Se non ti interessa questo articolo, non ti interessa l’Italia che Cambia

Il centro multiculturale e ristorante "Chikù", luogo di integrazione sociale e sperimentazione di buone pratiche a Scampia, ha subito l'ennesimo attacco. Denunciamo questo episodio, ricordando il valore dell'esperienza di Barbara Pierro e dei suoi colleghi in uno dei quartieri più problematici del nostro Paese.

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Fin dal 2013, quando racconto il mio viaggio in camper nell’Italia che Cambia  e quando presento il nostro lavoro nelle centinaia di incontri avuti in giro per il Paese, non manco mai di citare l’esperienza di Barbara Pierro (e dei compagni/e di vita) e “Chi rom e… chi no”, poi evoluta nell’impresa sociale “La Kumpania” che ha poi dato vita al centro multiculturale e ristorante “Chikù” – Gastronomia, Cultura e Tempo Libero).

 

Racconto sempre di come in questi circa 15 anni di attività a Scampia sono stati costruiti progetti “impossibili” dimostrando a me e agli altri come non solo le cose si possano fare, ma si riescano a fare “bene e meglio”, trovando nuove strade, sviluppando il pensiero laterale, abbattendo qualunque tipo di pre-giudizio (proprio inteso come giudizio precedente alla vera conoscenza).

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Daniel Tarozzi con Barbara Pierro e sua figlia

 

Quando racconto la storia di Barbara – all’inizio della storia giovanissima e tutt’oggi giovane donna, avvocato e madre di tre figli – le persone si illuminano. Avviene durante le conferenze che portiamo negli angoli più sperduti d’Italia, avviene nei luoghi in cui viene proiettato il nostro documentario e nei teatri in cui portiamo avanti il nostro spettacolo. Avviene un po’ ovunque, tranne qui, sul web, sulle pagine di Italia che Cambia! Il nostro pubblico digitale, a quanto pare, non trova interessanti le storie di chi davvero cambia le cose in territori difficili e complessi. Eppure proprio da qui arrivano i più grandi insegnamenti, proprio da qui può ripartire l’Italia, l’Europa, l’Occidente.

 

Beh, è con grande amarezza, ma rinnovata passione che oggi sono qui a scrivere ancora di Scampia, di Barbara Pierro della loro squadra e dei loro progetti. E questa volta non lo faccio per raccontare la loro storia (che si può leggere qui) ma per denunciare i continui attacchi  a cui il loro magnifico ristorante è stato sottoposto negli ultimi mesi. Sei attacchi in un mese e mezzo. Danni per circa sette mila euro, delusione, dolore, locali da pulire, attrezzi da ricomprare, maniche da tirarsi su, lacrime da asciugare e poi ancora ripartire.

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Il centro multiculturale e ristorante “Chikù”

Sono ripartite le donne di Chikù. Sono ripartite ogni volta. Ma il dolore, lo sconforto, l’impotenza, per la prima volta si è affacciata nelle loro vite da normali rivoluzionarie. “La cosa più dolorosa – mi spiega Barbara per telefono – è non sapere chi ci colpisce e perché. Non è un attacco mafioso, non ci hanno chiesto il pizzo, non sono nostri nemici. Abbiamo messo le telecamere, sono ragazzini col volto coperto. Abbiamo messo l’antifurto. Lo hanno smontato. Il commissariato è a un passo, ma entrano dalla meravigliosa villa comunale su cui affacciano le terrazze. Purtroppo temiamo che siano gruppi di ragazzini ‘allo sbando’ che vengono qui ‘per fare un’impresa’, per divertirsi, per dimostrare qualcosa ai loro amici… Non sono ladri veri, non sono professionisti almeno lo supponiamo. L’amarezza più grande è questa. Siamo preda della decadenza del quartiere”.

 

Già la decadenza di Scampia… Perché dopo la faida del 2004 – che ha provocato centinaia di morti – dopo gli anni delle piazze di spaccio e della droga che circolava a fiumi, è arrivata la repressione, ma non è arrivato il lavoro. In pratica si è azzoppato il potere camorrista – che qui era pervasivo – ma non si è costruita alcuna vera alternativa di lavoro per i giovani e i meno giovani del posto.

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“Non sto certo dicendo che era giusto che qui si spacciasse – mi dice Barbara – però era necessario offrire qualcosa alla gente del posto una volta colpito lo spaccio. E invece ci hanno lasciato più soli che mai. Noi lo Stato non sappiamo cosa sia, la Regione è lontana, l’Amministrazione Comunale no ma forse troppo poco incisiva. E mentre si annunciano gli abbattimenti delle Vele, la gente ci vive ancora dentro – sempre più disperata – e quaranta appartamenti, già pronti, non vengono consegnati e sono guardati a vista dalle forze dell’ordine per non essere occupati.

 

Noi, le associazioni, – Scampia è il quartiere con più associazioni in Italia – siamo rimasti l’ultima barriera tra criminalità e legalità. Ma non riusciamo ad essere l’unico argine. Prima era più facile dire dove vedere il bene e dove vedere il male, anche se queste distinzioni non mi hanno mai convinto. Ora non ci sono più distinzioni, qui è tutto indistinto e noi ci sentiamo deboli, soli, nel mezzo. Queste ‘bande’ colpiscono noi e realtà come la nostra, e colpiscono continuamente le scuole. Sentirsi da cuscinetto tra una politica inefficace e una fame di cultura, lavoro e abitazione così forte non è facile”.

 

Cosa possiamo fare? – le chiedo. “Leggere la complessità, è importante – mi risponde – stiamo provando a organizzare viaggi di turismo sociale (1), in cui la gente può venire, partire dal Gridas, girare nei giardini recuperati, venire al Mammut, passare per le altre organizzazioni che fanno economie e cultura”. Venite a trovarci, prenotate il nostro catering multietnico… giriamo l’Italia.

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Sto per salutarla e riconosco la Barbara di sempre. Quella che ancora una volta non si arrende all’impossibile ma già sta sviluppando nuovi modi, nuovi sogni, nuove certezze di domani. Questa volta non possiamo ignorarla. Nemmeno qui, sulle pagine web di Italia che Cambia. Attiviamoci. Facciamolo ora. Sosteniamo il loro progetto.

 

1. Turismo sociale a Scampia
Negli ultimi anni, a Scampia è in atto un nuovo fenomeno molto interessante: flussi di persone (gruppi universitari, fotografi, associazioni culturali, gruppi scout ecc.) vengono a visitare il quartiere contattando comitati di quartiere e realtà attive sul territorio perché la percezione all’esterno, per chi ha occhi e cuore per vedere e sentire nel profondo, è quella di un territorio in grande fermento avamposto culturale e pedagogico anche in termine di innovazione sociale.

 

Da qui l’idea di realizzare dei tour, a misura di chi viene in visita con la proposta di un percorso che promuova al meglio la ricchezza del patrimonio umano e culturale di Scampia come specchio di una città in movimento, coinvolgendo i rappresentanti delle diverse realtà significative, in un cammino di autonarrazione accompagnando i visitatori in un percorso guidato che consenta di far conoscere le tante esperienze resistenti in atto.

 

Vengono proposti anche alcuni tour pensati e realizzati su misura dei partecipanti con attenzione ai gruppi di scuole, studenti, universitari, turisti. I tour indicati possono anche combinarsi tra loro. L’offerta proposta contiene in sé il tour con le diverse tappe con pranzo presso Chikù Cultura Gastronomia e Tempo Libero.

 

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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