“Caro Ministro, l’inquinamento ci sta uccidendo!”

Poco coraggio nelle scelte politiche, cementificazione, mancanza di iniziative per incentivare la mobilità sostenibile... e intanto i cittadini emiliani stanno soffocando dentro a una nube di smog. L'attivista reggiano Francesco Fantuzzi si rivolge al ministro uscente Graziano Delrio chiedendo che questi temi siano messi al centro del dibattito politico ed elettorale.

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“Caro Graziano, quali impegni puoi prenderti per garantire la salute e la qualità dell’aria di milioni di persone che vivono in questa autentica fogna a cielo aperto?”. È la domanda che l’attivista reggiano Francesco Fantuzzi rivolge al ministro uscente e candidato a queste elezioni Graziano Delrio, denunciando la drammatica situazione della pianura padana, uno dei luoghi più inquinati d’Europa. 

 

Ci puoi dare qualche dato sull’inquinamento nella pianura padana e nell’area di Reggio Emilia in particolare?

 

A fotografare la situazione è Mal’Aria 2018 – “L’Europa chiama, l’Italia risponde?”, il rapporto sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane di Legambiente presentato alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria, rivolto agli otto paesi in procedura di infrazione, tra cui l’Italia. In mancanza di misure concrete saranno inevitabili salatissime sanzioni. Dal report Mal’aria emerge che, nel 2017 in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Dei 39 capoluoghi, ben cinque hanno addirittura oltrepassato la soglia di 100 giorni di smog oltre i limiti: Torino guida la classifica con il record negativo di 112 giorni di livelli di inquinamento atmosferico illegali. A Reggio Emilia si registra la situazione più critica dell’Emilia Romagna, con 83 giorni. Tutta la regione è comunque a rischio.

 

Quali sarebbe a tuo avviso le disposizioni più urgenti da adottare?

 

Non bastano blocchi giornalieri del traffico: occorrono interventi drastici sul traffico veicolare, che produce quasi la metà del particolato; quelli sul riscaldamento domestico e sull’efficientamento, altrettanto importanti, richiedono ovviamente più tempo.

 

Ecco alcune proposte:

 

- Il fermo totale per almeno 15 giorni delle auto non a metano e gas e la libera circolazione solo per quelle che trasportano almeno 3 persone;
- Il biglietto unico invernale per il trasporto pubblico a 0,50 euro, gratuito per studenti;
- Il car sharing aziendale, con incentivi fiscali per le imprese che aderiscono al sistema e rendicontano i risultati;
- L’utilizzo dell’applicazione wecity per chi sceglie di spostarsi per lavoro in bicicletta, riconoscendo benefici fiscali alle imprese i cui dipendenti aderiscono al sistema.

 

L’idea è di un gruppo di ingegneri dell’Università di Modena e Reggio Emilia che hanno creato un’applicazione per smartphone che certifica ogni grammo di anidride carbonica che non viene emesso in atmosfera e lo trasforma in “moneta virtuale” per premiare gli spostamenti urbani sostenibili. Diverse città tra cui Roma, Milano, Torino, Bologna la stanno già utilizzando: perché non Reggio Emilia dove è nata?

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A Bologna c’è il sistema Chi si muove bene si premia: se ti sposti in mobilità sostenibile puoi vincere premi, sconti e buoni spesa, grazie a un’altra applicazione per telefonini. L’app regala punti a ogni spostamento effettuato a piedi, in bici, in autobus o in treno, con il car sharing e in car pooling.  Perché non proporla anche da noi, coinvolgendo i negozi di prossimità e i piccoli produttori locali, così da sostenere anche il nostro sistema economico che più ha sofferto per la crisi?

 

Si può intervenire anche con il rilancio del sistema bici bus, con incentivi fiscali per le imprese che permettono ai propri dipendenti/genitori di partecipare accompagnando i loro figli in bicicletta. Provate alle 8 di mattina a recarvi in prossimità di una scuola e capirete. Le abitudini dei cittadini possono essere cambiate se cittadini e cittadini le percepiscono non soltanto come utili, ma anche convenienti. Le risorse investite in questi interventi compenseranno ampiamente i costi economici, sociali e ambientali causati dall’inerzia.

 

Come mai secondo te il tema della qualità dell’aria è assente dal dibattito elettorale?

 

Il motivo è, purtroppo, intuitivo: perché la classe politica teme di perdere consensi e di allarmare la popolazione locale dicendo la verità, ovvero che la situazione è drammatica. Occorrono coraggio e scelte impopolari (ma non antipopolari), ma questa classe politica non ce l’ha. Vi faccio un esempio: la recente puntata di Presa diretta, che ha parlato anche dell’uso della bicicletta nella mia città, ha preso per buone le percentuali fasulle fornite dall’intervistato. Ebbene, parlare del 25% a Reggio Emilia quando l’unico dato reale sull’utilizzo della bici come modalità di trasporto è il 16,4% del 2012 significa fare propaganda e, soprattutto, illudere la cittadinanza che il problema sia in via di soluzione. La situazione dell’aria non migliora di certo dando dati non reali; al contrario, disincentiva la creazione di consapevolezza nelle persone. Spiace che la trasmissione si sia prestata a questo gioco.

 

Puoi farci un quadro anche sulla situazione del consumo di suolo nella tua zona e spiegare come influisce sull’inquinamento atmosferico?

 

Il consumo di suolo e più in generale lo sviluppo urbanistico delle città hanno enorme influenza sull’inquinamento atmosferico in quanto la mobilità e i flussi casa lavoro, casa spesa e casa scuola sono dipendenti dalle scelte di dove collocare insediamenti produttivi e commerciali. Per fare un esempio, l’ex Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio ha approvato un Psc nel 2011 che doveva cambiare pagina rispetto al sacco del suolo avvenuto negli ultimi 20 anni ma che in realtà ha incrementato ulteriormente l’espansione del cemento di un ulteriore 34%.

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Dove finisce questo cemento? In appartamenti (a Reggio Emilia 17.000 sono vuoti e si continua a costruire), centri commerciali, capannoni industriali, a sud e e a nord della città. Una follia, se pensiamo alla staticità dei consumi a causa della crisi. Eppure questi personaggi, invece di pagare il prezzo di scelte scellerate sulla pelle dei cittadini che dovrebbero rappresentare, ricevono addirittura incarichi pubblici prestigiosi. Ogni nuovo insediamento porta con se la necessità di essere raggiunto, ma gli strumenti di mobilità pubblica non si muovono con la stessa celerità della betoniera e allora ecco migliaia di nuove auto in più che circolano. Reggio Emilia, non a caso, è 77° per tasso di motorizzazione.

 

A che punto è la mobilità ciclabile in Italia e in Emilia?

 

In Italia certamente arretrata rispetto a tante esperienze europee; in Emilia Romagna decisamente meglio, tanto che Reggio Emilia è al 1 posto per i km di piste ciclabili, oltre 200 chilometri. Ma, come accennavo sopra, le piste ciclabili non bastano se le città crescono senza controllo: in 15 anni, la mobilità in bicicletta a livello regionale è passata dal 9,5% al 9%, mentre quella in auto dal 58 al 65%.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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