Aurora Social Street: cambiare la propria realtà attraverso l’incontro

Da oltre un anno e mezzo il quartiere Aurora ha la sua social street. Un'esperienza che continua a crescere attraverso l'incontro e azioni comuni per migliorare la convivenza fra gli abitanti, ricostruire il tessuto sociale, prendersi cura degli spazi e migliorare il quartiere. Un progetto, AliMondi, in sinergia con altre realtà del quartiere, parte dal giardino Alimonda per co-progettate e co-realizzate una nuova socialità.

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Ci sono storie che ispirano, che cambiano il nostro flusso di pensiero, il nostro modo di sentire, di percepire la realtà e di conseguenza le nostre azioni. Anche per questo sono nate le Storie di Italia che Cambia: per raccontare i protagonisti dell’Italia che è già cambiata e silenziosamente sta costruendo un nuovo paradigma culturale e un nuovo modo di vivere e agire, esempi replicabili in parte o nella loro totalità.

 

Una delle esperienze esemplari di questa possibilità è stata ed è la storia della Social Street di via Fondazza a Bologna, un esperimento di socialità urbana che dalla piccola strada del centro di Bologna ha contagiato tutta l’Italia, poi il Portogallo, il Brasile, la Nuova Zelanda, coinvolgendo decine di migliaia di persone.

 

Le social street hanno saputo usare uno strumento spesso criticato come Facebook per migliorare la convivenza fra gli abitanti della stessa via o quartiere e ricostruire il tessuto sociale. Uno strumento virtuale, pensato per intrattenere contatti con persone lontane, è servito per far incontrare dal vivo fra di loro vicini di casa con l’obiettivo di ricreare socialità. Una piccola grande rivoluzione, il cui successo è dovuto alla semplicità dell’idea.

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Proprio dalla prima social street di via Fondazza ha tratto ispirazione il quartiere Aurora a Torino. “All’inizio abbiamo chiesto proprio a loro consiglio su come muoverci e ancora oggi siamo in costante contatto – racconta Maria Grazia Montaruli, tra i fondatori di Aurora Social Street – l’iniziativa è partita da tre abitanti del quartiere in modo molto semplice e poi a poco a poco è cresciuta. Lo strumento principale di diffusione e contatto è stato Facebook; abbiamo creato un gruppo, Amici di Aurora, che si è dimostrato uno strumento molto utile e diretto. Dal virtuale siamo subito passati al reale, ci siamo incontrati per conoscerci e confrontarci, parlare di noi e delle aspettative rispetto a un gruppo di questo tipo, e per condividere idee e proposte su come migliorare alcuni aspetti del quartiere.”

 

Aurora Social Street è infatti nata con la volontà di contribuire a modificare in positivo il quartiere Aurora, una realtà storicamente particolare e che presenta molte criticità. Borgo Dora, il rione più antico che si sviluppa in prossimità del Balon, il rione Valdocco, Porta Palazzo con il mercato cittadino, corso Vigevano, corso Giulio Cesare, Borgo Rossini, “il quartiere è sempre stato un quartiere ‘povero’ e per la sua posizione, sin dagli anni ’70, un punto di riferimento per la micro criminalità e lo spaccio. Un problema che persiste ancora oggi con modalità diverse. E che purtroppo nella percezione comune, si sovrappone all’alta presenza di persone straniere. Qui il 50% dei residenti sono stranieri. Questo connubio esaspera molti dei residenti italiani e da origine a pregiudizi”, ci spiega Maria Grazia.

 

“Volevamo modificare qualcosa in modo semplice, ci siamo conosciuti tra persone e in questo oltre anno e mezzo si sono creati rapporti di scambio e supporto anche con molte associazioni che già da tempo operano nel quartiere. E siamo partiti con le azioni. Dal gruppo, che oggi utilizziamo come strumento di informazione rispetto ad iniziative interessanti proposte anche da altre associazioni o dalla circoscrizione e per piccole emergenze, siamo passati ad una pagina Facebook. Fino a costituirci come associazione “Amici di Aurora Social Street” per arrivare a presentare a CO-CITY, in collaborazione con altre associazioni, il progetto AliMondi per la riqualificazione del giardino di via Alimonda.”

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Il Giardino Alimonda, come si legge nel progetto, durante il giorno è frequentato da famiglie straniere con bambini, di notte diviene invece “terra di nessuno”, luogo di incontro di alcolizzati, spacciatori, tossicodipendenti, che oltre a rendere spiacevole e potenzialmente pericolosa la frequentazione dell’area nelle ore serali, contribuisce al degrado, sporcizia e danneggiamento del giardino, con conseguenze evidenti anche sulla frequentazione diurna.

 

“Gli italiani non ci vanno più. C’è l’idea che sia ormai un luogo perso, dove non si entra perché è pericoloso, perché ci sono gli stranieri. Invece il giardino ha notevoli potenzialità: tra i bei alberi di tiglio vi sono aree destinate ai giochi per bambini, un campo da basket-calcio, tavoli da pingpong, tavoli e panchine. Sia i residenti italiani che stranieri hanno lo stesso desiderio: vorrebbero che la zona rientrasse nella normalità. Riappropriarsi dello spazio, per tutti, questo è lo scopo. I valori in cui crediamo sono la condivisione, la partecipazione alla cura degli spazi e beni comuni, l’integrazione, l’ecosostenibilità, la promozione della cultura, la sensibilizzazione sociale ed ambientale, la solidarietà.”

 

Il Progetto AliMondi unisce le proposte di diversi soggetti attivi in Borgo Aurora, con l’obiettivo di coinvolgere la cittadinanza in una serie di iniziative che riportino gli abitanti a vivere attivamente gli spazi pubblici del proprio quartiere. Promuovendo un ricco calendario di attività co-progettate e co-realizzate con la cittadinanza e indirizzate a diverse fasce di popolazione (bambini e anziani, italiani ed emigrati, ecc).

 

“Speriamo che queste iniziative contribuiscano a far diventare il giardino un luogo di incontro sereno rendendolo nuovamente fruibile e riportando i residenti a svolgere attività collettive e all’aperto. È un segnale. Lo scopo alla fine è creare dei contatti, una rete, solidarietà tra i residenti e dare l’opportunità alle persone di origine straniera di esserci, di partecipare. Molti sono già coinvolti nel gruppo operativo e tra le associazioni che conpartecipano al progetto, oltre a Associazione Tékhné, Con MOI e A.M.E.C.E. (Association Maison d’Enfant pour la Culture et l’Education), c’è l’Associazione Islamica delle Alpi, il cui presidente ha detto: è ora che i nuovi italiani partecipino attivamente al miglioramento della città e del quartiere.

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Se da una parte l’esigenza che ha preso il sopravvento all’interno di Aurora Social Street è quella dell’integrazione e dell’informazione degli stranieri, dall’altro lo è anche aiutare gli italiani a integrarsi con gli stranieri. Crediamo che questo progetto comune possa essere l’occasione per ‘abbattere muri’ e creare arricchimento attraverso l’incontro nelle differenze.”

 

Le 17 attività proposte nell’ambito del progetto, realizzate a titolo volontario e con il sostegno della Città di Torino per i materiali, saranno di tre tipologie: pulizia, abbellimento e manutenzione partecipata degli spazi (PuliAlimonda, Amici Alberi per la riqualificazione del verde, coloriamo le panchine); animazione, condivisione, tempo libero, sport e cultura (fiabe e leggende animate, storie dei nonni, sport in strada, merende e picnic, chitarra sotto le stelle, biciclettate e itinerari in quartiere, Festa dei Vicini); opportunità, integrazione e solidarietà: dalle feste delle culture di Borgo Aurora allo spazio di vicinato solidale e alla spesa sospesa.

 

“Che bello sarebbe, se un giorno ci trovassimo tutti noi, abitanti di Borgo Aurora, con le nostre famiglie e i nostri amici, a trascorrere un pomeriggio – magari di sole – nel giardino del nostro quartiere e a viverlo come se fosse un pezzetto di casa nostra?! Forse non è un sogno così lontano! Per iniziare a realizzarlo, dovremmo sentirci bene nel nostro quartiere, proprio come se fosse un pochino la nostra casa. Un punto di inizio potrebbe essere prenderci cura, tutti insieme, di questo spazio, che appartiene a tutti”: prossimo appuntamento il 10 marzo con PuliAlimonda e il laboratorio di ecologia per i più piccoli.

 

 Articolo tratto da Piemonte che Cambia 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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