Autoguarigione e cambiamento: i benefici della pratica metamorfica

In cosa consiste la pratica metamorfica e in che modo può aiutarci a superare antichi blocchi e stimolare cambiamenti profondi? Ne abbiamo parlato con Luca Giussani e Simona Pavesi che nei mesi di ottobre e novembre proporranno quattro laboratori esperienziali rivolti a chi desidera conoscere da vicino questo strumento per il cambiamento semplice ed intuitivo.

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“La Pratica Metamorfica è molto intuitiva da imparare e stimola con dolcezza cambiamenti profondi nella nostra vita semplicemente attraverso lo sfioramento sui punti riflessi della colonna vertebrale, dei piedi, delle mani e della testa. Questi punti – che corrispondono anche alle aree del movimento, dell’azione e del pensiero -  contengono le memorie del periodo della gestazione”.

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Per chi fosse interessato ad avvicinarsi a questa intuitiva tecnica di autoguarigione è stato pensato un percorso di 4   incontri (1), ognuno di tre ore, per permettere a chiunque di sperimentare su se stessi e sugli altri gli effetti di un trattamento semplice e naturale.

Che cos’è la Pratica Metamorfica?
La Pratica Metamorfica propone un modo rivoluzionario di guardare la vita e contemporaneamente un mezzo per trasformarla in un periodo di profondi cambiamenti e trasformazioni. È un grandissimo strumento di autoguarigione che tutti possono imparare, per se stessi e per gli altri, per sciogliere blocchi e paure attingendo dalla forza vitale che è insita in ognuno di noi.

 

Su che principi si basa e come funziona?
Durante i nove mesi di gestazione si impianta il potenziale della vita umana: da ciò si è sperimentato che, lavorando sui riflessi della colonna vertebrale – situati sui piedi, sulle mani e sulla testa – questo periodo formativo viene riportato in luce e la struttura del tempo viene allentata. Attraverso questo lavoro, la Forza Vitale essenziale del paziente scatena le energie che erano ostacolate durante il periodo prenatale dando via libera ai processi di guarigione della mente, del corpo e dello spirito.

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In che cosa consiste?

La Pratica Metamorfica stimola con dolcezza cambiamenti profondi: consiste in uno sfioramento sui punti riflessi della colonna vertebrale, dei piedi, delle mani e della testa. Questi punti, che corrispondono anche a movimento, azione e pensiero, contengono le memorie del periodo della gestazione. Attraverso leggeri tocchi o sfioramenti si liberano le energie che sono state bloccate durante la gestazione, sciogliendo gli schemi prenatali e attivando un processo di trasformazione naturale che agisce in tutti gli ambiti dell’esistenza.

 

A chi si rivolge il seminario e chi può praticarlo?

Imparare la tecnica non è difficile: gli incontri di pratica Metamorfica sono rivolti a tutti in quanto finché c’è vita c’è cambiamento.

 

La Pratica Metamorfica infatti si impara facilmente ed è l’ideale per essere praticata in autonomia (autotrattamento) o in famiglia, da mamma-papà a figlio/a, tra coniugi, tra amici, da adulti e da bambini, anche nei casi di handicap (autismo, sindrome di down…) o di forte senso di stallo. È consigliato l’utilizzo,  come integrazione, ad altri metodi di cura ortodossi o alternativi.

 

Data la sua semplicità ed il fatto che il trattamento è solitamente piacevole e rilassante, essa può essere utilizzata una volta la settimana come strumento di crescita e di realizzazione del proprio potenziale. Il corso di Pratica Metamorfica è un’opportunità per imparare una tecnica efficace che si può fare a se stessi e agli altri, per sciogliere blocchi fisici ed emozionali, migliorando la qualità della vita.

 

1. I laboratori si terranno nelle seguenti date: 1 ottobre, 15 ottobre, 5 novembre e 26 novembre.

 

2. A condurre il corso ci saranno:

 

Luca Giussani è un Operatore Discipline Bionaturali formatosi presso la Scuola “Arte del Massaggio” di Isabella Tavilla. Iscritto al registro DBN della Regione Lombardia per le tecniche manuali olistiche, promuove e pratica trattamenti presso centri e spazi benessere a Milano.  

 

Simona Pavesi utilizza l’arte della maieutica in tutte le conduzioni di gruppi, affinché ognuno trovi lo spunto necessario per attivare la propria ricerca e la propria sostenibilità nella gestione nonviolenta dei conflitti e migliorare le proprie relazioni interpersonali. Creatività, la nonviolenza attiva e la gestione del conflitto sono il suo file rouge.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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