Inspirational Totnes, un viaggio nella culla della Transizione

Una settimana in Inghilterra nella città dove è nato il movimento mondiale delle città di transizione. Destinazione Umana propone un viaggio nella cittadina di Totnes, nel Devon. Sono previste tantissime attività ispirazionali e incontri per conoscere da vicino il vero spirito “Transition”.

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Destinazione umana propone un viaggio di esplorazione e apprendimento a Totnes, nel Devon, sud-ovest dell’Inghilterra, culla del movimento delle Transition Towns.

 

Tra le proposte della campagna di Italia che Cambia dedicata al turismo consapevole, “Inspirational Totnes”, la cui partenza è fissata per il 17 settembre, prevede passeggiate, laboratori ispirazionali, presentazioni di approfondimento, visite a orti, giardini e progetti di permacultura. È prevista anche una giornata sul fiume Dart, in canoa, per conoscere il territorio e la sua storia dal punto di vista del fiume. I partecipanti al viaggio prenderanno poi parte al festival del cibo locale organizzato da Transition Town Totnes.

Guide di questo viaggio saranno Hal Gillmore, guida locale, e Deborah Rim Moiso che fa parte di Transition Italia e si occupa di formazione e facilitazione con le Transition Towns dal 2009.

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Deborah, Totnes è la culla del movimento della Transizione. Puoi raccontarci come è nato tutto? Cosa è successo in questa cittadina?

Se guardate indietro alla vostra vita, quanti cambiamenti sono scaturiti da una conversazione?
Totnes è una cittadina del Devon, nel Sud dell’Inghilterra. Dall’alto è una distesa di tetti bianchi e grigi circondati dal verde, non lontana dal mare, attraversata dal fiume Dart e poco distante dal parco nazionale di Dartmoor, e ovviamente non mancano i pub. L’atmosfera a Totnes è sempre stata particolare: un posto noto per l’attenzione all’artigianato, al piccolo commercio. Una passeggiata lungo il fiume porta a Dartington, sede dello Schumacher College, un istituto di istruzione superiore fuori dal comune, circondato da orti e giardini, i cui studenti si concentrano sulla sostenibilità e la progettazione combinando teoria, arte, pratica e aspetti legati alla spiritualità e alla vocazione personale. Tutto questo, un clima mite, e in più una tradizione di birra artigianale: Totnes è un ambiente fertile per conversazioni fuori dal comune, come quella fatta al tavolo di un pub, dieci anni fa, tra Rob Hopkins, Naresh Giangrande e Sophy Banks, che ha portato alla nascita del movimento di Transizione.

 

Cosa è cambiato a Totnes da allora? Come si presenta oggi la città?

La Transizione è ormai diffusa in tutto il mondo ed è nel DNA del movimento stesso riconoscere che ogni luogo è importante. Quel che possiamo dire di Totnes in particolare è che qui la Transizione è attiva da un decennio e che in questi anni ha ricevuto molta attenzione, curiosità, visitatori… in altre parole, molta energia. Possiamo pensarla come una vetrina, o un incubatore: qui sono nate molte idee che ora vediamo prendere vita in altre zone dell’Inghilterra e del mondo. Aggiungendo alle iniziative locali la presenza degli studenti dello Schumacher e i molti visitatori che partecipano a eventi o laboratori, la cittadina ha raggiunto una grande “densità culturale”, è un territorio in cui sono tante le conversazioni e le attività mirate a rispondere in maniera creativa alle grandi sfide del nostro tempo. Le persone hanno un senso chiaro di essere agenti attivi del proprio futuro, di poter fare la differenza.

 

Come si vede questo nella pratica? I tetti di cui parlavo prima sono coperti di pannelli solari; per le strade, tra i parchi, in stazione ci sono progetti dimostrativi di orticoltura urbana dai quali chiunque può raccogliere erbe aromatiche, insalate, lamponi e fragole. Quando sono arrivata a Totnes, nel 2016 mi hanno colpito i volantini e i cartelli ovunque: ad ogni angolo ci sono spiegazioni dei vari progetti in corso e ogni sera è un’occasione per partecipare a laboratori o incontri per tutti i gusti. Dalla Movement Medicine (una disciplina di meditazione in movimento, anche questa nata proprio a Totnes… sarà un caso?) ai laboratori pratici di panificazione, la città è un fermento di occasioni di incontro.

Totnes è anche stata la prima sede sperimentale di “Strade in Transizione” , un progetto in cui un gruppo di vicini si incontra per qualche mese per discutere dei propri consumi e trovare soluzioni insieme. Con “One Year in Transition”, progetto che arriverà presto anche in Italia, i più giovani trovano guida e ispirazione per immaginare il proprio futuro professionale ed affiancare qualcuno di esperto nel campo che scelgono. Oltre alle soluzioni legate all’innovazione sociale, tuttavia, c’è anche da considerare l’infrastruttura: Totnes ha, nonostante tutto, un problema di traffico, di uso del suolo, e di disponibilità di soluzioni abitative a costi ragionevoli. E’ solo da un paio di anni che il movimento “dal basso” ha raggiunto dimensioni e forza tali da poter affrontare questi temi, con progetti di rigenerazione urbana (Atmos) e di bioedilizia.

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Che programma prevede questo viaggio?

Nel creare il programma ho cercato di tenere a mente soprattutto tre cose: le persone che incontreremo, la possibilità di toccare con mano progetti pratici, e l’equilibrio tra contenuti e spazio per la libertà e l’esplorazione. Per questo le “strade” della Transizione sono plurali: visiteremo progetti urbani e rurali, molto grandi e molto piccoli, all’aperto e al chiuso, legati all’imprenditoria e al sociale. In canoa e a piedi legheremo un progetto all’altro sia fisicamente che nella narrazione che ne faremo, tra noi e, ovviamente, al nostro ritorno in Italia!

 

Più che dettagliare tutto il programma, ti racconto tre cose che io non vedo l’ora di fare: esplorare in canoa il fiume Dart in compagnia della nostra guida locale, Hal Gillmore, che conosce ogni angolo e ogni storia di questo territorio… e mi ha garantito che ci sarà il sole! Il 19 settembre abbiamo appuntamento per visitare il forest garden di Martin Crawford. Settembre è un mese molto produttivo per il clima inglese e spero di assaggiare un sacco di frutta: ho dei ricordi incantevoli delle mele del Devon, ce ne sono tantissime varietà deliziose, e gli alberi saranno carichi. Il giorno prima di ripartire per l’Italia ci sarà il festival del cibo locale, incontreremo molti dei giovani imprenditori che stanno creando una cultura alimentare locale assolutamente unica a Totnes, con vino, birra, gelato, farine, pane, formaggi e prodotti tipici di tutti i tipi.

 

A chi si rivolge?

A chi vuole toccare con mano il cambiamento, ad esempio. A chi cerca nuova ispirazione per i propri progetti di vita, professionali o di comunità. Mi aspetto che qualcuno sia molto attivo da tempo nel movimento di Transizione e voglia partecipare per vedere dove è nato e per vivere da vicino progetti che potrebbe aver visto per anni su uno schermo o seguito su un blog. E mi aspetto anche che ci siano persone che non sanno nulla della Transizione: benvenuti, sarà un’introduzione di eccezione. Allo stesso tempo è un’occasione per migliorare l’inglese in compagnia, per visitare un territorio incantevole, conoscere una comunità locale innovativa, pragmatica e accogliente, in compagnia di guide aperte, curiose e con una ricca conoscenza della transizione e del territorio.

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Perché può essere definito un viaggio di ispirazione?

Dal 17 settembre saremo una piccola comunità temporanea in viaggio. Avremo una casa a Totnes, con stanze singole e spazi comuni per cucinare qualche pranzo insieme. Io proporrò delle attività per aprire e chiudere le giornate integrando le nostre esperienze per farne un ricco bagaglio di apprendimento. Per questo è un viaggio di ispirazione: la nostra speranza è che dal viaggio nascano nuove idee imprenditoriali, nuovi sogni, nuovi progetti o emergano soluzioni per le sfide che il nostro gruppo di viaggiatori e viaggiatrici porterà con sé.

Tu e Hal guiderete i partecipanti al viaggio seguendo l’approccio testa-cuore-mani. Cosa vuol dire questo?

La Transizione è un viaggio in cui portare ogni parte di noi. In questa esperienza includiamo informazioni, previsioni di scenari futuri in cui cerchiamo di utilizzare i migliori dati a nostra disposizione: questa è la “testa”. Se la immagino come uno spazio di questo viaggio, penso al REconomy centre, il centro per l’imprenditoria locale in cui Hal ci introdurrà al lavoro fatto per rivitalizzare i circuiti economici e tenere ricchezza e valore nel territorio. Se penso al “cuore”, penso a momenti dedicati all’ecologia profonda, alla natura, a integrare le nostre risposte interiori, che siano di paura, rabbia, o speranza e gioia, perché diano energia al nostro lavoro quotidiano.

 

In questo viaggio, penso al fiume, e ai giardini che vedremo a Landmatters, uno dei primi progetti di permacultura made in UK. Tutto scorre! E infine le mani, i progetti pratici, il fare: il programma del festival del cibo locale non è ancora disponibile ma di certo sarà possibile partecipare a laboratori per fare insieme il sidro, il succo di mele, la birra… restituendo un po’ di energia alla comunità locale. È così che impariamo a “fare le cose insieme” e diamo una forma concreta al cambiamento. Ma attenzione! La “Transizione” forse è nei trattini che uniscono le tre parole, nel creare connessioni e legami tra aspetti diversi, persone diverse e, in questo caso, anche Paesi diversi del mondo. È proprio in quei trattini che risiede il viaggio, che sia interiore o esteriore. È tra quei trattini che mi sento di poter fare la guida.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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