Vado a vivere in un ecovillaggio! Perché?

Cresce il numero di persone che decidono di rivoluzionare la propria esistenza, abbandonare lo stile di vita urbano e abbracciare nuovi modi di abitare, basati sulla condivisione e la sostenibilità. Cosa determina la scelta di vivere in un ecovillaggio? Ecco le testimonianze raccolte in occasione dell'ultimo raduno della RIVE – Rete Italiana degli Ecovillaggi.

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“A volte il futuro abita in noi senza che lo sappiamo”, così scriveva Marcel Proust nella sua Ricerca del tempo perduto. Una scelta improvvisa, una serie di eventi, un questione di tempo, un ritorno alle proprie radici. Queste sono solo alcune delle motivazione che possono spingere delle persone a scegliere un percorso di vita condivisa

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Vogliamo raccontarvi questo percorso direttamente con i volti di chi ha deciso di intraprendere questo cammino. Cosa è successo? Cosa è cambiato? Non c’è una risposta univoca a questa domanda, ci sono solo tante storie. Storie di persone come me, e come te, che hanno deciso di rivoluzionare la loro vita.

 

“Ho scelto di vivere in un ecovillaggio per una questione di tempo”, ci racconta Vito di Habitat, “il tempo che sentivo che mi sfuggiva, il tempo che non sentivo più una cosa mia, il tempo che è denaro. Alla fine mi sono ritrovato ad esserne vittima, ora è un mio amico”. Una questione di armonia, una scelta di cambiamento per fare pace con la parte più profonda di se stessi, un tempo ritrovato.

 

Un futuro che è in noi, un qualcosa che semplicemente accade. Questo è quello che è successo a Massimo di Torri Superiore: “Non è stato un percorso ragionato, è un qualcosa che è accaduto, era da fare. I significati li ho ricostruiti vivendoli”.

 

Per altri, invece, la scelta di cambiamento combacia con un vero e proprio viaggio alla scoperta delle proprie radici. Un percorso che nasce dal desiderio di riconnettersi con una parte di sé che si è sempre avuto addosso, come ad esempio un cognome, e del quale non si è mai saputo abbastanza. “Sono Manuela Pizzi, vengo dalla Spagna”, ci racconta Manuela in un italiano perfetto, “ho iniziato a viaggiare in Italia perché tutti mi chiedevano: ma tu lo parli l’italiano? Ed io rispondevo: No!”.
 
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Diversa è la storia di Mario (Il Popolo degli Elfi). Per lui il ritorno alla terra era una condizione necessaria del suo essere. Il ricordo del nonno e la consapevolezza che “ la mia strada è sempre stata quella di tornare alla terra”.

 

Una scelta che può nascere da una delusione politica e dal desiderio di trovare strade alternative per veder trionfare i propri ideali. Una volontà di vivere un’esistenza comunitaria, una propensione all’accoglienza e alla condivisione così profonda da dar la forza di ridisegnare la propria realtà. “Una realtà anticapitalista, una realtà che rifiuta la proprietà privata, che si pone il tema delle scelte che vengono compiute in maniera del tutto egualitaria, senza leader, l’assemblea è l’unico organo decisionale”, ci racconta, soddisfatto, Alfredo di La Comune di Bagnaia.

 

Diversa, ancora, può essere la storia di chi decide di cambiare perché si rende conto di aver sempre lottato per qualcosa di effimero. Esattamente all’apice del successo, in un momento estremamente bello della propria vita, comprendere di aver bisogno di più autenticità. “Avevo bisogno di vivere una vita vera, con gente vera, dove si diceva quello che si pensava e si faceva quello che si diceva”, ci racconta Macaco della Federazione di Comunità di Damanhur. Una consapevolezza totale, ma non ingenua. Perché scegliere di vivere in comunità non è la panacea a tutti i problemi. I problemi e i conflitti sono parte integrante della nostra esistenza, ma la vita condivisa, ci sottolinea Macaco, “crea un campo che rende molto facile anche trovare delle soluzioni a delle cose che sembrano difficili da risolvere”.

 

C’è chi decide di vivere in un ecovillaggio per amore della natura, come Sara dell’ecovillaggio Habitat. Chi, come Eva Lotz, ha sempre avuto, nel suo cuore, il desiderio profondo di cambiare vita. E ancora chi, semplicemente, ha voluto offrire una vita diversa alla propria famiglia. Così è stato per Monica che ha cercato un bel luogo in cui far crescere la propria prole.

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Infine, c’è chi, come Claudio, decide di cambiare perché non si diverte più. La scelta di ritagliarsi il proprio spazio in contrapposizione ad una società che offre sempre meno. Dove la socialità è solo orizzontale, giovani con giovani. Dove non si condivide uno scambio intergenerazionale e, quotidianamente, ci si perde un enorme bagaglio di conoscenza che detengono gli anziani.

 

Questi sono solo alcune delle motivazioni di chi ha deciso di intraprendere un cammino di ricerca. C’è però un fil rouge che lega tutte le persone che ho incontrato al XXI raduno della Rete Italiana Villaggi Ecologici. Sia chi è giunto a destinazione, chi si appresta ad iniziare il cammino, sia chi ci sta solo pensando e chi ha questo desiderio che, saltuariamente, quando il giorno lascia lo spazio alla notte, fa capolino, appena prima di addormentarsi. Tutte queste persone hanno una luce negli occhi. La luce di chi decide di essere protagonista della propria vita. La luce di chi lotta per riappropriarsi del proprio tempo. La luce di chi combatte per una società migliore. Quella luminosità meravigliosa che avvolge l’essere umano quando sa che sta facendo la cosa giusta.

 

Guarda tutti i video con le testimonianze raccolte al raduno della RIVE

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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