Ripensare l’abitare #2 – Le case ecologiche tra realtà e pregiudizi

Chi intende affrontare la costruzione di una casa ecologica si trova spesso a dover fare i conti con abitudini e pregiudizi consolidati sia nei professionisti che nelle amministrazioni. Le principali criticità riguardano il tipo di fondamenta, l’uso di legno e quello della calce.

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Fare i conti con realtà e pregiudizi
Nel lavorare con artigiani al restauro della mia casa in Umbria mi sono spesso trovato a doverli convincere del senso di utilizzare materiali naturali e tradizionali; la tendenza era sempre quella di scegliere i materiali in base alla loro economicità e facilità di lavorazione, un’abitudine acquisita lavorando per una committenza la cui principale preoccupazione è il costo. La de-professionalizzazione di mestieri come quello del muratore è effettivamente un problema da affrontare, come lo è la graduale perdita di abilità artigianali una volta diffuse.

 

Un altro ostacolo comune per chi intenda affrontare la costruzione di una casa ecologica ed autosufficiente sono pregiudizi e abitudini ormai consolidate e laboriose da scalzare, sia nei professionisti che si impiegano che nelle amministrazioni che devono approvare i progetti. Tre delle più frequenti e difficili da sormontare riguardano il tipo di fondamenta, l’uso di legno e quello della calce.

 

Carpenteria tradizionale giapponese

 

Fondamenta
Per quanto riguarda le fondazioni per le costruzioni ecologiche leggere ci si trova spesso a dover combattere con ingegneri che sono stati abituati a dare per scontato che occorra andarci pesanti col cemento armato, e spesso ci si sente dire che è richiesto dalla legge. In realtà il cemento armato non è specificato o richiesto in nessuna parte delle normative ufficiali che regolano l’edilizia. La legge parla chiaramente di fondazioni adeguate al suolo, al peso e dimensione della costruzione e fornisce parametri chiari e flessibili che lasciano spazio a diverse soluzioni. Dai gabbioni di rete riempiti di pietre ai sacchi di argilla, dalle palafitte a vitoni d’acciaio ai copertoni di automezzi riempiti di sabbia e molti altri sistemi, le opzioni non mancano, e con una corretta progettazione, su misura per luogo e tipo di edificio, si possono ottenere i permessi di costruzione.

 

Il problema principale, specialmente sentito nelle zone sismiche, è che l’ingegnere che firma un progetto si assume la responsabilità della sicurezza dell’edificio, e solo ingegneri esperti e sicuri di se sono disposti a progettare fuori dai canoni consueti. Lo stesso vale per gli uffici tecnici dei Comuni che devono approvare i progetti.
Deve essere quindi cura del committente informarsi dettagliatamente su norme e regole per poter convincere progettisti e burocrati della bontà del progetto. I riferimenti esistono, quindi non ci sono scuse per accettare passivamente certi ostacoli.

 

Carpenteria tradizionale dell’est europeo

 

Legno
Un altro problema da affrontare è la scarsità di carpentieri e falegnami esperti nelle tecniche tradizionali e la rarità di corsi professionali in quel campo. Anche se i corsi esistessero non è detto che ci sarebbe un numero sufficiente di inscritti per gestirli. Senza parlare della mancanza di incentivi e facilitazioni per giovani che volessero intraprendere attività artigianali in quel settore.

 

La grande maggioranza delle case ecologiche ha una struttura in legno. Queste sono principalmente costruite con legno lamellare e giunture in piastre d’acciaio. Il lamellare è facile da calcolare per gli ingegneri ed ha caratteristiche costanti e certificate, si può trovare da molti fornitori e a costi ragionevoli. Lo stesso discorso vale per le piastre d’acciaio che sono ugualmente rapide e semplici nel loro uso. Un altro materiale ligneo che sta guadagnando in popolarità è XLam, che consente agevolmente la prefabbricazione di moduli e meriterebbe un capitolo a sé.

 

Costruire una struttura in legno tradizionale è più costoso, richiede più tempo, risulta solitamente più pesante, richiede abilità artigianali e di progettazione superiori e spesso stenta ad ottenere permessi di costruzione per mancanza di omologazione dei singoli componenti di legno. Anche il reperimento di legno da costruzione di qualità e stagionato naturalmente non è facile. Eppure lavorare con travi di legno giuntate ad incastri e pioli consente di ottenere strutture di una bellezza incomparabile e flessibilità imbattibile.

 

Spettacolari sono le tradizioni di carpenteria giapponese con grandi e articolati edifici ultracentenari costruiti senza un chiodo o quelle dell’est europeo, dalla Transilvania alla Finlandia e nord della Russia, dove si trovano antiche chiese con cupole e duomi esclusivamente di legno tagliato a mano e unito ad incastri. In quei paesi la tradizione di carpenteria si è mantenuta, mentre trovare artigiani capaci di quel tipo di lavorazione oggi in Italia è difficilissimo, eppure sono lavori di altissima specializzazione e grande soddisfazione. Un nuovo mercato di bioedilizia darebbe ragione d’essere a questo tipo di attività.

 

Carpenteria tradizionale dell’est europeo

 

Calce
Il cemento fu ‘inventato’ in Inghilterra nella prima metà dell’ottocento. Il suo uso si diffuse a partire dalla fine dello stesso secolo, ma è solo dagli anni ’50 che ha rimpiazzato completamente la calce, con la quale si era costruito per millenni, e sta sommergendo il mondo, senza contare l’inquinamento causato dalla sua produzione. La calce ha proprietà quasi miracolose, e il suo impiego nell’edilizia bio, soprattutto quando combinato con la canapa, consente di creare ambienti sani e belli. Purtroppo la calce di qualità è laboriosa da produrre, il grassello di calce ideale per intonaci deve essere stagionato come un buon vino, tra i 24 e i 48 mesi, questo risulta in un costo molto superiore al cemento e i suoi derivati industriali.

 

In passato chiunque si faceva la calce da sé, ogni cascina aveva la vasca per la calce, che veniva usata per intonacare, costruire, disinfettare… Una maggior diffusione della calce ne farebbe probabilmente scendere il costo, oltre a procurare infiniti benefici. La lavorazione è più lenta ma i risultati valgono ampiamente la pena. Quando poi il grassello di calce è combinato con le fibre di canapa si ottengono degli intonaci traspiranti e antibatterici che sono flessibili, duraturi e molto belli, soprattutto quando combinati con pigmenti naturali.
(un buon punto di partenza: La banca della calce)

 

Le immagini in queste serie presentano esempi di carpenteria tradizionale in legno del Giappone e di vari paesi del nord e est Europa. Le foto sono tratte dal web, il copyright rimane con i rispettivi autori che non abbiamo potuto identificare.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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