Al via il processo agli attivisti anti-vivisezione

Nel 2013 cinque attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill occuparono lo stabulario di Farmacologia a Milano, liberando alcuni animali e diffondendo documentazione cartacea e fotografica delle gravissime condizioni del laboratorio. A breve inizierà il processo in cui sono imputati per invasione di edificio pubblico, violenza privata e danneggiamento.

Con un’azione diretta dal nome  “Abbattiamo il muro di silenzio” nell’aprile del 2013 cinque attivisti occuparono gli stabulari di Farmacologia a Milano. Al processo alle tre attiviste e due attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill (CFGH) , che si terrà a Milano le prossime settimane, ci sarà il massimo sostegno da parte di animalisti e della società civile.

Era un sabato: per più di dieci ore gli attivisti rimasero dentro allo stabulario per  mostrare e documentare l’ordinaria brutalità della sperimentazione animale. Uscirono immagini e informazioni che mai i ricercatori renderebbero pubbliche. Furono documentate le condizioni di vita degli animali torturati per la ricerca. Fu filmata e fotografata la prigionia di centinaia e centinaia di individui rinchiusi in scatole di plastica impilate su scaffali, dentro stanze senza luce naturale, senza aria, con il continuo rumore delle ventole di aerazione.

 

Animali immobilizzati dalla paura o in continuo frenetico movimento all’interno delle loro minuscole gabbie. Furono resi noti i testi dei protocolli attivi, i dati del registro di carico e scarico (con macabra ironia conservati in un fascicolo dal titolo Destinazione Heaven, Destinazione Paradiso), con l’indicazione precisa degli animali uccisi, persi, scomparsi, morti e smaltiti come rifiuti. Sempre quel giorno centinaia di persone diedero il via a un presidio spontaneo e di sostegno agli attivisti sotto l’edificio occupato e, anche grazie al loro sostegno, per la prima volta nelle loro vite disgraziate videro la libertà 400 topi e un coniglio.

 

A distanza di quattro anni gli  attivisti che si erano allucchettati per il collo ai maniglioni antipanico delle porte dello stabulario  dovranno rispondere dei reati di invasione di edificio pubblico, violenza privata e danneggiamento (di fatto nulla fu danneggiato ma i ricercatori ritengono che col solo ingresso siano stati vanificati anni di ricerca).

Riferisce una nota ufficiale del Coordinamento: “In aula si scontreranno le varie parti ma verrà data voce anche agli ultimi degli ultimi, cui mai viene riconosciuto il diritto di parola: gli animali da laboratorio. Gli attivisti durante il processo saranno la loro voce. Il processo sarà a porte aperte e diremo la verità: ovvero che rifaremmo mille volte quanto fatto perché vogliamo giustizia per tutti coloro a cui quel giorno è stata negata la libertà e la vita, e per i milioni di individui rinchiusi e quotidianamente torturati e uccisi nei laboratori di tutto il mondo”.

 

Il sostegno agli attivisti imputati durante il processo con la presenza di animalisti, associazioni e società civile,  così come la campagna mediatica volta a manternere i riflettori su questa pagina della storia della liberazione animale, avrà lo scopo di prendere posizione a favore degli attivisti per i diritti degli animali e a diffondere gli orrori dei laboratori perché come sempre quando si vuole cambiare qualche cosa “È l’informazione la base della rivoluzione”.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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