GoodPlanet Foundation: l’ecologia al centro di Parigi, e delle coscienze

Nel cuore di Parigi c'è chi è determinato a portare avanti una nuova rivoluzione per difendere il Pianeta e migliorare le condizioni di vita della popolazione mondiale, partendo dalle persone che hanno più bisogno. Vi parliamo oggi della GoodPlanet Foundation e della sua incredibile sede a due passi della Senna che il nostro Roberto Vietti ha da poco visitato.

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Parigi (FR) – Siamo a due passi dalla Senna, nel cuore di Parigi. Ci troviamo davanti ad un incantevole castello, in un ampio parco pubblico di 3,5 ettari. No, non stiamo parlando di Disneyland, tutt’altro. Vi diamo tuttavia qualche indizio in più.

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Immaginatevi di trovarvi in un luogo aperto a tutti, dove ogni giorno si può scoprire e imparare qualcosa di nuovo e diverso su temi quali la permacultura, l’agroecologia, l’agricoltura sostenibile, il clima. Nella parte all’aperto vi sono degli orti che producono frutta e verdura in modo naturale e in piccola scala. Inoltre ogni week end vengono organizzate diverse attività su argomenti eterogenei, dalla moda etica all’accoglienza dei rifugiati, dal cibo sostenibile alla finanza etica.  Negli spazi espositivi del castello, invece, sono ospitate mostre fotografiche e vengono proiettati documentari o film. Spesso sopraggiungono giovani e studenti da ogni parte del mondo. E, ve lo ricordo, ci troviamo all’interno della città di Parigi.

 

Penserete che siamo del tutto impazziti ad immaginarci un posto del genere, ed invece vi dovrete ricredere, perché esiste davvero. Ci troviamo nella casa della GoodPlanet Foundation dell’immenso fotografo e ambientalista Yann – Arthus Bertrand, a Domaine de Longchamp. E l’emozione nell’entrare in questo vasto spazio è molta.

 

Ad inizio mattinata abbiamo preso appuntamento con Daphne, che ci ha accolto nel mondo della Fondazione, raccontandoci aneddoti e curiosità del loro prezioso lavoro quotidiano. Incontriamo così il direttore esecutivo della GoodPlanet Foundation, Henri Landes. Ci fa accomodare nel suo ufficio,e dopo un caffè caldo iniziamo una lunga e stimolante chiacchierata.

 

 

Ancora meravigliati dalla bellezza del luogo in cui ci troviamo e dall’accoglienza che abbiamo ricevuto, chiediamo a Henri di presentarci l’attività della Fondazione. “La Good Planet Foundation è una organizzazione che si occupa di aumentare la consapevolezza ambientale, attraverso l’educazione e la realizzazione di progetti concreti, in primis, per popolazioni che più hanno bisogno”. Fin dalle prime parole percepisco nei suoi occhi tanta determinazione. “Siamo una fondazione che cerca di unire, allo stesso tempo, due diversi valori, quello sociale con quello ambientale”.

 

E questo è ciò di cui la Fondazione si sta occupando da quando è stata creata da Yann Arthus- Bertrand nel 2005. Il primo obiettivo fu quello di focalizzarsi sulle quantità di carbonio emesse nell’atmosfera. “Realizzò – aggiunge Landes – che stavamo emettendo carbonio in una quantità troppo elevata. Ovviamente non fu l’unico ad accorgersene, ma decise di divulgare la conoscenza e la consapevolezza che era possibile compensare la quantità di carbonio che viene emessa in atmosfera”, controbilanciandola attraverso la realizzazione di progetti che non emettevano carbonio, nella stessa quantità che veniva emessa. È per questa e per altre ragioni che Yann – Arthus Bertrand, autore tra i tanti del meraviglioso documentario “Human”, decise di creare la Fondazione GoodPlanet.

 

Un luogo in cui, ogni giorno si cerca di coinvolgere il pubblico e l’opinione pubblica “sulle tematiche a noi care, su questioni legate all’ambiente o su questioni sociali”. Il parco e il castello sono divenuti pubblici da maggio del 2017.

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Gli chiediamo se, osservando la storia della GoodPlanet Foundation da quando è stata creata ad oggi, pensa che gli obiettivi desiderati sono stati raggiunti o meno, e se ipotizzava per la Fondazione un percorso di crescita più rapido o più lento rispetto a quello che è effettivamente stato. “La Fondazione – ammette con orgoglio – sta crescendo molto velocemente, soprattutto da quando abbiamo aperto al pubblico il Domaine di Longchamp”. L’apertura del parco ha in effetti permesso ai visitatori di conoscere tutti i progetti portati avanti dall’organizzazione. Inoltre sta evolvendo molto velocemente “perché abbiamo siglato alcuni interessanti e importanti accordi e progetti con grandi imprese, in grado di cambiare la vita a tante persone in tutto il mondo”.

 

Ad esempio in India stanno installando impianti di biogas per 45.000 indiani. Parliamo di 9.000 famiglie nell’India rurale. “Gli stiamo dando la possibilità di utilizzare energia rinnovabile per scaldare la loro acqua, per l’igiene personale ma anche per cucinare”. Il progetto permetterà a queste famiglie di migliorare le loro condizioni di vita. Il tutto grazie al finanziamento di grandi aziende francesi con la quali la Fondazione lavora per realizzare tali azioni. Progetti che sono dislocati in tutto il pianeta. Parliamo di 40 progetti attivi in più di 20 paesi, i quali hanno un impatto su più di 120.000 persone nel mondo. “E sta ancora aumentando il numero dei nostri progetti nel mondo, stiamo evolvendo velocemente”.

 

Per realizzare tutti questi programmi è fondamentale il rapporto con le istituzioni. Qual è il rapporto con la politica francese? “La relazione tra la GoodPlanet Foundation e le autorità politiche è molto positiva”. In effetti il Domain de Longchamp appartiene alla città di Parigi, e il municipio l’ha dato in gestione alla Fondazione con una concessione che durerà trent’anni. “E lavoriamo anche – aggiunge Henri – con la Regione e il governo nazionale, anche in questo caso sull’educazione ambientale”. La GoodPlanet Foundation è in effetti riconosciuta come ente di pubblico interesse. Per questo c’è un costante dialogo con le pubbliche autorità del governo, “che osservano come gestiamo le nostre risorse e i nostri progetti per i prossimi anni”.

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La percezione, appena eravamo arrivati a Parigi qualche giorno prima, è che sia una città in cui le cose – a qualsiasi livello e in qualsiasi campo – possano accadere. E che allo stesso tempo esse possano avere un’influenza immediata su scala globale. Sensazione più che mai confermata da questa postazione privilegiata, nel Domain de Longchamp. Ci viene in mente un quesito. E cioè se la Fondazione senta una sorta responsabilità a livello mondiale, e in egual modo, pensa che Parigi possa essere il luogo nel mondo in grado di trasformare in positivo lo stato delle cose, dal punto di vista sociale e ambientale.

 

“Parigi è una città che si sta muovendo – ci conferma Landes – per risolvere le questioni ambientali con degli obiettivi specifici ”. E più in generale la Francia “sta divenendo una nazione di riferimento nel contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici”.

 

Un lavoro, quello di Henri e di tutte le persone che sono all’interno della Fondazione, ricco di soddisfazioni. “Ogni giorno vengo in questo ufficio in questo luogo meraviglioso che cerca di lottare per migliorare le condizioni di tante persone attorno al mondo”. Aiuto che viene dato anche ai bambini di Parigi. Hanno infatti sviluppato un programma estivo che accoglie più di mille ragazzi che non hanno l’opportunità di andare in vacanza, per motivi economici o di altro genere. “Diamo loro l’opportunità di vivere una piccola fuga nella natura selvaggia – ci dice quasi arrossendo – mentre in realtà sono ancora in Parigi nella regione Île-de-France”.

Il direttore esecutivo della GoodPlanet Foundation, Henri Landes

Il direttore esecutivo della GoodPlanet Foundation, Henri Landes

Data la trasparenza e la schiettezza delle risposte di Henri, gli proponiamo un ultimo quesito, a metà tra il sarcastico e il provocatorio. Siamo stati a diversi eventi internazionali sul tema della sostenibilità, sulla decrescita e sulla transizione. Una volta, ad una di queste conferenze, una ragazza dal pubblico si è alzata dicendo che uno dei maggiori problemi di questi mondi è che risultano agli occhi delle persone poco sexy e intriganti. Molti in sala non capirono il senso di quell’intervento, eppure ci era sembrata un’analisi interessante a riguardo. Cosa ne penserà Henri Landes?

 

“C’è in effetti questo interrogativo di fondo, se la sostenibilità possa essere considerata sexy o meno”. Ci dice questa affermazione con il sorriso tra i denti. Poi si fa serio, allargando il pensiero a più ampio spettro. “Sfortunatamente abbiamo creato una sconnessione tra noi umani e il nostro ambiente. E parliamo di una sconnessione che non dovrebbe neanche esistere, perché ogni cosa che facciamo dipende dalla natura e noi siamo parte di essa”. E il ruolo della GoodPlanet Foundation è proprio quello di cercare di ricreare questa connessione, “e cerchiamo di renderla più sexy possibile”. In che modo? Attraverso l’utilizzo di molte immagini, fotografie e i video. “E questo è parte del DNA della nostra fondazione. Yann – Arthus Bertrand ha fatto un lavoro meraviglioso usando le immagini per tastare le emozioni delle persone e portarle all’azione”.

 

Conclude la sua attenta analisi confermandoci che “tutto quel che facciamo è cercare di portare le persone ad agire individualmente”. Abbiamo inquinato tanto la nostra Terra e continuiamo a farlo, “tuttavia le soluzioni tecniche esistono, e non sono così complicate. Basta usare il buonsenso”. E tali soluzioni esistono in tutti i luoghi. “La verità è che se tutti decidessimo che la nostra vita è legata alla volontà di riconnettersi alla natura – e che questo ci fa star meglio – possiamo far sì che questo cambiamento avvenga molto più velocemente di quanto immaginiamo”.

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Infine, un altro punto fondamentale per la GoodPlanet Foundation è “cercare di rimarcare quelle che sono le soluzioni”. Per certo è necessario puntare l’accento su quel che non funziona, “ma è necessario enfatizzare tali soluzioni, realizzando che non sono tecniche e neanche costose, e che non sono neanche per una élite o per una stretta cerchia di intellettuali”. Ed è questo che più importa a Yann – Arthus Bertrand e a tutti i collaboratori della sua organizzazione, “cercare di parlare a più persone possibili”. Infine, per vincere questa sfida, è necessario “agire più velocemente, perché altrimenti dovremo vedere molto più degrado e molte persone saranno costrette a soffrire”.

 

Come sempre, concludiamo la nostra piacevole intervista chiedendo a Henri Landes cosa significa e come declina nella sua vita la parola cambiamento. “Per me cambiare significa svegliarsi ogni mattina cercando di ricordare a me stesso che posso fare le mie attività in modo rispettoso dell’ambiente e degli altri uomini sulla Terra. E se non sto rispettando questi due requisiti, almeno ogni giorno, sento che sto perdendo il mio tempo”. Una sfida continua fatta di cambiamenti quotidiani, “che passano dalla comprensione che i limiti dati dalla nostra natura sono presenti proprio per preservare il nostro pianeta, che è la nostra casa”.

 

C’è alla base un’esigenza, quella di “tornare a sentire quelli che sono i nostri istinti. In questo modo potremo utilizzare quel che abbiamo e che è unico, e cioè le nostre capacità intellettuali, la nostra capacità di essere generosi e altruisti”. E tale cambiamento “è forse uno stato della mente dal quale siamo fuggiti a causa delle nostre abitudini e urgenze quotidiane”.

 

Da questo momento sapete che se vi troverete a Parigi, potrete trovare nella sede della GoodPlanet Foundation e nelle persone che ci lavorano all’interno come Henri Landes, un luogo meraviglioso dove poter riconnettersi ai propri istinti e poter osservare e studiare la realtà che ci circonda.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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