Riportare la vita nelle zone del terremoto

Qualche anno fa Piergiorgio Faraglia ha deciso di cambiare vita: lasciata Roma si è trasferito in un piccolo borgo dell'Umbria dove ha aperto uno studio di registrazione. Quello che prima del sisma era uno spazio di creatività a servizio del territorio, oggi risente dell'abbandono di queste zone e del drastico calo del turismo. Una drammatica situazione comune a tutte le attività di quei posti.

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Le conseguenze collaterali del terremoto saranno di lunga scadenza. Anche nelle zone che hanno avuto danni meno gravi gli effetti si sentono con un calo drammatico di turismo e con una seria ricaduta su tutte le attività, ma c’è chi non si scoraggia e continua ad inventare nuove realtà.

 

Il caso di Piergiorgio Faraglia è uno dei tanti ed è esemplare di questa situazione che sta ponendo dei seri problemi a chi vive nelle regioni colpite e che sta purtroppo incrementando il fenomeno di fuga da quelle zone. Questa video intervista fu filmata poco prima del sisma dell’estate 2016.

 

Piergiorgio ci racconta la sua esperienza di scollocamento che lo portò a trasferirsi da Roma ad una piccola borgata della Valnerina, Colle di Sellano, per aprire uno studio di registrazione. Piergiorgio ha passato 11 anni dedicandosi a restaurare la casa che aveva acquistato e ad allestire e gestire lo studio di registrazione. Quando questo cominciava a funzionare e garantire una vita migliore a lui e uno spazio creativo stimolante e sano per coloro che venivano a registrarvi la loro musica, è arrivato il terremoto. Per fortuna lo studio non ha subito gravi danni, ma ci sono voluti mesi prima che le verifiche fossero fatte e ancor più prima che le schede ufficiali che definivano lo stabile agibile fossero completate.

 

Nel frattempo lo studio è rimasto ovviamente chiuso e ora si presenta il problema, comune a quasi tutte le attività locali, di rassicurare le persone invitandole a tornare in queste zone.

 

Il modo in cui il sisma è stato raccontato dai media ha una parte di responsabilità, spesso presentando drammaticamente le regioni interessate come se tutto il territorio di Umbria e Marche fosse stato colpito e a rischio di ulteriori scosse. L’allarmismo generalizzato, che fa sicuramente notizia, ha purtroppo generato una reazione psicologica nel pubblico e questo ha fatto sì che le prenotazioni turistiche per il 2017 siano state cancellate in massa.

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Ad esempio gli amici del Parco Energie Rinnovabili, che si trova tra Terni e Amelia, quindi ben lontano dalle zone sismiche e costruito in bioarchitettura e con criteri antisismici impeccabili, raccontano la totale cancellazione di tutte le prenotazioni per il 2017. Questo riguarda un gran numero di attività in tutta la regione. Allo stesso tempo l’inedia ingiustificabile del governo, che non lascia prevedere quando la ricostruzione potrà iniziare, ha causato un incremento dell’esodo già drammatico da queste zone, fenomeno che ha un impatto diretto anche sulle attività e i servizi per la sempre più sparuta popolazione residente.

 

Quelli che decidono di restare sono spesso persone che si sono trasferite tra queste splendide montagne in cerca di una vita più sana e naturale, più lenta e umana. Ne ho incontrati tanti in questi mesi, persone che non hanno intenzione di abbandonare quello che hanno trovato e che, in seguito al terremoto, sono ancora più coscienti della necessità di trovare un modo nuovo per convivere con una natura bellissima ma non facile né tanto meno tranquilla.

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Queste persone hanno ora più che mai la necessità di aiuto per ripartire, di persone che vengano nei loro agriturismi e fattorie didattiche, che acquistino i loro prodotti di qualità, che tornino a far uso dei servizi che offrono, come lo studio di registrazione di Piergiorgio, il quale, come molti di quelli che sono rimasti, non è stato a leccarsi le ferite ma si è dato da fare insieme alla sua compagna Alessandra e con l’Associazione LUMI  fin da subito dopo il terremoto, gestendo una ludoteca per i bambini e ragazzi della zona, offrendo corsi, attività, spettacoli e cercando di ricostruire un senso di sicurezza e appartenenza alla comunità.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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