“Goodbye things”, dire addio alle cose per trovare la felicità

“Dire addio alle cose non è solo un modo per fare pulizia, ma un esercizio per imparare a riconoscere la felicità”. Ne è convinto Fumio Sasaki, ex accumulatore seriale di cose e autore del libro “Goodbye things” in cui racconta la sua svolta.

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Rinunciare alle proprie cose per ritrovare il piacere di vivere e assaporare la felicità. In Gran Bretagna è da poco uscito “Goodbye things” (Addio cose), un libro autobiografico di Fumio Sasaki, un giovane di Tokyo che in seguito al trasloco in una casa più piccola ha colto l’occasione per liberarsi dei tanti oggetti che non riteneva più necessari. Trentacinque anni, single, classe sociale medio-bassa, può essere considerato appieno un uomo rappresentativo dei nostri tempi.

 

Liberarsi degli oggetti per lui è stata una svolta, un modo per capire cosa lo rendesse davvero felice, risparmiando soldi e tempo. Niente più shopping compulsivo nel fine settimana, niente più frustrazioni e invidia nei confronti di chi può permettersi di più. Oggi il suo appartamento è quasi vuoto, possiede solo un futon per dormire e l’armadio per riporre i suoi vestiti. Ma solo qualche indumento, tre camicie e dei pantaloni con colori neutri per abbinarli facilmente, e poco altro.

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“Siamo portati a pensare che più cose abbiamo più siamo felici – scrive Sasaki nel suo libro – Non possiamo sapere cosa ci riserva il futuro e per questo accumuliamo cose il più possibile […] e iniziamo a giudicare le persone in base a quanti soldi hanno. […] Io ho deciso di dire addio a quasi tutte le mie cose, molte delle quali possedute per anni. E solo adesso riesco a vivere la vita con uno spirito felice. Sono più contento adesso di quanto non lo sia mai stato in passato”.

 

Fumio Sasaki non è sempre stato il minimalista che è ora, anzi prima era un accumulatore seriale di cose. Ma l’addio al consumismo lo ha reso davvero sereno. Perché “dire addio alle cose non è solo un modo per fare pulizia”, scrive ancora nel suo libro, “ma un esercizio per imparare a riconoscere la felicità”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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