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12 Dic 2017

Economia domestica: come risparmiare con il metodo giapponese

Scritto da: Giorgio Avanzo

Quanti soldi spendiamo ogni giorno? E quali spese potremmo evitare per risparmiare e limitare il nostro impatto sull’ambiente? Ispirato al Kakebo giapponese, “Il quaderno dei conti in casa” è uno strumento di educazione all’economia domestica, un’agenda dove annotare i nostri bilanci e in cui trovare consigli per un consumo più responsabile.

Come membro del Gruppo Locale di Greenpeace di Udine sono stato invitato alla presentazione del libro “Il quaderno dei conti di casa – lo zen e l’arte del risparmio ecologico e solidale”. È stata una serata molto piacevole e un’occasione per far entrare a contatto alcune realtà che si occupano in un modo o nell’altro di “consumo consapevole”: Altreconomia, Banca Etica, Bilanci di Giustizia, Greenpeace, GAS Furlan, CEvi, Bottega del Mondo, FIAB. Alcune delle associazioni coinvolte si dedicano completamente a trovare un modo di consumare le merci che sia etico, che tuteli i lavoratori coinvolti nelle filiere, che rispetti l’ambiente e che in ultima analisi sia più conveniente per tutti.

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“Il quaderno dei conti di casa” è, piuttosto che un libro, un’agenda dove poter annotare i nostri bilanci privati. Trae ispirazione dal Kakebo giapponese e come molte normali agende ha una pagina dedicata ad ogni settimana sulla quale è possibile annotare le spese giornaliere. Il Kakebo si differenzia perchè ogni giorno è possibile dividere le nostre spese in: “spese essenziali”, “cultura e tempo libero”, “i piaceri della vita” e “gli imprevisti”. Inoltre all’inizio di ogni mese c’è una pagina dedicata a scrivere i propri propositi per i trenta giorni successivi e, alla fine del mese, un altro spazio è dedicato a riassumere il bilancio, sempre dividendo il tutto in categorie.

 

In questo modo sarà possibile renderci conto di come effettivamente spendiamo i nostri soldi, ponendo l’attenzione anche ad altri aspetti oltre a quello economico. Gli autori di Altreconomia hanno inserito nel quaderno anche degli spazi dedicati ad avvenimenti che non riguardano la gestione dei soldi. Potremmo annotare anche un’economia fatta di altre cose come il “mantra” della settimana, una frase che ci ha colpiti, un incontro, un’impresa sportiva, un libro ecc.

 

Cover_KAKEBO_AEPersonalmente non mi piace molto l’annotazione e il controllo di tutto questi avvenimenti. Credo che la consapevolezza abbia altre vie oltre all’analisi testuale di quello che facciamo. Tuttavia riconosco l’efficacia dello strumento, soprattutto perchè l’autore propone una modalità per compilare il nostro quaderno che potrebbe risultare piacevole. La proposta sostanzialmente è: lasciate che la compilazione del quaderno diventi una pratica meditativa. Qua entra in gioco lo Zen. Quel momento della giornata in cui ci si rilassa e ci si dedica completamente ad un’attività potrebbe diventare la compilazione del nostro quadernetto.

 

Altreconomia ha aggiunto al suo Kakebo anche spazi per le note, per fare un disegno o per annotare dell’altro. Un quaderno dei conti che sia anche diario, per dedicare qualche minuto al giorno alla scrittura manuale (arte che rischia di perdersi).

 

Capisco questo modo di vederla, ognuno di noi svolge delle attività a cui si dedica con piacere e hanno carattere meditativo (per me meditare significa dedicarsi completamente ad una cosa nel momento in cui la stai facendo, esserne totalmente assorbito, è qualcosa che rilassa e riposa). Come i monaci zen curano i loro giardini. In questo modo ci si dovrebbe approcciare all’economia domestica. Certamente un’ottima suggestione.

 

L’agenda/libro oltre agli spazi riservati alla compilazione ha anche vari contributi e consigli per consumare in maniera etica e consapevole. Possiamo trovare delle piccole note nelle pagine settimanali molto utili e 12 piccoli articoli scritti su vari temi da associazioni che hanno collaborato all’iniziativa.

 

Compilare un Kakebo per un certo periodo potrebbe darci degli strumenti molto efficaci per capire alcune cose. Per esempio si possono usare le nostre liste delle spese per fare degli approfondimenti e calcolare la nostra “impronta ecologica”! Oppure confrontare quanto costa muoversi con la macchina rispetto ad usare i mezzi pubblici.

 

Ad ogni modo durante la presentazione del libro tutti gli interessati erano d’accordo che un cambiamento profondo nella nostra società non potrà avvenire senza un cambiamento dei consumi. Rendersi conto di cosa c’è dietro a quello che acquistiamo, quel costo che non può essere espresso in moneta, il costo sociale, il costo per l’ambiente, il costo di quello che scegliamo di non-fare quando acquistiamo un prodotto che ci facilita la vita. Magari non serve annotare tutto.. ma qualche domanda è bene farsela.