Io faccio così #188 – LOC, un laboratorio di arte e creatività in Sicilia

Un viaggio in una nuova idea di fruizione del museo e dello spazio culturale. Nato a Capo d'Orlando, in Sicilia, nel 2013, il Laboratorio Orlando Contemporaneo (LOC) si è evoluto nel tempo in uno spazio dedicato alla cultura e all'arte in tutte le sue forme. Ne abbiamo parlato con Giacomo Miracola, responsabile del centro.

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Un centro culturale dedicato all’arte contemporanea e alla diffusione della cultura e della creatività, in un luogo della Sicilia che non aveva mai avuto centri simili. Uno spazio che è diventato un fulcro di incontro con artisti di caratura internazionale in residenza. Uno spazio fondato sull’auto-recupero dei materiali e dei locali e l’auto-organizzazione di eventi e workshop grazie al lavoro dei dipendenti pubblici precari del comune di Capo d’Orlando, alcuni dei quali sono i famosi “ASU” che attendono una stabilizzazione contrattuale da oltre venti anni.

 

Eppure non è prevalsa la rassegnazione e la lamentela, nonostante ci fossero e ci siano motivi validi: piuttosto è emersa la voglia di costruire un centro interessante e funzionale, in un contesto spesso rappresentato come scialbo e privo di iniziativa. Bisogna riconoscere che per far girare una macchina così difficile serve una spinta importante: qui è stata decisiva quella di Giacomo Miracola, anch’egli artista e promotore del Laboratorio Orlando Contemporaneo (LOC).

 

 

Facciamo un passo indietro: il Laboratorio Orlando Contemporaneo è nato a metà del 2013, quando il comune di Capo d’Orlando, con un progetto presentato intorno al 2009 alla Comunità Europea, aveva avuto accesso ad un finanziamento europeo, il POR FESR 2007-2013, finalizzato alla promozione e realizzazioni di reti, centri e laboratori per la  produzione artistica e per la promozione della creatività. Era un progetto inizialmente concepito in rete tra i Comuni di Capo d’Orlando, che era il comune capofila, il Comune di Ficarra e quello di Santo Stefano di Camastra. Capo d’Orlando aveva scommesso tutto sulla creazione di un laboratorio di videoarte, che poi è divenuto il LOC.

 

“Terminato il progetto, che contemplava solamente la fornitura di servizi tecnologici e non contemplava le spese per la copertura dei servizi culturali, abbiamo deciso di fare di necessità virtù” ci spiega Giacomo Miracola, responsabile dello spazio LOC “e insieme ad un team che ha creduto nel progetto, composto da un gruppo di sette persone (precari del Comune di Capo d’Orlando e della Regione Sicilia) abbiamo improntato il progetto sull’autogestione per portare avanti alcuni progetti in continuità con quelli intrapresi con il progetto europeo. Abbiamo iniziato dagli spazi fisici del Laboratorio: ci siamo affidati alle nostre risorse e le sale del LOC le abbiamo restaurate completamente noi, cercando di recuperare e rigenerare il materiale esistente, oltre alla realizzazione dello studio di video-arte previsto dal progetto iniziale.

 

Lo spazio di adesso è completamente nuovo e innovativo rispetto al passato. Abbiamo fatto  inoltre una catalogazione seria delle quattrocentottantacinque opere che fanno parte della collezione di ‘Vita e Paesaggio di Capo d’Orlando’. Tutto questo non ha inciso sul bilancio comunale: se prima si pensava di restaurare lo spazio con una cifra prevista di spesa compresa tra i tremila e i seimila euro, noi lo abbiamo reso funzionale con una spesa di poche centinaia di euro, compresa l’ordinaria manutenzione”.

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Le attività del LOC: le residenze e i laboratori

Oltre al recupero dei luoghi, si è posta nel tempo la necessità di programmare l’aspetto contenutistico del Laboratorio: “Attraverso il progetto europeo iniziale si nominò un curatore di questo luogo, Marco Bazzini, ex direttore del Museo Pecci di Prato e attuale direttore dell’Istituto superiore per le industrie artistiche di Firenze”, ci spiega Giacomo. “Con lui abbiamo concretizzato la possibilità di cambiare non soltanto volto alla struttura, ma abbiamo allargato quelli che erano i servizi. Tanto è vero che nel corso degli anni abbiamo portato in residenza a Capo d’Orlando artisti di fama nazionale e internazionale che hanno interagito con il territorio orlandino e le sue tematiche: cito ad esempio Mohamed Bourouissa, Giuseppe Stampone, i Masbedo. Insieme agli artisti in residenza abbiamo organizzato degli workshop a numero chiuso, ai quali hanno partecipato persone da tutta la Sicilia e dalla Calabria”.

 

Oltre alle residenze, il LOC ha organizzato nel corso degli anni dei laboratori che sono riusciti a coinvolgere giovani e persone del luogo sui temi legati alla cultura e alla creatività in senso ampio, allargando il raggio d’azione oltre l’arte contemporanea: “Noi abbiamo un po’ ribaltato il concetto tradizionale di come veniva vissuta e interpretata la mostra e la fruizione dello spazio, soprattutto con l’organizzazione di laboratori e corsi sempre organizzati nel segno dell’autogestione: siamo partiti con dei corsi di fotografia per poi finire con il Laboratorio Ubu, che è stato il grimaldello con il quale ci siamo aperti alle scuole e ai ragazzi.

 

Si trattava infatti di un laboratorio di scenografia e recitazione teatrale, un progetto durato quattro anni di carattere sociale che ha visto la partecipazione di quaranta ragazzi e che si è concluso con uno spettacolo finale. Si è così riusciti a realizzare un passaggio importante per il territorio: i ragazzi alla fine di questa esperienza si sono trovati con un background culturale un po’ più avanzato rispetto agli altri e ciò ha permesso loro di poter scegliere al meglio il proprio indirizzo universitario.

 

È un progetto che ci ha donato tanta felicità, soprattutto per la fiducia con la quale i ragazzi lo hanno affrontato. Io sono convinto che l’arte contemporanea e la cultura sul territorio debbano intraprendere un cammino simile a questo sperimentato dal Laboratorio Ubu”. E’ un auspicio quello di Giacomo, perché ultimamente l’organizzazione e la realizzazione di queste attività hanno subito uno stallo: “in passato abbiamo lavorato in sinergia con il comune di Capo d’Orlando e con l’assessorato alla cultura nella realizzazione di questi eventi. Ora c’è una situazione di stallo dovuta al passaggio di consegne e mi auguro che la nuova amministrazione sia in grado di sostenere nuovamente iniziative di questo tipo”.

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L’importanza della sinergia nell’arte: la collaborazione con Sinopsis Australis

L’importanza della rete è ormai riconosciuta in tantissimi ambiti del nostro vissuto e assume un ruolo ancora più importante in un settore delicato e fragile come quello culturale, a maggior ragione per un luogo come questo Laboratorio, che ha dimostrato la massima volontà nel rendersi strumento di collaborazione e incontro, facendosi portavoce del ruolo sperimentale insito nella cultura. A maggior ragione, in luoghi dove spesso la dimensione dell’umano è confinata in ambito provinciale, arriva la dimostrazione che questo stereotipo può essere superato grazie alla creatività e al ruolo interdisciplinare insito nell’arte.

 

“Riguardo questo vi faccio un esempio pratico: noi abbiamo da anni ormai una collaborazione con Chiara Mambro, direttrice di Sinopsis Australis. Si tratta di un programma di residenze d’arte tra Italia e Sud America: lei fa un grandissimo lavoro, concentrandosi specificatamente nell’interscambio sinergico tra artisti italiani e cileni. Noi, grazie a lei, siamo riusciti a portare in Cile le opere di Nerina Toci, una giovane fotografa italo-albanese che abbiamo scoperto attraverso i nostri laboratori e che, a detta di molti critici, esprime un talento visionario e immaginario notevole. D’altra parte ospitiamo gli artisti che vengono in residenza per Sinopsis Australis in Italia, come successo quest’anno per il cileno Nikolas Sato. È un grande risultato per questo spazio, bisogna dare la possibilità ai ragazzi di spaziare e allargare i propri orizzonti oltre al nostro territorio. Perché, in fondo, l’arte è importante perché non deve raccontare nulla. Sono gli artisti che attraverso l’arte riusciranno a trasmettere la loro interpretazione di ciò che accade nei luoghi che vivono”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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