Consumo di suolo: Italia ancora senza una legge

Asfalto e cemento continuano a coprire in modo irreversibile aree naturali e agricole del nostro Paese con pesanti effetti dal punto di vista economico, ambientale e occupazionale. “Occorre accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ormai da alcuni anni ferma in Parlamento, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio”.

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L’Italia non si è ancora dotata di una legge per limitare il consumo di suolo, che in Italia corre a ritmo incalzante. È quanto ha sottolineato ieri il WWF in occasione della Giornata Mondiale del Suolo, lanciata ogni anno da Global Soil Partnership con lo scopo di richiamare l’attenzione sull’importanza di un suolo sano e promuovere la gestione sostenibile delle risorse del terreno.

 

Nelle 14 aree metropolitane italiane prese in esame da uno studio WWF/Università de L’Aquila, la percentuale della superficie urbanizzata dagli anni 50 a oggi è più che triplicata (si è passati dal 3% di territorio urbanizzato al 10%) e in città come Milano e Napoli si è andati, nello stesso periodo ben oltre, passando dal 10 al 40% di territorio urbanizzato. In poco più di 50 anni, nelle 14 aree metropolitane italiane sono stati convertiti ad usi urbani circa 3.500 kmq di suolo, un’area di poco superiore all’intero territorio della Val D’Aosta. Negli ultimi 10 anni sono stati costruiti ben 180mila nuovi edifici.

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Secondo l’ultimo rapporto dell’Ispra, il centro studi del ministero dell’Ambiente, il consumo di suolo continua “a coprire irreversibilmente aree naturali e agricole con asfalto e cemento, edifici e fabbricati, strade e altre infrastrutture, insediamenti commerciali, produttivi e di servizio, anche attraverso l’espansione di aree urbane, spesso a bassa densità”.

 

La Coldiretti sottolinea poi che il consumo di suolo fa perdere alla produzione agricola 400 milioni di euro all’anno con pesanti effetti dal punto di vista economico, occupazionale, ma anche ambientale. La disponibilità di terra coltivata significa – spiega la Coldiretti – produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico. Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire.

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Il risultato – sostiene la Coldiretti – è che sono saliti a 7145 i comuni italiani, ovvero l’88,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l’Italia – prosegue la Coldiretti – deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola.

 

L’ultima generazione – denuncia la Coldiretti – è responsabile della perdita in Italia di oltre 1/4 della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari. Occorre – continua Coldiretti – accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ormai da alcuni anni ferma in Parlamento, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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