca, abbiamo fatto numerosi eventi e spettacoli, tra i quali uno spettacolo per i bambini sul tema dell’amicizia tra i popoli; un grande spettacolo destinato ad un pubblico più adulto per ricordare Luca al Teatro Dal Verme con interventi e performance di attori, cantanti, artisti, comici, intellettuali, poeti e testimonianze di attivisti del mondo dell’associazionismo, e siamo rimasti senza parole: prima di tutto per la disponibilità degli artisti e dei personaggi noti (tra i quali Gino Strada, ndr) e per la forte presenza del pubblico; poi c’è stata la serata conclusiva con lo spettacolo teatrale “Cellophane”, messo in scena da adolescenti e giovani che ha letteralmente gremito la biblioteca.

 

Quindi l’anno scorso è stato una scommessa. Però bisogna anche dire che tutti gli anni si verifica una cosa per noi molto importante, una grande conferma dell’affetto delle persone verso Luca: anche quest’anno per esempio quando abbiamo sostenuto un progetto con la Casa della Carità per giovani immigrati non accompagnati, un uomo ci ha detto che conosceva Luca, e non c’è un posto dove noi siamo andati in questi 30 anni in cui qualcuno non ci abbia detto che conosceva Luca e ne serba un ricordo bellissimo… certo poi, ogni tanto ci si potrebbe chiedere perché stiamo lì a ricordare Luca, ma la memoria è importante perché ci insegna a lavorare contemporaneamente sul presente e sul futuro.

 

Adele: Proprio così: ci siamo accorti che bisognava lavorare sul portare all’opinione pubblica dei valori, piangere su quello che era successo non valeva la pena. Per questo nei nostri eventi il ricordo di Luca non è lacrimevole, tutt’altro: abbiamo sempre cercato di rendere le cose con una certa allegria, perché Luca era molto solare.

 

Daniela: L’altro filone del percorso verso la visione e la costruzione di un mondo più giusto, è stato anche quello di guardare fuori dal mondo italiano, partendo dal fatto che desideravamo sostenere dei progetti con persone che conoscevamo personalmente e per i quali eravamo certi sul buon fine del nostro sostegno economico.

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Adele:
Siamo partiti dal Nicaragua, perché Luca sognava di poter andare lì. Abbiamo cercato di sostenere piccoli progetti, visto che i nostri mezzi sono limitati. In Nicaragua appunto uno dei progetti ha riguardato la realizzazione di pozzi per il recupero dell’acqua e l’acquisto di sementi e strumenti di lavoro per i campesinos.

 

Tra i vari progetti all’estero seguiamo anche il Paraguay, dove ci appoggiamo ad un amico missionario di frontiera, che vive con gli Indios, Don Giuseppe Zanardini. Con lui abbiamo fondato anche la piccola scuola “Luca Rossi”. Don Giuseppe dice che negli occhi di questi bimbi vive il ricordo di Luca.

 

Ci occupiamo anche del Guatemala: abbiamo conosciuto un prete Maya, Padre Clemente, che tra gli altri, gestisce un progetto vasto, non solo sostenuto dall’Associazione Luca Rossi, ma anche da alcuni nostri vicini di casa (i sigg. Rossi vivono in un condominio molto speciale, la Casa Ecologica, ndr) che hanno conosciuto Padre Clemente agli incontri condominiali che abbiamo organizzato nel tempo e deciso di sostenere il progetto per la costituzione di una piccola biblioteca, grazie al quale 47 studenti guatemaltechi possono usufruire del materiale in essa contenuto. Lì seguiamo anche il progetto “Laguna” con laboratori per ragazzi disabili e madri in difficoltà. I rapporti con Nicaragua, Guatemala e Paraguay sono continui dal ‘92, da quando abbiamo fondato l’Associazione.

 

Daniela: Sia Padre Clemente che Don Zanardini sono presenti nelle loro realtà con lo scopo di dare voce alle minoranze etniche di cui nessuno si cura: entrambi i missionari a cui ci appoggiamo si occupano del recupero della lingua e delle tradizioni in numerosi progetti.

 

Adele: Un’altra cosa a cui ci siamo dedicati nel corso degli anni con l’Associazione sono le adozioni a distanza in Palestina, Indonesia, Serbia, Bosnia, Paraguay, Guatemala, Nicaragua, Sahara Occidentale.

 

Cos’è per voi l’Italia che Cambia?

Daniela: Seminando nei ragazzini e nei bambini c’è la speranza e anche la certezza, che si portino a casa qualcosa, qualcosa che resta nella loro mente e nel loro cuore, spero anche per il futuro. Secondo me l’Italia cambia anche in questo modo. Un obiettivo fondamentale nella vita di ciascuno di noi è seminare qualcosa, noi abbiamo deciso di farlo in questo modo.

 

Adele: C’è un cambiamento costante in Italia, un’infinità di belle cose che però purtroppo non è raccontata dalla stampa tradizionale o dalla televisione. Io ho la fortuna di entrare in contatto con persone meravigliose che mi fanno rendere conto di quanta bellezza c’è in Italia e nel mondo.

 

Daniela: Sono anch’io del parere che viene fuori soprattutto il brutto, anche secondo me il cambiamento non è così palese, perché tutta questa energia positiva con cui noi entriamo regolarmente in contatto è poco rappresentata ed è più silenziosa rispetto al resto, ma certamente è altrettanto reale.

 

 

1. Tratto dal libro che è stato pubblicato l’anno scorso per il trentennale della morte di Luca: “30 per Luca Rossi”, ed. Colibrì.

 

 

Per scrivere all’Associazione Luca Rossi, per l’educazione alla pace e l’amicizia tra i popoli : associazionelucarossi@virgilio.it

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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