Terremoto: lo Stato non c’è, i cittadini si attivano

Roberto Battista, un Agente del Cambiamento dell’Umbria e collaboratore di Italia che cambia, ha subito ingenti danni alla propria abitazione dopo il terremoto che ha colpito il centro Italia a partire dall’agosto 2016. In questa intervista ci racconta come stanno andando le cose a livello burocratrico-amministrativo e di come si stiano attivando dei processi per la costruzione di un piccolo villaggio di casette antisismiche ed ecologiche.

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Tutto fermo per quanto riguarda le amministrazioni pubbliche e i governi centrali, un buon fermento (come già raccontato su questo giornale in diversi articoli) per quanto riguarda le proposte e i progetti per una nuova abitabilità da parte dei residenti del territorio umbro. Quello che succede nell’Umbria del post-terremoto sembra una sintesi del sottotitolo del nostro progetto: Per incontrare e conoscere chi ha preso la propria vita in mano, senza aspettare che qualcuno agisse al suo posto.

 

Capiamo meglio insieme a Roberto Battista, Agente del Cambiamento  e collaboratore di Italia che Cambia, che dopo aver subito ingenti danni alla propria abitazione a causa del terremoto si sta attivando insieme a molte altre proposte per una ricostruzione che sia davvero diversa, ecosostenibile, salubre e rispettosa dell’uomo.

 

 

“A livello centrale non succede nulla, le case sono ancora pericolanti e non sono state messe in sicurezza – ci racconta Roberto – sembra che le normative del Governo saranno pronte in questi giorni e solo da allora si potrà pensare ad una vera ricostruzione, nel frattempo invece di stare ad aspettare che qualcosa accada dall’alto, insieme ad altre persone a Sellano (Perugia) abbiamo fondato l’Associazione Lumi e abbiamo cominciato a pensare alla costruzione di un villaggio di casette antisismiche ed ecologiche e stiamo esaminando tutte le possibili alternative, dalle case di legno e paglia alla canapa e via dicendo”.

 

E come procede con questo progetto?

La notizia positiva è che abbiamo trovato un terreno adatto con i permessi di costruzione e con i proprietari ben felici di concederlo per questo scopo. Non si tratta qui di un progetto che sopperisce ad una esigenza abitativa di chi ne ha bisogno, ma nelle intenzioni è qualcosa che dia l’opportunità di farne una scuola, un esempio, un luogo aperto dove si possa venire a sperimentare e discutere, mettendo a disposizione le esperienze fatte.

 

Vogliamo inoltre creare un luogo di opportunità, specialmente per i giovani che da queste zone se ne sono andati in massa a causa proprio della mancanza di queste opportunità, ma soprattutto dall’assenza di immaginazione nel poter creare qualcosa di nuovo. Negli ultimi tre mesi ho partecipato ad un gran numero di seminari, conferenze e incontri sulla ricostruzione e sulla bioarchitettura, sulla costruzione di una filiera che consenta di produrre qui in Umbria le materie prime e allo stesso tempo stimolare la nascita di nuove aziende giovanili e devo dire che c’è tanta gente in gamba che ha una gran voglia di imparare e mettersi in gioco per inventare qualcosa di nuovo.

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Per mettere in pratica questo concentrato di buone energie, come ti stai o vi state muovendo?
Stiamo cercando di ottenere dei finanziamenti per creare un Polo di riferimento in collaborazione con l’Università di Perugia, c’è una cooperativa che sta cominciando a piantare canapa per scopi di bioedilizia e ci sono diversi architetti che stanno lavorando insieme a questo progetto, con un po di fortuna e con un gran lavoro di collaborazione speriamo appunto di riuscire a costruire una filiera locale che sia in grado di produrre le materie prime come la canapa e la paglia, delle strutture in grado di lavorarle fino all’applicazione finale.

 

Abbiamo il pieno appoggio dei proprietari del Castello di Postignano, che ci hanno concesso di fare del luogo un laboratorio permanente sull’architettura biologica e dove si possa immagazzinare tutta la documentazione sui lavori che sono in corso e nel frattempo io cerco di fare da ponte tra queste piccole realtà. Vi devo davvero sottolineare che c’è tanto movimento da parte delle persone, tanto entusiasmo riguardo i temi dei un’edilizia e di un’architettura diversa rispetto alle logiche tradizionali a cui siamo abituati. Ci manca l’esperienza, ma quando l’intenzione è buona poi quella si acquisisce e stiamo lavorando su questo.

 

A breve sarà pronto un sito con una raccolta delle esperienze che stanno partecipando al progetto. Auguriamo come sempre a Roberto e a tutte le persone coinvolte il meglio possibile per questa esperienza, un segnale importante dell’Italia che Cambia.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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