TAP: la follia di un gasdotto in zona sismica

Il gasdotto TAP-SNAM è una grande opera folle e pericolosa. Taglierà l'Italia attraversando aree ad alto rischio sismico, è combattuto dalle istituzioni e dalle comunità locali, ha gravi ripercussioni sull'ambiente e sul paesaggio e, infine, è anacronistico, poiché tutta Europa sta abbandonando le fonti fossili. In questo articolo cerchiamo di capire chi lo sostiene e per quale motivo.

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Il gasdotto Snam-TAP è una grande opera che fu proposta inizialmente nel 2004 e ripetutamente bocciata nel corso degli anni sulla base della sua pericolosità, dei danni ambientali collaterali e della sua scarsa utilità. I media non hanno dato abbastanza visibilità a questo progetto che attraverserà l’Italia dalla Puglia all’Emilia Romagna correndo lungo la faglia sismica. L’idea stessa di costruire un grande gasdotto lungo una faglia sismica attiva dovrebbe essere sufficiente a far sorgere dei dubbi, ma così non è stato.

scavi-metanodotto-1Nelle regioni che saranno attraversate dal gasdotto (Puglia, Abruzzo, Marche, Umbria, Emilia Romagna) si sono formati comitati di cittadini, spesso appoggiati dai sindaci, come la sindaca di Sulmona che si è dimessa recentemente per protesta e altri 23 sindaci si sono dichiarati disposti a seguirne l’esempio. Questi comitati si stanno organizzando e coordinando per dar voce al dissenso e alla preoccupazione dei cittadini e far sì che il progetto e i problemi che comporta siano portati all’attenzione del pubblico nazionale.

 

Il gasdotto della SNAM è l’ultimo tratto di un progetto più grande che parte dall’Azerbaijan, passando per Turchia, Grecia e Albania per arrivare come TAP (Trans Adriatic Pipeline) in Puglia dove, nel sito dal quale vennero estirpati gli ulivi malati di Xylella, sorgerà un grande stabilimento per l’immagazzinaggio e pompaggio del gas verso nord. Qualcuno vede in questa coincidenza motivi di sospetto.

 

Il progetto gode di finanziamenti della Unione Europea, che lo giustifica come potenziale alternativa alla fornitura di gas proveniente dalla Russia, anche se recentemente alcuni dei finanziatori europei si sono ritirati dal progetto, forse in previsione di reazioni negative o semplicemente per la sua scarsa convenienza economica.

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Diversi elementi fanno sorgere dubbi legittimi sulle motivazioni del gasdotto. L’Azerbaijan  ha in gran parte esaurito le sue scorte di gas e petrolio; in base a un recente accordo il paese, nelle mani di un regime dittatoriale, importerà gas da Russia e Iran, per immagazzinarlo nei pozzi petroliferi esausti, per poi attendere di rivenderlo all’Europa quando i prezzi dovessero essere favorevoli. In Turchia pare che le grandi imprese che costruiranno la sezione più lunga del gasdotto siano legate in vari modi al presidente Erdoğan.

 

Per quanto riguarda l’Italia, importiamo già quasi il doppio del gas che consumiamo ed esportiamo, quindi l’idea di acquistarne ancora di più e immagazzinarlo sembra palesemente assurda, in particolare considerando che il mercato del gas è andato diminuendo costantemente nel corso degli ultimi dieci anni e che c’è una forte tendenza nel resto dell’Europa a investire in energie rinnovabili, con prevedibile progressiva riduzione del mercato dei fossili.

 

Cerchiamo dunque di capire: chi beneficerà dalla costruzione del gasdotto? In primo luogo le ditte appaltatrici, tutte grandi imprese che non porteranno nemmeno lavoro locale (una delle esche spesso usate in questi casi per rabbonire le popolazioni locali) e soprattutto la SNAM, la quale gode di una convenzione con il governo italiano che la risarcisce per il gas invenduto in giacenza nei suoi depositi. Questo dunque significa che se la SNAM acquista il gas (inutile e scarsamente vendibile) e lo immagazzina nei vari depositi che saranno costruiti, avrà un profitto in qualsiasi situazione, pagato dal denaro dei contribuenti, non ultimo attraverso i “costi di gestione” che sono caricati percentualmente sulle bollette.

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Fin qui non abbiamo ancora parlato del danno ambientale, del rischio geologico, dei rischi di incidenti e degli anni di lavori lungo l’Appennino, attraversando tre parchi naturali e zone di intatta bellezza con la costruzione di centinaia di chilometri di strade d’accesso per il traffico di veicoli pesanti.

 

Il gasdotto consiste di un tubo di 120 centimetri di diametro che partirà dalla centrale di Melendugno che, in totale disprezzo delle normative di sicurezza, sarà costruita in un’area abitata, circondata da quattro paesi e varie fattorie e casali nel raggio di totale distruzione nel caso di un incidente.

 

Un’altra importante centrale sarà costruita a Sulmona mentre varie stazioni di pompaggio, compressione e decompressione del gas sono previste lungo il percorso in vari punti strategici, incluse 15 stazioni di stoccaggio, tutte rigorosamente nel cuore della zona a massimo rischio sismico. Da Sulmona proseguirà per L’Aquila, Amatrice, Cascia, Norcia, Sellano, Visso, Preci, Foligno (con installazioni sull’altopiano di Colfiorito) per finire dopo 687 Km a Minerbio in Emilia Romagna passando da Gubbio, Umbertide, Città di Castello. 

 

Il cantiere è gigantesco ed è diviso in cinque progetti tra loro autonomi: Massafra-Biccari (194Km), Biccari-Campochiaro (70Km), Sulmona-Foligno (167Km), Foligno-Sestino (114Km), Sestino-Minerbio (142Km). Il tubo è di 120 centimetri, sarà posto a 5 metri di profondità e necessita di una servitù di 40 metri per la posa, più la costruzione di strade per consentire l’accesso dei mezzi ai cantieri e in seguito per la manutenzione, con inevitabile alterazione permanente di zone di grande bellezza paesaggistica.

 

Nel corso degli anni questo progetto è stato avversato da amministrazioni locali, che hanno ripetutamente negato i permessi a procedere, vi sono stati ricorsi al TAR, varie denunce per procedure di dubbia legalità, unanimi rapporti negativi da parte di centri di ricerca e studiosi riguardo la pericolosità del gasdotto sul percorso previsto. Anche le organizzazioni ambientaliste e i comitati di cittadini si sono opposti con fermezza, eppure pare che il progetto riesca sempre a rinascere.

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Allo stato attuale delle cose, le ruspe si metteranno in moto all’inizio dell’estate 2018, quindi l’azione coordinata di tutti coloro, cittadini e istituzioni, che hanno a cuore la gestione sostenibile del territorio, è necessaria affinché si possa fermare. Qui sotto trovate i contatti di alcuni dei comitati, una serie di documenti ufficiali del Ministero per l’Ambiente e alcuni articoli che possono esservi utili come punto di partenza. Tutta la documentazione è disponibile su web, anche se non sempre facile da trovare e spesso già resa obsoleta da nuovi sviluppi.

 

Comitato No Tap
https://www.facebook.com/comitato.notap
Movimento No Tap
https://www.facebook.com/MovimentoNoTAP
Carovana No Tap
https://www.facebook.com/events/901744009982573/
No gasdotto Snam
https://www.facebook.com/groups/355023591558616/

 

Documentazione del Ministero per l’Ambiente
http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/162
http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/MetadatoDocumento/4526
http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/155/187
http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/160/192
http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/154/186
http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/161/193
http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/162

 

Guida per l’organizzazione internazionale di ostacolo alla fornitura di fondi al progetto TAP
http://defundtap.org/host-an-action/

 

Articoli
https://left.it/2017/12/22/il-mostro-dellappennino/
http://tuttoggi.info/gasdotto-snam-dentro-al-sisma-le-proteste-dal-salento-colfiorito/386036/
http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/gasdotto-zone-sismiche/

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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