L’Umbria dopo il terremoto: una ricostruzione sostenibile e partecipata

Si è tenuto al Centro Panta Rei, dal 2 al 5 marzo 2017, il corso “Ripensare le case: autocostruzione, antisismicità e compatibilità ambientale.” Ecco le proposte del lavoro dell’Associazione Explore e di alcuni residenti dei territori terremotati sintetizzati nel Manifesto del Trasimeno.

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Qui su Italia che Cambia vi abbiamo già parlato di alcune proposte che si stanno sviluppando e discutendo in Umbria legate alla ricostruzione dopo il terremoto. Oggi ve ne vogliamo raccontare un’altra.

 

L’Associazione Explore, nata nel febbraio 2017 a Passignano Campagna (Perugia), ha tra i suoi scopi il “promuovere iniziative e attività di consulenza per fornire strumenti informativi e formativi, basati sulle evidenze scientifiche, le buone pratiche e la promozione della salute, allo scopo di rendere ognuno di noi protagonista del cambiamento nei gesti quotidiani, e contribuire così’ ad uno sviluppo sostenibile, rispettoso dell’ambiente e della coesione sociale.” Per questa esigenza di coniugare teorico e pratico, l’Associazione organizza degli incontri formativi ed ha come sua sede naturale per queste attività le strutture del Centro Panta Rei a Passignano sul Trasimeno.

 

 

Dal 2 al 5 marzo del 2017, organizzato dall’Associazione, si è tenuto a Panta Rei il Corso “Ripensare le case: autocostruzione, antisismicità e compatibilità ambientale”, volto a ripensare i territori che sono stati colpiti in Umbria dalla serie di terremoti manifestatisi dall’agosto 2016 al gennaio 2017. L’obiettivo dell’evento, in particolare, era “capire anche con dimostrazioni pratiche come ricostruire, con criteri davvero antisismici, le abitazioni distrutte dal terremoto con materiali locali e leggeri, di basso impatto ambientali ed eco-compatibili” ci spiega Mariano Vincenzo Giacchi, Presidente dell’Associazione Explore.

 

A tal scopo sono stati sia invitati a titolo gratuito sei ragazzi provenienti dalle aree terremotate e sono state messe a disposizione tutte le conoscenze e le esperienze in materia di edilizia sostenibile maturate con la costruzione di Panta Rei, con un’attenzione particolare a materiali come terra, canapa, lana, calce e paglia.

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“Oltre ai materiali si è discusso anche della salubrità degli spazi abitativi, così come del fondamentale tessuto connettivo delle comunità coinvolte – ci spiega Giacchi – ed è per questo che abbiamo deciso di invitare i giovani del luogo, siamo interessati ad una costruzione attiva e partecipata sia delle abitazioni che degli edifici pubblici”.

 

Assieme ai ragazzi “c’è stata la possibilità di fare il cassero, di fare i mattoni insieme, di fare gli intonaci “ci spiega Donatella Belotti, segretaria dell’Associazione Explore “alternando poi delle lezioni teoriche. I partecipanti sono anche dei giovani competenti in materia e motivati, noi crediamo in loro e speriamo che diano davvero una spinta per una ricostruzione innovativa”.

“È stato un corso estremamente interessante, piacevole e formativo – ci racconta Maria Giulia Monti, una delle partecipanti al corso – ed è stata una gradevole sorpresa anche avere dei posti gratuiti perché è fondamentale ripartire dal territorio dove accadono determinati eventi.”

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Alla fine dei tre giorni di corso è stato approvato dai partecipanti il Manifesto del Trasimeno, un “manifesto per una casa antisismica ed ecocompatibile, per la gioia di viverla” ci spiega Dino Mengucci, socio fondatore dell’Associazione Explore e co-fondatore del Centro Panta Rei: articolato in sette punti e da sette parole chiavi, speriamo sia di buon auspicio e soprattutto uno strumento valido per poter affrontare al meglio le sfide che questo territorio imporrà a chi vuole davvero viverlo.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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