Cesate, l’integrazione sociale cresce nell’orto

Un luogo creato dal nulla e diventato uno spazio dedicato all'agricoltura sostenibile, alla condivisione, all'accoglienza e all'integrazione dei rifugiati e delle persone con disabilità. Vi raccontiamo la nascita e l'evoluzione dell'Orto Sociale di Cesate, divenuto un punto di riferimento e fonte d’ispirazione per altre simili realtà.

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Un sogno che diventa realtà. Una storia di passione, tenacia e collaborazione, accoglienza ed integrazione, che potrebbe tranquillamente ispirare la sceneggiatura di qualche film di successo.

 

È il 2015 e ci troviamo a Cesate, un comune dell’area metropolitana di Milano, a circa 20 km dal capoluogo.
Il primo protagonista, quello che ispira il racconto, lancia l’idea e accende la miccia, è Luca Fiorelli, giovane studente al quarto anno di Agraria, quell’agricoltura che riveste la passione a cui dedicare il tempo libero e, chissà, pure il futuro, una vita intera.

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Luca, appoggiato e supportato da un amico, insegue un sogno particolare, insolito per i ragazzi della sua età: la realizzazione di un orto urbano. È un momento in cui il consumo consapevole, la sana alimentazione, la cura dell’ambiente e l’autoproduzione, nonché il ritorno alla terra, tornano a prendere forza. E l’orto è un crocevia, il punto di partenza, una creatura che richiede impegno e dedizione, quel nido dove si piantano semi, sbocciano fiori, crescono alberi e si coltivano storie.

 

I ragazzi si rivolgono ben presto al Comune e si vedono assegnare un’area destinata alla realizzazione del loro sogno. In quella zona periferica all’interno del Centro Sportivo di Cesate hanno inizio i lavori, ma si devono interrompere quasi immediatamente quando si scopre che il terreno è compatto e ricco di detriti di precedenti attività edilizie, pressoché non coltivabile. Dei due, è l’amico di Luca ad arrendersi, sconfitto dalla delusione per un progetto che appare irrealizzabile e da un ostacolo insuperabile, più forte di loro. Non più forte, però, della passione di Luca che, tramite alcune conoscenze, entra in contatto con Angelo Sofo, Presidente dell’Associazione “Orto sociale di Garbagnate”.

 

Angelo è il secondo protagonista di questa storia, in cui entra per dare la svolta, fornendo un appoggio, morale e materiale, fondamentale per concretizzare il sogno di Luca. Sarà anche per quel destino che nasconde nel nome, Angelo abbraccia subito il progetto e porta nuova linfa, con le sue conoscenze agricole di lunga data e la sua esperienza nel recupero di aree urbane in stato di degrado, aree da rilanciare, valorizzare e a cui regalare una nuova vita.

 

Il sogno di Luca è anche il sogno di Angelo: un orto urbano creato dal nulla, da vivere e condividere, bandiera di un’agricoltura sana e sostenibile, dove crea sinergie e promuovere l’integrazione. Integrazione, appunto.

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Nel Gennaio 2016 arrivano a Cesate 25 rifugiati, il Comune mette in contatto Angelo e l’educatore dei ragazzi. Una buona parte di loro, sin da subito ben disposta nei confronti dell’Orto Sociale, è fondamentale nella ripartenza dei lavori. Servono impegno, voglia di faticare e sporcarsi le mani, ma soprattutto imparare, ed i ragazzi non si tirano di certo indietro.

 

Un amico di Angelo, professionista del settore, dona il compost, ogni tipo di materiale, trovato qua e là, viene riciclato e gli si dona una nuova vita, iniziano a prendere forma i primi cassoni, si interrano i primi semi e le prime piantine.

 

La linea dell’Orto Sociale di Cesate è segnata ed i valori chiari, netti: coltivazioni biologiche, stagionalità dei prodotti, varietà per lo più autoctone, antiche ed in via d’estinzione, promozione di un’agricoltura sostenibile, e condivisione. L’orto è finalmente vivo, il sogno di Luca è realtà.

 

Verdura ed erbe, ortaggi e frutti, persino il grano monococco, poi lavorato e trasformato in pasta, biscotti e gallette, coltivato in un terreno donato da un contadino del posto. La produzione, destinata perlopiù ai soci dell’Associazione e ad altre lodevoli iniziative locali, è ricca e soddisfacente. Ma il vero successo è proprio la condivisione, il pilastro che tiene in piedi il sogno sin dall’inizio. Con il Comune si è creata una bella sinergia, la comunità si è rivelata sensibile, si avvicinano all’orto semplici cittadini e pensionati appassionati di giardinaggio, vengono coinvolti i bambini del Centro Sportivo, i rifugiati e ragazzi portatori di disabilità.

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Un progetto in costante crescita che non si ferma alla produzione, ma sfocia anche in corsi di formazione ed in alcuni eventi organizzati all’interno dell’orto stesso, come la presentazione di libri legati all’agricoltura. Luca non può che essere felice, Angelo è un fiume in piena, carico di idee e progetti, ma promette “di mantenere i piedi di terra e dedicarsi ad una cosa alla volta”, seguendo i sani principi contadini che intende tramandare.

 

L’Orto Sociale Cesate è ormai una ricchezza sociale affermata, un punto di riferimento e fonte d’ispirazione per altre simili realtà che dovrebbero nascere e divulgarsi con sempre più frequenza. Nel rispetto dell’ambiente, dei frutti che ci regala la terra, di noi stessi, e del prossimo.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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