Food Coop: il supermercato etico e autogestito

Italia che Cambia è mediapartner di “Food Coop”, il film che racconta quello che è stato definito “il miglior esperimento sociale di tutti gli USA”. Fondato a Brooklyn nel 1973, Park Slope Food Coop propone prodotti di alta qualità a prezzi bassi, grazie al contributo dei soci della cooperativa, che sono al contempo lavoratori e clienti del supermarket.

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“Food Coop” è il titolo del film-documentario di Tom Boothe, regista statunitense residente a Parigi, che racconta l’esperienza del “Park Slope Food Coop” di New York.

 

Fondato a Brooklyn nel 1973 da alcuni attivisti locali, è un “supermercato cooperativo” o “supermercato collaborativo e autogestito” e aperto solo ai soci, ma al quale tutti possono aderire senza distinzioni. I soci, che oggi sono 17.000, hanno la possibilità di acquistare cibo di ottima qualità, genuino e biologico a prezzi molto più favorevoli rispetto al mercato, in cambio di circa 3 ore al mese di lavoro non retribuito. La manodopera è la voce che incide maggiormente sul prezzo finale ed è il lavoro di tutti i soci a permettere di contenere sensibilmente i costi e, quindi, vendere cibo sano a prezzi accessibili a chiunque. Pagare di più e non lavorare non è contemplato: tutti i soci sono uguali, tutti pagano la stessa quota e tutti devono farsi carico degli stessi obblighi.

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A differenza di una cooperativa alimentare, il “supermercato cooperativo” è un’associazione senza scopo di lucro perciò può avvalersi di volontariato, aiuti economici, crowdfunding, ecc. e gli eventuali utili vengono reinvestiti nel supermercato. Grazie alla totale autogestione, Food Coop applica prezzi accessibili sui ottimi prodotti e, al tempo stesso, assicura la giusta remunerazione ai produttori che lavorano con elevati standard qualitativi. Solo i soci hanno il diritto di fare acquisti a Food Coop, ma hanno anche il dovere di condividere le responsabilità dell’autogestione, pena l’esclusione dalla cooperativa.

 

Chi desidera diventare socio, quindi, deve impegnarsi a lavorare qui per 2 ore e 45 minuti ogni 4 settimane, a seconda delle proprie attitudini e delle necessità del momento. Si va dalla gestione del magazzino alle pulizie, dal carico-scarico all’amministrazione ordinaria, dalla cassa alla piccola manutenzione e al rifornimento degli scaffali. I turni iniziano prima delle 5 di mattina, quando vengono scaricate le merci e caricati i vuoti a rendere, e molti soci preferiscono fare il primo turno perché così non devono chiedere permessi: vengono qui per tre ore, poi passano da casa a cambiarsi e vanno in ufficio.

 

Nata come sperimentazione di modello economico alternativo alla grande distribuzione newyorkese, Food Coop è diventata il “miglior esperimento sociale di tutti gli USA”. Oggi realizza un fatturato annuo di circa 19,4 milioni di dollari, le vendite al metro quadrato superano di 10 volte quelle della distribuzione convenzionale e la rotazione totale dell’intero magazzino è di 70 volte all’anno contro una media statunitense di 15. I dati parlano chiaro: i prezzi sono mediamente inferiori del 40% rispetto a quelli di mercato – in particolare GDO e negozi specializzati nel biologico – e ogni famiglia risparmia in media 250 dollari al mese, circa 3.000 dollari all’anno. Per aderire a Food Coop si versa una tantum una quota di adesione di 25 dollari non rimborsabili, e un piccolo investimento di 100 dollari, rimborsabili in caso di uscita volontaria o esclusione dalla cooperativa.

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Di fronte ai vantaggi offerti da Food Coop, i soci sono ben lieti di lavorare gratis, aspettare in fila alla cassa anche per 40 minuti, viaggiare per più di due ore, prendendo due metro e due autobus, pur di fare la spesa qui, perché sanno perfettamente cosa comprano. Lavorare qui 3 ore al mese rafforza sia il senso di appartenenza, sia il senso di responsabilità nei confronti della cooperativa. Tutte le politiche e le scelte aziendali, infatti, sono il più possibile condivise – soprattutto gli acquisti. Tutti i soci hanno voce nel processo decisionale, partecipano attivamente alla gestione del supermercato e alla pianificazione della cooperativa: conoscono da dove viene il cibo e come è stato coltivato o allevato, scelgono gli alimenti da mettere sugli scaffali e sanno che i prezzi rimangono accessibili solo se ciascuno fa la sua parte contribuendo a contenere le spese e assicurare la regolare manutenzione alla struttura, dedicando un po’ del suo tempo e delle sue capacità.

 

Food Coop non ha consigli d’amministrazione o dirigenti, azionisti a cui rendere conto, jet privati o stock option da finanziare, ma solo un’Assemblea generale dei soci e alcune “commissioni”, sempre elette tra i soci, che si occupano del coordinamento dei 17.000 soci – come la commissione ambientale, la commissione disciplinare, ecc. Tutti i soci possono presentare idee e suggerimenti per migliorare la gestione della cooperativa e, una volta all’anno, tutte le proposte sono portate in Assemblea, messe all’ordine del giorno, discusse e votate. Su proposta dei soci sono nati, ad esempio, il “servizio babysitter” interno per i soci che fanno i turni e il “servizio scorta” per chi fanno la spesa – in pratica, se il socio ha molte borse pesanti, prende in prestito un carrello della spesa e un volontario lo scorta fino alla fermata della metro, dell’autobus o all’auto, lo aiuta a scaricare le borse e riporta indietro il carrello.

 

Per molti newyorkesi comprare frutta e verdura in città è proibitivo – soprattutto nei quartieri più poveri, dove l’offerta è solo cibo industriale o frutta ammuffita a prezzi elevati proprio perché ci sono alternative. Uno dei motivi principali per cui tutte le classi sociali aderiscono a Food Coop, oltre a condividerne i valori di fondo, è potersi permettere ortofrutta fresca e biologica. A Food Coop tutti possono accedere a cibo di alta qualità grazie al volontariato, alla frequente rotazione del magazzino e alla scelta di favorire i piccoli produttori biologici e OMG free.

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L’ufficio acquisti di Food Coop ha ordine di intrattenere rapporti diretti con aziende a conduzione familiare e cooperative il più possibile vicine a New York, in particolare della Pennsylvania, e di riconoscere loro prezzi equi. Ne consegue che il ricarico sull’ortofrutta fresca è solo del 20% e nessun altro supermercato in USA è in grado di fare lo stesso. Quando la differenza di prezzo tra biologico e agricoltura tradizionale non è troppo elevata, si acquista solo il bio, ma se la differenza di prezzo è sproporzionata, si comprano entrambi e si espongono uno di fianco all’altro per permettere ai soci di fare il confronto e scegliere in libertà. Se i soci chiedono di poter acquistare cibi impossibili da reperire in loco, ad es. certi tipi di frutta esotica, questi provengono comunque dal circuito biologico equo e solidale.

 

Anche se la precedenza di Food Coop va ai prodotti alimentari biologici, sani e lavorati il meno possibile, i soci possono comunque fare una spesa completa. I prodotti non alimentari seguono gli stessi principi del cibo: l’ufficio acquisti assicura l’equa remunerazione ai produttori, seleziona i prodotti col minor impatto ambientale, il più possibile locali, che rispettano i diritti dei lavoratori, cruelty free, no toxic, ecc. Infine, se alcuni soci chiedono di poter trovare anche cibi o prodotti industriali di marche molto note, l’ufficio acquisti va loro incontro acquistandoli in quantità minime e collocandoli in appositi espositori, evidenziati da cartelli chiari e ben visibili a tutti. Avendo 17.000 soci da gestire, Food Coop oggi copre il 75% dei costi di manodopera col volontariato e – per ovvie ragioni organizzative – ha un 25% di soci-lavoratori retribuiti, tutti con contratti regolari e stabili, mai precari. Questi soci-lavoratori si occupano soprattutto di contabilità e amministrazione (ufficio acquisti, bilancio, burocrazia, pagamenti) e di attività di coordinamento all’interno delle commissioni elette tra i soci.

 

Nel 2015 il regista Tom Boothe, dopo aver cercato un supermercato di simile al “Park Slope Food Coop” a Parigi e non avendo nulla, ha deciso di esportare lui stesso questo modello. Ha organizzato una raccolta fondi online ed ha fondato il supermercato “La Luove”  che ha circa 3.000 soci e una superficie di 1.500 mq. Dopo l’uscita del film sul territorio francese, sono nate molti supermercati partecipativi in tutta la Francia (ad es. Bordeaux, Tolosa, Montpellier, Bayonne, Lille, Nantes e Biarritz) e nel vicino Belgio (Bee Coop a Bruxelles).

 

 

Per quanto riguarda l’Italia il film uscirà a novembre, sarà distribuito dalla Film Compaigner Agency “Gli Azionisti”  e ogni proiezione sarà preceduta dalla presentazione di una cooperativa locale, un GAS o un gruppo di persone intenzionate a replicare il modello “Parlk Slope Food Coop” anche nella loro città. Italia che Cambia è mediapartner del progetto.

 

Nel frattempo, a Bologna è partito “Camilla – Emporio di comunità”, il progetto del primo emporio autogestito italiano. L’augurio è che l’arrivo nelle sale italiane ispiri la nascita di altri Food Coop in tutta Italia.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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