Cinque anni dopo… Un nuovo giro di boa!

"Sono passati cinque anni da quando sono partito per il mio primo viaggio in camper nell'Italia che Cambia. Da allora è successo di tutto. E ora? Ora è il momento di "ripartire", forse di fermarsi, forse forse forse. Non so, ma sento che presto lo saprò. Nel frattempo scrivo, nottetempo, scrivo". Le riflessioni di Daniel Tarozzi.

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Sono passati cinque anni. Sembra impossibile, sembra incredibile. Cinque interi anni da quando – proprio in queste ore – ho lasciato la mia casa di Alto per partire in camper alla ricerca dell’Italia che Cambia. Non sapevo cosa avrei trovato, non sapevo quanto sarebbe durato il mio viaggio, non sapevo cosa sarebbe accaduto dopo, non sapevo come mi sarei mantenuto economicamente. Non sospettavo minimamente che avrei scoperto un Paese così straordinariamente in fermento. Non ipotizzavo nemmeno lontanamente che da quel viaggio sarebbe nato un progetto di narrazione continua di questa Italia cangiante, né che questo stesso progetto avrebbe coinvolto quotidianamente dieci professionisti e avrebbe raggiunto oltre 1000 agenti del cambiamento, 100 associazioni intorno a 17 tavoli tematici, due portali territoriali in Italia e due in Germania, una mappa con oltre 1700 progetti, uno spettacolo teatrale, due documentari e chissà cos’altro ora sto dimenticando.

 

Sono tanti cinque anni, e non sono niente. Sono volati e sono stati interminabili. Sono stati meravigliosi, difficili, terribili, esaltanti. Non lo so, non lo so, non lo so. A volte dimentico. Dimentico i tanti volti incontrati. Ho giurato a me stesso che li avrei ricordati tutti, li avrei raccontati tutti. Il viaggio, il mio primo viaggio, quei sette mesi in camper, quelle notti a guidare da solo, con la musica nelle orecchie e le lacrime – irrazionali – che offuscavano i miei occhi. Le strade ghiacciate, la neve, i colori dei boschi di autunno, la Sicilia che esplode di gioia in primavera. I bambini, le donne e gli uomini, gli imprenditori e gli ecovillaggi, Scampia, la Carnia, le Marche, la Puglia, il Gat, il Sardex, il mio cuore che batte, le notti a parlare con Paolo, la telecamera, la macchina fotografica, il cavalletto, la borsa. La pioggia, il sole, il vento. Il camper rotto, la gomma bucata, la melanzana marcita. Verona, la notte del mio compleanno, sempre la notte. Momenti senza tempo, eterni nel mio cuore.

 

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Una bambina nel Cilento che cantava in lingua. Un regista siciliano che mi guidava attraverso la mia goffagine. Oltre l’Immoto, di Anna Tinebra e Salverico Cutuli. L’Italia che Cambia di Stefano Fucili. Due colonne sonore ad accompagnare i miei viaggi. E poi loro, i miei magnifici soci. Luca, Paolo, Andrea, Alessandra, Francesco, Giulia, Davide, Filippo, Annalisa, Daniela… Quante avventure, sogni, risate, scontri. Non so, non so perché scrivo tutto questo. So solo che sono venti giorni che penso ad oggi. A questo nuovo 9 settembre che già diventa 10. A questi cinque anni che hanno significato tutto e non hanno significato niente. Al fatto che per cambiare non bisogna cambiare e per non cambiare bisogna cambiare. Non lo so, lo ripeto. Non lo so ma lo sento. Sento che qui sta per giungere un nuovo inizio. Un nuovo inizio per me. Sento che oggi si chiude una fase della mia vita e già un’altra se ne sta aprendo. Ancora non so dove mi porterà.

 

Ma nemmeno cinque anni fa, mentre il camper lasciava quella che ora è diventata la mia casa, avevo la minima idea di cosa mi avrebbe riservato la vita. E allora eccomi qui, ancora una volta pronto a sfidare l’ignoto. Voglio interrogarmi sul senso, sul senso della vita, sul senso della morte, della nascita. Voglio affrontare le grandi paure dell’essere umano, le mie. Voglio capire cosa si nasconde dietro la vecchiaia e le sue ferite. Voglio stupirmi nuovamente per un qualcosa che non so, che proprio non potevo immaginare.

 

A ottobre ne faccio 40… Sarà per questo, direte voi. Non ci ho mai creduto molto a sti discorsi sull’età. Però ogni cultura c’ha i suoi riti di passaggio e qualcosa vorranno pur dire. Non so se sia un caso, ma è un po’ di tempo che mi sento disincantato, distaccato. Molte cose che prima avevano una grande importanza perdono per me di senso. Molte cose che molto amavo, oggi mi susciano un sorriso tiepido. Mi sento protagonista di ricorrenti dejavu, condannato a rivivere quanto ho già vissuto, senza la sopresa della prima volta. E allora no, io non ci sto a questo gioco di già visto. Mi “scolloco” anche da questa vita, per continuare a Vivere.

 

La mia casa, alla fine, l’ho trovata. Ho persino fatto un orto e preso un cane. Ora coibento, progetto, sistemo. Amo stare fermo, amo viaggiare, amo sognare. Amo. Amo chi mi ha condotto qui, in questo mondo, chi mi ha preceduto e chi mi ha affiancato e chi mi affianca. Amo le donne e gli uomini che hanno percorso questi anni con me. Amo la mia gattina Forti, la mia daimon Alba e la mia cagnolina Lilli. Quando partii nel 2012 era il 9 settembre e scelsi quella data in onore di mio nonno Lucio che era nato proprio in quella data. Quell’anno, per sette mesi, ogni 9 del mese facevo “un giro di boa” e scrivevo un relativo post. Ecco, oggi sto facendo un nuovo giro di boa. Un giro imprevisto, in direzione ostinata e contraria, ma forse no. Forse col vento in poppa. Come ho detto non lo so. Non lo so e non mi importa. Mi basta essere ancora in mare aperto, con il cielo stellato che mi sovrasta e mi guida. Di notte. Ovviamente di notte.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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