L’Italia brucia: i contadini le prime vittime degli incendi

Sono due contadini calabresi le prime vittime delle fiamme che in questi giorni stanno devastando il territorio italiano da nord a sud. “Un’emergenza del tutto prevedibile data l’annuale opera da parte di ecomafie e piromani, aggravata dal caldo torrido e dalla siccità, e che poteva essere affrontata per tempo con efficaci attività di prevenzione che sono mancate”.

fire-spreading

“I primi due morti causati dagli incendi che stanno devastando la penisola sono due contadini, ambedue calabresi, ambedue cercavano di arginare le fiamme che minacciavano il loro appezzamento. Sessantotto e sessantanove anni, morti nello stesso modo. Non è fatalità. Non è tragedia annunciata. È disorganizzazione organizzata la causa di questi roghi che, nemmeno in una settimana, hanno già arso l’equivalente di quanto bruciato l’intero scorso anno.

 

Noi siamo contadini, siamo onorati e fieri di essere tali. Perciò stesso siamo vicini a tutti quanti stanno lottando, scongiurando, implorando che i propri terreni non siano raggiunti dal fuoco. Questa vicinanza sentita, sincera, i nostri soci vivono sparsi in tutta Italia, tuttavia, non ci esime dal pensare, dal ricercare una causa. Ed una delle cause è certamente l’abolizione del Corpo Forestale dello Stato. Il suo accorpamento ai Carabinieri, senza pensare ad un coordinamento, a come gestire mezzi, sale operative, ha lasciato il nostro paese senza protezione. Lo leggiamo dalle inchieste serie, lo sappiamo per conoscenza diretta.

 

La disorganizzazione organizzata sta mandando in fumo le nostre montagne, colline, pianure. Un paese civile si prepara, si organizza. Vogliamo tornare col pensiero a quei contadini morti. Essi erano presidio del loro territorio. Noi tutti avremmo fatto la stessa cosa. Perché la terra è un valore”.

 

È quanto scrive Teodoro Margarita, presidente dell’associazione Civiltà Contadina in seguito alla notizia della morte di due contadini calabresi uccisi dalle fiamme delle fiamme che in questi giorni stanno devastando il territorio italiano da nord a sud.

TELEMMGLPICT000134483799-large_trans_NvBQzQNjv4BqESpD_DW1gemqJWh9e72gca1Ltl7bTVuQqjJ4Ler2txU

L’Italia brucia
Da metà giugno ad oggi sono 26.024 gli ettari di superfici boschive andati in fumo, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016. Oltre alla variabile clima, dietro i roghi c’è soprattutto la mano pesante di ecomafiosi e piromani.

 

Le regioni italiane più colpite sono la Sicilia con 13.052 ettari distrutti dal fuoco – con uno stillicidio di roghi in quasi tutte le province –, seguita dalla Calabria con 5.826 ettari, la Campania 2.461, Lazio con 1.635, la Puglia 1.541, la Sardegna 496, l’Abruzzo 328, le Marche 264, la Toscana 200, l’Umbria 134 e la Basilicata 84.

 

Sono questi i numeri da capogiro elaborati da Legambiente che vanno a comporre il “Dossier Incendi” realizzato dall’associazione ambientalista, che fa il punto sull’emergenza roghi. “Un’emergenza del tutto prevedibile data l’annuale opera da parte di ecomafie e piromani, aggravata dal caldo torrido e dalla siccità, e che poteva essere affrontata per tempo con efficaci attività di prevenzione che sono mancate”.

 

Poca prevenzione e controlli, nella gestione roghi troppi ingiustificati ritardi a livello regionale e nazionale con una macchina organizzativa lenta e poco efficiente e conseguenze disastrose sull’ambiente. Legambiente fa il punto sui roghi che stanno devastando la Penisola, analizzando nel dettaglio problemi, criticità, ritardi gestionali; facendo il punto sugli incendi appiccati dagli ecomafiosi e lanciando una serie di proposte a partire dalla definizione di una politica di adattamento ai cambiamenti climatici, rafforzando i controlli grazie anche alla nuova legge sugli ecoreati e aggiornando il catasto.

fire-spreading
Emergenza incendi: le criticità e le proposte di Legambiente

Il dato più rilevante che emerge dal report è che la gestione dell’emergenza incendi è stata segnata fino ad ora da troppi e ingiustificati ritardi a livello regionale e nazionale a partire dalle Regioni, che si sono mosse con troppa lentezza come dimostrano quelle più devastate dalle fiamme.

 

Ai ritardi, va aggiunta il numero insufficiente delle squadre di operai forestali e soprattutto l’assenza di strategie e di misure di adattamento al clima. In questo quadro si inserisce anche il processo di riorganizzazione delle funzioni dell’ex Corpo Forestale ora assorbito nell’Arma dei Carabinieri.

 

“Per sconfiggere gli incendi – ha dichiarato Stefano Ciafani, Direttore generale di Legambiente – serve una sinergia e un impegno effettivo da parte di tutti i diversi soggetti, che hanno un ruolo a livello nazionale e territoriale nell’antincendio boschivo. Per quanto la Protezione Civile nazionale stia facendo da settimane un ottimo lavoro e stia mettendo in campo un impegno notevole su tutti i fronti di incendio principali, è fondamentale che venga rafforzata, che non venga lasciata sola e che si lavori in piena sinergia fino ad ora mancata.

 

È fondamentale che vi sia una concreta assunzione delle proprie responsabilità, in primis da parte di Regioni e Governo, altrimenti il fuoco rischia di avere la meglio. In questa partita è, inoltre, fondamentale che si definisca una concreta politica di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, ma anche più controlli punendo piromani ed ecocriminali, e in questo la legge sugli ecoreati ha portato un importante contributo e introdotto tra i nuovi delitti ambientali nel codice penale anche quello di disastro ambientale che prevede fino a 15 anni di reclusione con aggravanti”.

19905205_445413332508544_5210496597975863559_n

ENPA: “L’emergenza è anche legislativa”

L’emergenza non è solo ambientale, è anche legislativa. È quanto afferma l’Enpa che lancia un appello per fermare la controriforma dei parchi che indebolisce le tutele per la biodiversità. “Le fiamme che in questi giorni stanno devastando il territorio italiano da nord a sud – scrive l’Enpa – pongono con ancora più forza la questione della controriforma dei parchi naturali; dello smantellamento cioè di quel sistema di tutele previsto dalla legge 394/91 che per più di 25 anni ha permesso al nostro Paese di tutelare le sue riserve di biodiversità e che in queste settimane potrebbero andare in fumo ad opera del Senato”.

 

“Mentre l’Italia brucia, mentre il  parco nazionale del Vesuvio vede in cenere i suoi alberi, vede morire i suoi animali, vede svanire il suo paesaggio prezioso, la commissione Ambiente del Senato prosegue a tappe forzate la discussione della ‘riforma’ delle aree protette; una legge pessima – spiega Annamaria Procacci responsabile biodiversità di Enpa nonché consigliera nazionale dell’associazione – che, se approvata, renderà il nostro patrimonio ancora più indifeso ed esposto ad ogni tipo di speculazione e di assalto. Non più Bene Comune, ma riserva di affari in nome di uno sviluppo  tutto localistico, piccolo e logoro”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

Ti è piaciuto questo articolo? Se vuoi sostenere il nostro lavoro e permetterci di dare voce all'Italia che Cambia attivati anche tu, diventa un Agente del Cambiamento.

Leggi anche