Vivere insieme in maniera ecologica e autosufficiente: la sfida degli ecovillaggi italiani

Andrea Stagliano, copresidente della RIVE, ci racconta le nuove sfide che il mondo degli ecovillaggi italiani si trova ad affrontare, dall'autosufficienza alla costruzione di solide comunità umane, dall'apertura ai giovani ai metodi decisionali.

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Siamo nel 1996: ventuno anni orsono, quando un primo gruppo di ecovillaggi decise di unirsi in una rete. Così nacque la Rete Italiana Villaggi Ecologici, sintetizzata nell’acronimo RIVE. Oggi anche un’associazione, oltreché una fantastica eccezione in ambito europeo. A raccontarci di questa esperienza è Andrea Stagliano “coopresidente” della RIVE insieme a Riccardo Clementi. 

 

“Noi ci chiamiamo coopresidenti”, sottolinea Andrea, “per dire che condividiamo una presidenzialità. Anche questo è stato un segno importante per la nostra associazione, nel senso che ci piace la comunità anche nei ruoli di rappresentanza perché poi, in realtà, non sono ruoli di leadership, ma semplicemente noi mettiamo il volto per parlare di questo mondo che, in realtà, sono i mille volti delle persone che abitano in un ecovillaggio”.

 

Ogni comunità nasce con una propria visione, “è un qualcosa che quando nasce come sogno è veramente intimo e particolare” ci conferma Andrea, per questo non è affatto scontato che delle esperienze di comunità decidano di mettersi in rete. Tuttavia, l’insegnamento della RIVE è un qualcosa che riesce a trascendere le differenze in nome di qualcosa di più grande, in nome di ciò che c’è in comune, ovvero: la sfida dello stare insieme.

 

Uno stare insieme che, però, non si esaurisce nella sola convivenza, ma che è colmo di responsabilità. “Una responsabilità, che in qualche modo, è lunga come il nostro braccio”, ci spiega Andrea, “facciamo quello in cui possiamo arrivare e cerchiamo di farlo andando oltre a quello che potremmo fare come singoli individui, perché, andando a lavorare insieme, possiamo implementare pratiche, attingere ad una conoscenza, ad una creatività, ad un’intelligenza collettiva a cui diversamente non potremmo attingere”.

 

Una collettività che non nega la propria identità, anzi le singole identità, così come le singole pratiche, vengono messe a disposizione come spunti e canali da cui attingere. Un umile eroismo da condividere quello di chi vive “tutti i giorni puntando all’autosufficienza, dal punto di vista economico, puntando all’autosufficienza alimentare, puntando all’autosufficienza energetica”, ci conferma Andrea sorridendo e aggiungendo: “Oggi la RIVE riunisce 19 ecovillaggi, 19 ecovillaggi in costruzione e 17 progetti di ecovillaggi. È veramente un risultato molto bello”.

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Un risultato ottenuto grazie, soprattutto, al lavoro fatto in questi anni da chi continuamente ha cercato di evolvere per migliorare il gruppo, in modo che il lavoro della rete diventasse sempre più un lavoro permanente. Una crescita in grado di accogliere maggiore complessità e che, di conseguenza, ha imposto un cambiamento anche nelle metodologie organizzative. Dal metodo del consenso, che porta al superamento di maggioranza e minoranza per arrivare ad avere una decisione condivisa, alla sociocrazia, “un altro metodo decisionale, sempre di tipo consensuale, che struttura ancora di più la possibilità di lavorare in cerchi di competenze per fiducia, ricevendo dei feedback, essendo in un circuito di miglioramento continuo”, afferma Andrea.

 

Incontri sempre più intensificati, progettazione a lungo termine, maggiore organizzazione e maggiore condivisione sia delle informazioni, sia delle responsabilità. Tutti danno qualcosa e tutti ricevono qualcosa dalla rete. “In questo campo estivo”, ci porta ad esempio Andrea, “quasi l’80% del cibo, biologico non certificato, è prodotto esclusivamente all’interno degli ecovillaggi italiani. Questa è una cosa che un anno fa semplicemente non c’era, era un’idea. Ecco le cose si stanno veramente velocizzando e lo stiamo facendo perché non stiamo più tenendo le idee in poche persone, ma stiamo distribuendo questa responsabilità e questa creatività”.

 

Un altro esempio delle potenzialità della rete è stato il programma dell’incontro estivo, non solo ricco di eventi e di condivisioni, ma elevato alla quarta, perché oltre al programma classico, è stato aggiunto il programma RIVE Germogli, per i più piccini, il programma RIVE Giovani, per i ragazzi sopra i 14 anni, e il programma RIVE Piùmanico, nato per “stimolare comunicazione a cuore aperto, leggerezza e manifestazioni artistiche diffuse”. Programmi strutturati, creati in condivisione per permettere anche ai più giovani di esplorare la dimensione della comunità.

 

Una dimensione di comunità che non è solo una risposta, ma anche una sfida. Così come il tema scelto per il XXI raduno della RIVE, ovvero l’acqua. “L’abbiamo scelto perché volevamo toccare un tema che riguardasse un po’ tutte le comunità”, afferma Andrea e aggiunge “purtroppo è, anche, un tema di attualità perché tante regioni d’Italia hanno questa emergenza”. L’acqua non solo come elemento di vita, ma anche come concetto simbolico, filosofico e anche pratico. “L’acqua è un supporto fondamentale per la vita, ma anche per la vita all’interno della comunità”, ci spiega Andrea, “Perché spesso le comunità si insediano in luoghi che comportano un saggio utilizzo dell’acqua, che poi è proprio il segno distintivo del nostro prenderci la responsabilità su quel luogo”.

 

L’accesso all’acqua e il suo utilizzo come segno distintivo, la sua saggia gestione quale conditio sine qua non per la vita in comunità. In questo la rete aiuta e supporta, nella sua incessante danza tra il dare e il ricevere, un ricevere che però deve essere concepito in modo materno, un offrire incondizionato dettato solo dal riconoscimento e non dall’imposizione. Questa è la RIVE, figlia della volontà di condivisione.

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Gli ecovillaggi non sono la risposta a quelle che sono le sfide di questo tempo”, conferma Andrea, “ma possono essere una testimonianza di limite. Fino a dove ci possiamo spingere nel prenderci cura di questo pianeta? Fino a dove possiamo spingerci nell’essere ecologici? Fino a dove possiamo spingerci nell’apertura e nella condivisione con gli altri?”. Domande alle quali si sta cercando di dare risposta, consapevoli che le risposte a questi quesiti non possono giungere da una sola bocca, ma solo da un coro. Da un insieme di persone che hanno saputo affrontare il problema nella sua complessità, decidendo di mettere a disposizione le proprie competenze in vista di un obiettivo comune.

 

Questa è la sfida del nostro secolo, ma è anche la sfida che “ciascuno di noi può assumere in maniera creativa e responsabile”. Superando i timori e le diffidenze e avere il coraggio di fare la differenza unendosi con l’altro “ al di là delle resistenze, al di là delle diffidenze, al di là dei timori, al di là delle paure”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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