Uova contaminate, il prezzo da pagare per il profitto delle multinazionali

Il caso delle uova contaminate da fipronil scoppiato nel nostro continente alcune settimane fa è l'ennesimo campanello d'allarme che ci deve mettere in guardia nei confronti di un'industria alimentare sempre più aggressiva, che non si fa scrupoli a sacrificare la sostenibilità ambientale e la salute umana in nome del profitto.

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Secondo il poeta, contadino e filosofo americano Wendell Berry, “mangiare è un atto agricolo”. È una bellissima espressione: quando scegli cosa mangiare, stai anche dicendo come vuoi che quella verdura venga coltivata o quell’animale allevato e macellato.

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Questo è il fondamento del movimento per il cibo sostenibile, che afferma la necessità di una filiera corta e trasparente. In pratica, sostenere questo profondo legame con il suolo e connettere idealmente la terra con il cibo, il contadino con la forchetta, sembra impossibile. Eppure, questa idea ci fornisce uno spunto di riflessione su ciò che sta accadendo nelle nostre città, invase dalle crisi alimentari – ultima in ordine di tempo, quella relativa alle uova contaminate con un insetticida tossico, il fipronil. Quest’ultimo scandalo mette in evidenza quanto siano irrilevanti il controllo e la voce in capitolo che abbiamo nei confronti del nostro sistema alimentare.

 

Ma possiamo migliorare la situazione? Se si parla di filiera trasparente, quella delle uova dovrebbe essere relativamente semplice, eppure si è rivelata confusa e caotica. Così, un singolo uovo può diventare un messaggio in codice per il sistema alimentare globalizzato, dove l’eventualità di un disastro su scala mondiale è sempre dietro l’angolo.

 

L’unico aspetto positivo di una crisi alimentare è che, come consumatori, possiamo ottenere alcune informazioni in più, anche se filtrate. In questo caso, sappiamo che la produzione di uova ha sede in Olanda (leader globale dell’esportazione di questo prodotto), dove dai 40mila ai 50mila volatili per ciascuna azienda sembrano essere stati trattati da appaltatori incaricati della pulizia con una sostanza chimica contro i pidocchi che probabilmente conteneva il pesticida incriminato. Più densamente sono ammassate le galline, maggiore è il rischio di passarsi pidocchi e altri parassiti.

 

Ci stanno dicendo di non preoccuparci perché i livelli di concentrazione di fipronil in ciascun uovo non sono tossici. Ma questo non tiene conto dell’impatto di un consumo cumulativo di molte uova o del fatto che le uova contaminate potrebbero aver viaggiato lungo la filiera per molti mesi diventando ingredienti per prodotti preparati come pasta o torte. Un altro utile consiglio per i consumatori è controllare attentamente i numeri seriali delle uova confrontandoli con quelli dei lotti infetti forniti dalle autorità tedesche. In realtà, i maggiori sforzi per rassicurare gli acquirenti sono stati compiuti a beneficio degli acquirenti tedeschi, considerati ottimi clienti e scaltri consumatori […].

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La strategia consolidata di acquistare prodotti biologici potrebbe non funzionare stavolta, visto che il fipronil è stato trovato anche in alcune uova biologiche. Ogni volta che ci si apre uno scorcio in più sull’industria alimentare, aumenta la voglia di intraprendere la strada del veganismo.

 

A tempo debito, sempre più aspetti della vicenda verranno ricostruiti e le colpe verranno attribuite – i colpevoli dello scandalo della carne di cavallo sono stati appena condannati, quattro anni dopo i fatti. Ma il responsabile principale – il “miraggio” del cibo economico, proveniente da una filiera compressa, con controlli inadeguati – non dovrà rispondere a nessuna accusa. Tutto il settore delle uova e del pollame in Europa è concentrato sull’incremento della produttività a costi inferiori, secondo le logiche del mercato globale. Eppure, la sostenibilità di questa tendenza e i costi in termini di benessere umano, animale e ambientale non sono quasi mai menzionati.

 

La corsa verso il modello americano, dove le grandi industrie allevano milioni – non migliaia – di uccelli in ciascuno stabilimento, deve continuare. I richiami di uova immesse sul mercato negli Stati Uniti sono frequenti e i produttori sono incoraggiati a stipulare polizze assicurative piuttosto che migliorare la sostenibilità dei metodi produttivi. I costi sono tutto. Per sostenere questi ritmi di produzione, sono state introdotte le cosiddette leggi Ag Gag [leggi antispionaggio relative al settore agricolo, ndt], allo scopo di impedire che organizzazioni non governative denuncino i metodi intensivi.

 

Speriamo che quest’ultimo scandalo nato in seno all’Europa stessa ci faccia capire che procedendo in questa direzione stiamo andando incontro a un gigantesco disastro.

 

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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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