Come è nata e cos’è la finanza etica

La Finanza Etica ha come fine l’uso del denaro come mezzo e non come scopo, avendo a riferimento la persona umana. Proprio in conformità con questi principi si è sviluppato in Italia dalla fine degli anni '70 il movimento della Finanza Etica, prima con le MAG ed in seguito con la nascita di Banca Etica.

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Qui di seguito troverete un estratto di uno dei moduli di educazione critica alla finanza realizzati dalla Fondazione Finanza Etica, nell’ambito del progetto EducarCi: si tratta di una piattaforma multimediale per la formazione, gratuita e accessibile a tutti, il cui lancio è previsto per l’inizio del prossimo anno. Sulla piattaforma potrete vedere dei brevi video, realizzati in collaborazione con esperti e professori, scaricare un kit pronto all’uso (slide, video, canovacci, testi, link) per l’organizzazione di seminari e discussioni, approfondire i temi trattati, leggendo brevi schede riassuntive e continuare il percorso con collegamenti ipertestuali alle più svariate pubblicazioni e organizzazioni.

 

Sono passati ormai dieci anni dallo scoppio della crisi finanziaria ed economica globale, alcuni paesi sono riusciti a ritrovare la via della crescita mentre altri, come il nostro, sono ancora in grande difficoltà. Ciò che è certo è che poco o nulla si è fatto a livello nazionale, comunitario e globale per regolamentare il mondo della “finanza casinò”; esso infatti è lanciato più che mai in acrobatiche attività speculative, forte del suo potere di lobbying nei confronti della politica e della sensazione di impotenza nei suoi confronti condivisa dalla maggior parte dei cittadini.

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Il mondo della finanza si è completamente distaccato dalla funzione sociale cui deve i natali, ovvero la funzione di motore dello sviluppo delle attività produttive; fino a qualche decennio fa, questa funzione era ben chiara agli operatori finanziari, finanche la nostra costituzione, all’articolo 47, sancisce l’impegno da parte dello stato nella tutela del risparmio in tutte le sue forme:

 

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

 

Dal 1948 come sappiamo molto è cambiato nel mondo della finanza, ed alcuni cittadini, presa consapevolezza delle storture del sistema, sin dagli anni ‘70 hanno iniziato a porsi alcune domande: a chiedersi se fosse etico il comportamento degli istituti finanziari, dediti alla speculazione, il cui unico scopo era il raggiungimento del massimo profitto e/o della massima remunerazione possibile per i manager; se avesse una funzione sociale un settore che si occupava solo della sostenibilità economica degli investimenti senza considerare le conseguenze ambientali e sociali delle attività economiche, se fosse possibile superare i misteri del segreto bancario e organizzare democraticamente la gestione degli istituti di credito.

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Dalle domande si è passati nel tempo all’azione, con la nascita del movimento della finanza etica e di veri e propri istituti finanziari etici, che si differenziano per struttura e finalità, ma che diffondono nel mondo un modo diverso di fare banca. Per una definizione di Finanza Etica è utile riprendere le parole di Andrea Baranes, presidente della Fondazione Finanza Etica:

 

La finanza eticamente orientata si sviluppa per fornire una risposta ai problemi della finanza tradizionale. Considera l’accesso al credito un diritto umano e pone particolare attenzione ai «non bancabili». Mette al centro del proprio operato la valutazione degli impatti ambientali, sociali e sui diritti umani, ovvero le conseguenze non-economiche delle azioni economiche. Si basa su una completa trasparenza, favorendo la partecipazione di clienti e risparmiatori alla vita delle imprese con le quali ha rapporti. Non ha come obiettivo la massimizzazione del profitto, ma l’interesse dell’insieme della società. Lavora quindi con un’ottica di lungo periodo ed esclude l’utilizzo dei paradisi fiscali, del sistema bancario ombra e di altre operazioni speculative (1).

È dunque ora chiaro che la Finanza Etica abbia come fine l’uso del denaro come mezzo e non come scopo, avendo a riferimento la persona umana. Ed è proprio in conformità con questi principi che il movimento della Finanza Etica dalla fine degli anni ‘70 si è sviluppato nel nostro paese, prima con le MAG (mutue di autogestione) società cooperative che raccolgono risparmio ed erogano prestiti per i loro soci, ed in seguito con la nascita nel 1999 di Banca Etica, un istituto bancario a tutti gli effetti interamente dedicato al finanziamento di organizzazioni le cui attività sono orientate al bene comune.

 

Nello statuto di questo istituto bancario, all’articolo 5 si fa espressamente riferimento al credito quale diritto umano, alla sobrietà, trasparenza e efficienza quali valori cardine di un’organizzazione portatrice di responsabilità etica, all’attenzione alle conseguenze non economiche delle attività economiche, ad una equa distribuzione del profitto; profitto inteso come legittimo solo se generato da attività orientate al bene comune.

 

Si specifica inoltre che le attività eticamente orientate devono costituire la totalità delle attività societarie evitando così qualsiasi associazione con i programmi di responsabilità sociale d’impresa delle aziende tradizionali. Infine è importante porre l’accento sulla governance democratica di Banca Popolare Etica, società cooperativa per azioni, dove viene incentivata la partecipazione nei processi decisionali da parte dei soci e dei risparmiatori: ogni socio, indipendentemente dal numero di azioni possedute, ha diritto ad un solo voto.

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L’importanza della finanza etica in Italia è stata riconosciuta anche dal parlamento con l’inserimento nella legge di bilancio 2017 di un articolo dedicato alla finanza etica, primo riconoscimento legislativo del settore. La finanza etica, presente ormai in Italia da oltre 20 anni, dimostra ogni giorno che è possibile tenere insieme partecipazione; orientamento sociale e ambientale degli investimenti; atteggiamento non speculativo e gestione di complessità bancaria e finanziaria, dando così il suo implicito contributo all’equilibrio e alla stabilità del sistema economico-finanziario nel suo complesso.

 

Ognuno di noi può impegnarsi in prima persona per cambiare il mondo della finanza, preferendo agli istituti bancari tradizionali banche locali come le banche di credito cooperativo e le banche etiche, ed impegnarsi nelle attività delle numerose realtà associative che lottano per una regolamentazione del mondo finanziario.

 

1. A. Baranes, Finanza per indignati, Ponte alle grazie, 2012.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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