Monsanto in India: debiti, povertà e suicidi fra gli agricoltori

In attesa della fusione fra Monsanto e Bayer, ecco una lucida e approfondita analisi della presenza del colosso dell'agrochimica in India, mercato fondamentale per la multinazionale americana. I dati sull'aumento della produttività contrastano con i danni ambientali, sociali ed economici provocati da un sistema monopolistico che uccide l'agricoltura locale e naturale.

Mentre il gigante selle sementi e dei pesticidi Monsanto è impegnato nella fusione con la tedesca Bayer, gli osservatori si chiedono come influirà questa operazione sul mercato indiano, uno dei maggiori al mondo. La Monsanto infatti ha una relazione complicata con questo paese da 1,3 miliardi di abitanti. I critici sono concordi nell’affermare che la condotta della multinazionale ha portato i contadini indiani alla dipendenza, alla schiavitù dei debiti e al suicidio; accusa che la compagnia americana rifiuta. I suoi sostenitori invece dichiarano che Monsanto in India ha contribuito al compimento della Rivoluzione Verde che ha portato all’aumento dei raccolti e dicono che la tecnologia è fondamentale per una rapida crescita della popolazione

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I rappresentanti di Montanto rifiutano di commentare la fusione – un affare da 66 miliardi di dollari – e le critiche pubbliche sulla condotta della propria azienda, famosa per erbicidi come il Roundup [contenente glifosato, ndt] e insetticidi come il Bollgard II. La compagnia ha moltiplicato i propri sforzi in supporto dell’agricoltura indiana. Secondo il rapporto sulla sostenibilità pubblicato da Monsanto stessa nel 2016, il suo SHARE (programma sull’agricoltura sostenibile) ha migliorato e incrementato la produttività di circa 71mila piccoli contadini.

 

Un’altra iniziativa di Monsanto riguarda il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, la pulizia delle acque e l’educazione dei figli delle famiglie contadine. Inoltre, la compagnia lavora per contrastare il lavoro minorile attraverso una commissione che controlla i propri partner per assicurarsi che non impieghino persone sotto i 14 anni nei campi e premia con finanziamenti i “villaggi modello” che hanno almeno 50 contadini, di cui nessuno sotto questa soglia d’età.

Eppure, il dibattito è ancora aperto sia negli Stati Uniti che in India. Richard Oswald, presidente dell’Unione Contadini del Missouri, sottolinea che il monopolio di Monsanto ha fagocitato circa 600 micro-aziende agricole negli ultimi 50 anni, consegnando alla compagnia il controllo totale sui prezzi. Il timore è che la fusione con Bayer non faccia altro che consolidare il potere economico del colosso americano e che “i contadini non si prendano a cuore questa questione”.

 

Allo stesso tempo però, l’opinione pubblica sembra essere sempre più consapevole degli effetti del glifosato, il principale ingrediente del Roundup. Secondo il National Pesticide Information Center, degli studi hanno mostrato risultati discordanti sulla correlazione di questa sostanza con i tumori. Alcuni lo hanno associato all’insorgenza del linfoma non-Hodgkin’s. Monsanto ovviamente dichiara che il glifosato non è cancerogeno. “Il pubblico è sempre più preoccupato per il fatto che il glifosato è presente nel cibo che mangiamo e persino nei tessuti del nostro corpo”, ha dichiarato Oswald. Queste preoccupazioni affliggono molte persone in giro per il mondo, compresi gli abitanti dell’India, dove si trova l’unica consorella della Monsanto al di fuori degli Stati Uniti.

 

COLPEVOLE!

 

Il Monsanto Tribunal è un’iniziativa internazionale della società civile che ha lo scopo di costringere il colosso della chimica a rendere conto delle violazioni dei diritti umani che ha commesso. Una giuria ha ascoltato le testimonianze delle vittime su temi come il “diritto a cibo adeguato”, l’uso del glifosato e le sementi geneticamente modificate e ha rilasciato una valutazione sulla condotta di Monsanto lo scorso aprile presso L’Aja, in Olanda. Il Tribunale ha giudicato Monsanto colpevole, stabilendo che ha infranto diritti umani fondamentali.

 

Vandana Shiva, attivista indiana, si è fieramente opposta a Monsanto sin dal 1987 ed è conosciuta a livello internazionale per la sua condanna nei confronti della politica della multinazionale. Ha definito la Monsanto un’entità “criminale” e l’ha citata in giudizio nel 1999 per contrabbando in India di cotone BT, geneticamente modificato, resistente agli insetti.

 

“Il Monsanto Tribunal ha mostrato che ha un atteggiamento criminale che non rispetta la legge”, ha dichiarato Vanda Shiva in occasione di una conferenza stampa a Calcutta. Lei e i suoi seguaci sostengono che i benefici per i contadini sono stati ampiamente sopravvalutati e che gli agricoltori indiani guadagnerebbero fino a dieci volte tanto se non investissero in sementi Monsanto.

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Krishna Vir Chaudhary, un leader degli agricoltori, si è unito a Vandana Shiva inviando alla Commissione Nazionale per i Diritti Umani un rapporto che ipotizza che Monsanto abbia intrappolato i contadini facendoli indebitare, abbia creato un monopolio sul prezzo dei semi e abbia fatto causa alle aziende agricole indiane per non aver pagato le royalties sulle sementi, cosa che infrange la legge indiana sui brevetti.

 

Alcuni ricercatori e critici di Monsanto collegano il debito con l’aumento dei suicidi fra gli agricoltori. Ma sul proprio sito internet, Monsanto sostiene che la questione è più complessa, asserendo che “l’agricoltura nell’India rurale è legata a una serie di fattori sociali che possono seminare la depressione fra i contadini…”. Si dice anche che “ricerche significative” hanno smentito la teoria secondo cui le colture OGM sono la causa dei suicidi degli agricoltori. Il Governo del Primo Ministro Narendra Modi e il Ministero dell’Agricoltura hanno dichiarato che serve un regolamento antitrust contro la politica di Monsanto, che considerano monopolistica.

 

Vandana Shiva crede che la decisione di fondersi con Bayer sia un tentativo di restaurare la propria immagine pubblica e convincere la gente che l’azienda verrà acquistata e controllata dall’azienda tedesca, mentre in realtà verrà mantenuta la medesima condotta. L’attivista dichiara di temere che la fusione darà alla multinazionale maggiore potere, che le consentirà di manipolare il Governo indiano. Ma anche la Bayer ha i suoi problemi: il suo rapporto annuale non è estraneo a controversie e problemi legali, con una lunga lista di cause. Eppure molti pensano che i contadini indiani sarebbero ancora più poveri se non ci fosse Monsanto e che, nonostante la sua cattiva reputazione, l’India abbia bisogno della sua tecnologia.

 

LA CHIAVE PER IL FUTURO

 

Bhagirath Choudhary, fondatore del Centro delle Biotecnologie dell’Asia Meridionale di Nuova Delhi, ha dichiarato che Monsanto ha aiutato l’India consegnandole la tecnologia del cotone BT nel 2002 e consentendo agli agricoltori di triplicare i propri raccolti dal 2002 al 2015. Oggi l’India produce 39 milioni di balle di cotone. La fusione con Bayer non può essere fermata secondo Choudhary, quindi l’India dovrebbe sfruttarla per trarne il maggior beneficio possibile. “Sostengo tutte quelle compagnie che hanno la tecnologia per aiutare gli indiani – ha detto Choudhary – e Monsanto è una di esse”.

 

Il suo portfolio mostra che il Monsanto Growth Venture, il ramo della compagnia che investe il capitale di rischio, è stato massicciamente dirottato sulle start-up che si occupano di biotecnologie. Ha contribuito a finanziarie neonate aziende di agricoltura digitale “che aspirano a essere le nuove Skype o Google dei sistemi di gestione dati in agricoltura”, ha detto Jason Miner, analista di Bloomberg.

 

Miner sostiene che le compagnie del settore biotecnologie come il gigante Monsanto siano fondamentali per il futuro dell’India. A complicare la situazione, molte altre aziende che si occupano di sementi e di chimica progettano di fondersi, guidate anche dalla speranza di contribuire alla crescita della popolazione di Paesi come l’India e la Cina con semi e colture geneticamente modificate.

 

Miner ha individuato anche la possibilità che le fusioni possano attenuare la competizione e diminuire l’interesse per la ricerca e lo sviluppo delle biotecnologie. Per mettersi al riparo dal predominio del mercato, i legislatori antitrust stanno esaminando meticolosamente queste compagnie, posticipando la chiusura della fusione Monsanto-Bayer a fine 2017.

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Nel frattempo alcuni attivisti, imprenditori, donne e altri rappresentanti della società civile indiana stanno studiando un modo per sostenere il proprio popolo senza l’intervento del gruppo di colossi dell’agrochimica. Vandana Shiva per esempio ha lanciato la Bija Vidypeeth o “Università della Terra” attraverso la propria organizzazione – Navdanya –, che aiuti a insegnare ai contadini i sistemi alternativi di agro-ecologia allo scopo di liberarli dei debiti e produrre cibo più sano.

 

Ma gli analisti finanziari sostengono che l’India sia un mercato in crescita in cui le grandi compagnie come Monsanto devono investire, non disinvestire. “È un mercato molto vivace per l’agricoltura”, ha dichiarato Miner, aggiungendo che il futuro porterà nuove opportunità di crescita.

 

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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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