Io faccio così #187 – L’isola di Capraunica: la felicità mette radici tra i monti

Un gruppo di artisti e professionisti ha deciso di rendere Caprauna - un’area bellissima dal punto di vista naturalistico, ma quasi del tutto spopolata - un posto nuovamente pieno di vita. È così che in questo borgo semiabbandonato tra i monti in provincia di Cuneo è nata L'Isola di Capraunica, un progetto di recupero e ripopolamento dell'area.

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Circa due anni fa, all’età di 38 anni e dopo 38 anni di attesa, decido finalmente di trasferirmi tra i monti liguri in un piccolo paesino a 700 metri di altezza. Qualche mese dopo acquisto da un mio pro-zio la seconda metà della casa in cui avevo deciso di vivere. La felicità che ho provato in quel momento è indescrivibile. Un sogno si realizzava. A quel punto si trattava di trovare altre persone con cui condividere un percorso in questi monti magnifici non lontani dal mare, dolci e selvatici ma allo stesso tempo un po’ isolati.

 

Proprio quel giorno ricevo una mail da un gruppo di Milano che Cambia. C’è scritto “guardate che bello questo progetto!”. Io purtroppo ricevo centinaia di mail al giorno per cui all’inizio l’ho ignorata. Dopo pochi minuti alcuni miei amici che erano nello stesso gruppo cominciano ad inoltrarmi la stessa mail chiedendomi: “ma hai visto”?! “apri il link”. Ok, ora avevano la mia attenzione. Ci clicco sopra e… scopro che a sei minuti di auto da casa mia alcuni ragazzi di Milano stavano recuperando una borgata abbandonata con l’obiettivo di realizzare co-working analogici e digitali, festival di cinema e sulla felicità, approfondimenti sull’alimentazione vegana.

 

Incredulo gli scrivo pensando che a volte la legge di attrazione non è poi così campata in aria, e poche ore dopo mi trovo nel salotto di un ex-rudere da poco ristrutturato a sorseggiare un tè con Luca e Vittoria che mi raccontano la loro storia.

 

 

Lui, eclettico imprenditore di se stesso, ha incontrato per caso questi luoghi e ha deciso di acquistare, con pochi spiccioli (davvero pochi!) due case. Lei, imprenditrice di se stessa, ha deciso di seguirlo. Diciotto mesi dopo, nel 2017, li intervisto. Nel frattempo hanno avuto una magnifica bambina di nome Blu, il loro maiale da compagnia – Sally – si è costruita la sua tana, le coltivazioni di rapa bianca – presidio slow food – stanno andando alla grande e molte altre case sono state acquistate o ricevute in dono dai vicini. Molte persone hanno vissuto qui in questi mesi. O fissi o di passaggio. Tra questi una coppia di francesi che ha deciso di rimanere per oltre un anno.

 

“L’obiettivo è ripopolare l’area attraverso varie azioni”. – Luca va diretto al punto, nonostante una certa tendenza a divagare – “Vogliamo creare un flusso di volontari e di persone interessate allo scambio e – nel tempo – ripopolare la borgata Ruora che al momento è quasi abbandonata”.

 

Ci troviamo nel comune di Caprauna, a mille metri di altezza sul mare (che si intravede all’orizzonte). “Il progetto è nato con l’acquisto di due case a un prezzo accessibile: ho venduto il camper e con quei soldi ho acquistato le case. Ho trovato un amico che ha comprato la casa con me e abbiamo iniziato questo percorso.  Tutte le case intorno a me erano abbandonate e subito l’attenzione si è posta su una casa da sistemare a un prezzo molto vantaggioso. L’abbiamo comprata e in mezzo c’erano altre case, che erano del pastore del paese che ce le ha regalate. Abbiamo poi avuto la possibilità di comprare quelle dietro di noi e alla fine ci siamo trovati proprietari di dieci immobili (da ristrutturare). Tutte queste case ci sono costate poco meno che un singolo box auto a Milano! Le abbiamo acquistate quasi per caso e per evitare che ci crollassero in testa… Ovviamente ora dobbiamo ristrutturarle”.

 

Contestualmente hanno scritto il progetto e ribattezzato questa borgata “L’isola di Capraunica”. “Isola per il Castell’Ermo (un monte di queste zone) che in alcune situazioni meteorologiche, con le nuvole che si formano a mille metri e ne mostrano solo la punta, sembra proprio un’isola”.

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Tra gli aspetti che mi colpirono di più del progetto fin dall’inizio c’è l’idea di realizzare dei co-working a mille metri di altezza. “Il coworking in generale si sta diffondendo in tutto il mondo. Mi sembrava ‘super’ posizionarlo  quassù. Lavori sapendo che bastano pochi passi e al di là della porta sei immerso nella natura. Abbiamo deciso di creare due coworking: uno classico, digitale, e uno analogico: uno spazio isolato dove sviluppare le proprie idee nella mente e magari disintossicarsi un po’ dalla tecnologia. Ci piacerebbe creare un luogo in cui le persone vengano per sviluppare un progetto, sapendo di trovare i servizi necessari per farlo.

 

Tra gli obiettivi per il futuro c’è anche la creazione di un santuario per gli animali. Per ora è abitato solo da Sally, un maiale vietnamita di cento chili, ovviamente non lo mangiamo! Qui, infatti, pratichiamo una vita vegana. Non ci nutriamo di animali e derivati animali”.

 

Gli chiedo come sia stata l’accoglienza degli abitanti locali. “Siamo stati accolti bene dagli abitanti. Abbiamo avuto un approccio soft: ogni giorno abbiamo preparato una torta per un abitante.  Giorno dopo giorno e torta dopo torta siamo riusciti a farci accettare dai locali che ora ci guardano con meno diffidenza e interagiscono con noi in molti modi”.

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Tra gli obiettivi di Luca e Vittoria, quello di costruire un luogo felice per se stessi e per i loro figli. “Abbiamo deciso di battezzare il nostro progetto L’isola di Capraunica per una rinascita felice. Quello della felicità è un tema che sento molto forte. Sono anni che giro il mondo intervistando le persone su questo concetto. Parlare di felicità è il primo passo per essere felici! Tornare nella natura è felicità, il verde è felicità, questo è un luogo di felicità dove cercare di elaborare progetti da proporre altrove. Ci piacerebbe realizzare anche un festival su questo tema”.

 

Gli obiettivi sono molteplici e molto ambiziosi, ma nonostante le difficoltà e qualche delusione l’entusiasmo di Luca e Vittoria non sembra essere intaccato. “Mi guida ogni giorno l’insegnamento di un pastore di questi luoghi – mi spiega Luca – mi ha detto ‘fai quel che puoi‘. Questo invito è diventato per me un mantra che mi tengo dentro quando sono in difficoltà. Se posso fare una cosa la devo fare!”.

 

In questi due anni i lavori che hanno messo in atto sono tanti, anche cose che non avevano mai fatto  come ad esempio coltivare la terra: “È una esperienza molto soddisfacente, piantare il seme e avere qualcosa da mangiare. È un percorso molto gratificante e ci permette di connettere questi luoghi alle grandi città. L’anno scorso abbiamo distribuito la nostra rapa bianca di Caprauna a degli chef stellati di Milano, che hanno fatto bellissimi piatti che verranno inseriti nel menù. Vogliamo attivare una campagna di ricerca fondi per acquistare il materiale di produzione che ci serve per produrre la rapa. ”.

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Oltre a coltivare la terra Luca e gli altri si sono messi a riparare le case in prima persona (tranne per i lavori strutturali ovviamente).  “Ci siamo messi a ricostruire muri e porte. È un lavoro fisicamente molto stancante, ma non lo trovo più stancante dei lavori immateriali. Per proseguire nello sviluppo del progetto abbiamo fatto partire un’altra campagna di raccolta fondi che sta andando bene; Antonio – un operatore del terzo settore  che ho conosciuto in Cambogia diversi anni fa e che ora che opera in mihammar e ci segue dal web – è stato il primo donatore, a riprova della forza della rete. Oltre 40 persone hanno seguito il suo esempio, anche se i soldi raccolti non pagano le spese ma sono solo una piccola parte, sono segnali che più persone credono in noi, non siamo soli !!! Chiediamo 5 € un piccolo contributo per chi aiuta, una grande duplice spinta in avanti per noi.
Il contributo lo chiediamo perché siamo impegnati a tenere vive queste case ad uso collettivo per aiutare un piccolo borgo nella sua rinascita felice.
Il nostro invito è semplice: venite a trovarci!”.

 

Per partecipare alla campagna di ricostruzione dei tetti clicca qui.

 

Intervista: Daniel Tarozzi
Montaggio: Paolo Cignini

 

Il sito del progetto L’Isola di Capraunica

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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