Ripensare l’abitare #1 – Rimettersi in moto dopo il terremoto

Dopo il terremoto che ha devastato il centro Italia, sono molte le persone che stanno “ripensando l’abitare” immaginando le case del futuro, non solo antisismiche ma sane, ecologiche, leggere ed autosufficienti. Le professionalità e conoscenze tecniche in buona parte già esistono in Italia. Si tratta di cucire insieme gli elementi già esistenti e condividere le esperienze per ottimizzare le risorse.

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Si muove la terra, imprevedibile e con forza, mentre governo e amministrazioni non si muovono, prevedibili e deboli, e da questo connubio di azione e inazione, forza e debolezza che è seguito agli eventi sismici degli ultimi mesi emerge un movimento, necessario e spontaneo, di persone che desiderano cambiamento e pensano a come attuarlo.

 

Negli ultimi mesi ho incontrato tante persone che stanno immaginando le case del futuro, non solo antisismiche ma sane, ecologiche, leggere ed autosufficienti. A vari incontri, seminari, laboratori in diverse parti d’Italia ho incontrato architetti, ingegneri, pianificatori, ma anche persone qualsiasi che hanno cominciato a porsi domande e pensare a possibilità diverse da quelle consuete, e persone che si stanno impegnando per promuovere iniziative locali di ricostruzione consapevole.

 

 

In bar e locali pubblici in centro Italia hanno fatto la loro sempre più frequente comparsa volantini e pubblicità di aziende che propongono casette di legno e altre costruzioni ‘leggere’, sicura indicazione di una necessità che comincia ad essere sentita anche negli strati meno consapevoli della popolazione e percepita dalle aziende come un’opportunità.

 

Purtroppo spesso c’è ancora confusione su cosa caratterizzi una casa ecologica, circolano pubblicità di casette prefabbricate spacciate per eco-case che però utilizzano materiali che sono tutt’altro che ecologici; spesso queste sono proposte da nuove aziende che sono nate sull’onda della necessità di ricostruire su una scala così grande nelle aree terremotate, e della completa inadeguatezza delle risposte di governo e amministrazioni pubbliche.

 

Si intensifica anche l’interesse delle università, da ingegneria ad architettura ad agronomia. Molte di queste già offrono corsi di quello che oggi ancora si chiama bio-qualcosa per distinguerlo dal ‘normale’ ma che è auspicabile e plausibile in futuro sarà la nuova normalità e non avrà più necessità di essere indicata con un prefisso distintivo. Spesso queste università cercano opportunità di collaborazione a progetti innovativi, pensando alla possibilità di utilizzare i cantieri (e ve ne sono diversi in progettazione) come palestra per gli studenti. Questa può essere una grande opportunità sia per la creazione di nuove professionalità che per diffondere su più larga scala la consapevolezza del costruire intelligente.

 

 

Le professionalità e conoscenze tecniche in buona parte già esistono in Italia, pure se il paese è ancora arretrato rispetto ad altri per le normative. Il reperimento di materiali adatti è divenuto più facile, anche se ancora un po’ costoso. Si tratta di cucire insieme tanti elementi già esistenti e condividere le esperienze il più possibile per ottimizzare le risorse.

 

A volte imprevisti fortuiti causano delle ricadute positive. Ad esempio, il video di una ditta francese è divenuto virale perché circolato da qualcuno con indicazioni incorrette, del tipo: “la vostra casa ecologica autosufficiente in una settimana a 30.000 €!” – come risultato la ditta si è vista inondata da richieste provenienti da vari paesi, alle quali ha dovuto rispondere chiarendo che 30.000 € è il costo di un kit di base, al quale poi si devono aggiungere costruzione, trasporto, fondamenta ecc. senza parlare del terreno e dei permessi di costruzione. Ciononostante la cosa è risultata in molti ordini che hanno permesso all’azienda di standardizzare la produzione e renderla completamente modulare, aprire filiali in altri paesi, tra le quali una in Italia tramite Ecomedia, e di conseguenza ridurre i costi.

 

Un altro esempio sono varie aziende dell’est europeo, dove la costruzione a struttura lignea è sempre stata parte della tipologia locale e la tradizione artigianale è ancora viva. Aziende che già costruivano case di legno di alta qualità si sono negli ultimi anni dedicate a svilupparne versioni ecologiche, alcune con caratteristiche di qualità molto elevata, con grandi possibilità di personalizzazione e a costi ragionevoli. Un’azienda rappresentativa in questo campo è la lituana Eco Cocon ma molte altre esistono in vari paesi dell’est Europa. Da un punto di vista ecologico l’unico elemento negativo è la necessità di trasportare materiali e componenti su una lunga distanza.

 

Una delle domande più comuni nei vari seminari e corsi di bioedilizia è: “ma quanto costa una casa ecologica?” che è un po’ come chiedere quanto costa un’automobile. Dipende da moltissimi fattori, caratteristiche e scelte, oggi in Italia il costo varia da 1000 a 1500 € al metro quadrato per costruzione finita, mentre le popup della ditta francese che citavo ora si possono avere per 850 €, che è un prezzo ben al di sotto della media. Con l’autocostruzione e autoproduzione dei materiali si può risparmiare, pur tenendo conto dell’alta percentuale di imprevisti. Se la richiesta di mercato aumenterà diventerà sicuramente possibile ridurre i costi mantenendo la qualità e impiegando professionisti, ma è difficile calcolare quale sia il punto critico da raggiungere per far visibilmente muovere l’ago della bilancia.

 

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Collegati alla costruzione di case ecologiche sono tanti elementi che idealmente dovrebbero andare a formare una filiera che parta dalla produzione agricola/forestale di materiali come canapa, paglia, legname, lana, bambù e passi attraverso aziende che lavorino questi prodotti per farne elementi da costruzione, certificati ed omogenei, di modo da facilitare il lavoro dei progettisti e l’ottenimento di permessi di costruzione. Quest’ultimo elemento è ancora critico vista la differente regolamentazione vigente in varie regioni e la mancanza di cultura e comprensione di tanto del personale degli uffici tecnici dei comuni, dai quali dipende l’approvazione di progetti.

 

Molti si stanno muovendo in questa direzione, come ad esempio Fabric-Action promosso dal Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco (PG) che si propone di stimolare la nascita di una filiera completa sulla canapa in Umbria. Occorrono più casi come quello ormai famoso di Daniela Ducato, che dimostrano la possibilità e necessità di una nuova imprenditoria e le enormi potenzialità di questo ambito di sviluppo.

 

Il pubblico degli incontri sul tema della costruzione ecologica sta aumentando e diversificandosi, ad esempio, a Febbraio ad Urbisaglia (MC), seppure non il più agevole dei luoghi da raggiungere, circa 80 persone erano convenute da diverse parti d’Italia per il seminario sulle case di paglia tenuto da Stefano Soldati, uno dei pionieri di quel genere di costruzione in Italia. Le sessioni tenute a marzo durante la settimana del legno alla facoltà di ingegneria a Tor Vergata, Roma, hanno avuto un pubblico di centinaia tra studenti e professionisti.

 

Ora si tratta di lavorare al progetto di più larga scala di come arrivare dal campo alla casa attraverso le applicazioni intermedie. Si tratta di un’opportunità unica di creare lavori interessanti, recuperare l’uso di terre inutilizzate, ripopolare aree abbandonate, recuperare antiche preziose tradizioni e materiali che avevamo quasi perduto, e ritrovarci con abitazioni sane, ecologiche, sicure, economiche ed autosufficienti.
Occorre collegare le tante realtà nascenti, incrementare la professionalità degli operatori, educare il pubblico, sfatare i miti e la sindrome dei tre porcellini che colpisce in particolare le case di paglia.

 

Alcuni punti di partenza per esplorare vari tipologie costruttive disponibili oggi in Italia:

 

case legno-paglia e legno-canapa
http://www.caseinpaglia.it/
http://www.caseinpaglia.it/index.php?option=com_content&view=category&id=39&layout=blog&Itemid=94
http://www.archeamb.com/it/
http://www.macrimancuso.com/
http://laboa.org/
http://www.mondodipaglia.it/landing/
https://terrasemplice.wordpress.com/page/2/
http://www.naturaliving.bio/
http://www.filodipaglia.it/
http://www.ecococon.it/
http://www.abitazioniecologiche.it/tecnica-e-servizi/sistemi-costruttivi/hm52-ecopaglia.html
http://www.studiotecnicozeta.it/studio-geometri-vicenza-la-casa-respira-la-paglia-la-canapa-il-legno-materiali-naturali/
http://www.archetica.com/
http://www.impresabruschetta.it/edilizia-e-bioedilizia-in-paglia/
http://www.repubblica.it/ambiente/2015/05/07/news/casa_di_paglia_roma-113754187/#gallery-slider=113764551
https://puntoponte.wordpress.com/2015/09/05/progettare-case-di-paglia-intervista-a-roberta-marini-bioarchitetto-della-comunita-della-case-di-paglia-oltrepo-pavese/
http://www.terrapaglia.it/
http://www.equilibrium-bioedilizia.it/it/blog/presentazione-della-casa-biocompatibile-legno-calce-e-canapa-aldo-cibic-equilibrium
http://www.canapaindustriale.it/category/neoedilizia/
http://www.caseinlegnonatura.com/index.php/tecnologia
http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/tensioattivi-vegetali-e-chimici-differenze
http://www.usidellacanapa.it/case.php
http://www.edilcanapasrl.it/
http://www.tuttaunaltracasa.it/

 

Legno: X-Lam, woodblock, sughero
http://www.rubechi.com/case-in-legno.html
http://www.biocasacasedilegno.it/
http://www.homebiohome.it/bioedilizia/come-costruiamo/
http://www.proteksrl.it/
http://subissati.it/it/tecnologia-di-costruzione-sistema-x-lam-delle-case-in-legno.html#
http://ecoabitiamo.it/

 

Case di terra
http://www.casediterra.it/siticonsigliati.htm
http://www.videterra.org/come-costruire-con-la-terra.html

 

Le immagini mostrano alcuni esempi di tipologie di case ecologiche che si stanno affermando. Le foto sono tratte dal web, il copyright rimane con i rispettivi autori che non abbiamo potuto identificare.

 

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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