Corte del Vento, l’ecovillaggio in costruzione che cerca nuovi membri

Dopo una lunga serie di vicissitudini che ne avevano messo a rischio la sussistenza, l’ecovillaggio Corte del Vento è rinato con una visione e una compagine nuova. E ora ha ricevuto un finanziamento a fondo perduto che consentirà di costruire ulteriori alloggi. Un’occasione da non perdere per chi aspira a sperimentare la vita in una comunità intenzionale sostenibile.

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È il 2009 quando il primo gruppo di sognatori inizia ad accarezzare l’idea di un ecovillaggio nelle Prealpi vicentine. Dieci anni dopo, di quel gruppo è rimasto un unico, testardo superstite. Nel frattempo, però, Corte del Vento è diventato una realtà e oggi è pronto ad accogliere nuovi membri. Ma andiamo con ordine.

 

Andrea Stagliano si appassiona presto al mondo del “contatto”, come lo chiama lui. Ma a un certo punto della sua gioventù si accorge che la sua abilità nel co-creare occasioni di incontro, creatività e dialogo fra le persone non può più essere relegata ad una funzione di semplice svago per amici e colleghi studenti. Quanto sarebbe più bella e compiuta la sua vita se potesse condividerla con una tribù di simili, in grado di prendersi cura l’uno dell’altra, folli e belli, fieri della propria forza e onesti con le proprie debolezze? E così, quando gli arriva la notizia che proprio a Schio, dove vive, è nato un gruppo che vuole fondare un ecovillaggio, non perde tempo e vi si aggrega.

Alcuni membri del gruppo attuale di Corte del Vento

Alcuni membri del gruppo attuale di Corte del Vento

Il gruppo originario del quale fa parte, formato da 8 nuclei familiari, cerca a lungo un borgo da ristrutturare. Non trovandolo, decide di ripiegare su un terreno già edificabile vicino a Schio – in un luogo incantevole a 700 metri di altitudine – col cui proprietario si accordano per un preliminare d’acquisto. Si tratta di un terreno piccolo, in realtà, non in grado di accogliere che pochi residenti, ma con diversi appezzamenti intorno che non aspettano altro che essere rimessi in produzione e, soprattutto, con la concreta possibilità di costruire delle abitazioni in bioedilizia.

 

Nel 2010 il gruppo comincia da un lato a praticare l’agricoltura biodinamica e quella biologica naturale sui terreni circostanti, ottenuti in comodato d’uso, e dall’altro inaugura un piccolo co-housing in pianura, dove Andrea e altri membri possono già sperimentare una prima forma di convivenza. Nel frattempo i membri meno motivati lasciano la compagine, parzialmente sostituiti da altri. L’anno successivo viene costituita una cooperativa edilizia che avrà il compito di costruire la casa madre, e contestualmente nasce l’associazione che a regime si occuperà delle altre attività da svolgere per l’esterno: formazione, ristorazione, ospitalità, autoproduzione di cibo, autocostruzione. Oltre alla produzione agricola per il consumo interno, infatti, il gruppo intende valorizzare i talenti dei propri membri per creare occasioni di lavoro e di reddito che accrescano le possibilità di arrivare a una completa autosufficienza economica.

Corte del Vento vista dall’alto

Corte del Vento vista dall’alto

Ma le lungaggini burocratiche relative ai permessi per costruire e il sorgere di divergenze nella programmazione delle attività finiscono per sfaldare il gruppo. Nel 2016, nonostante i lavori della casa madre siano iniziati, sembra tutto perduto. È questo il periodo buio nel quale, tuttavia, Andrea entra ancor più in relazione con quel luogo magico. Sono le sue stesse parole a spiegarcelo: “Entravo nella Casa Madre, che incompiuta restava al centro, come si entra in un luogo sacro, portando il peso delle incertezze profonde e la luce di quel sogno che ormai si era ridotto a un lumicino. Ne uscivo ogni volta rafforzato e sollevato, con una gioia e una determinazione radicate che mi hanno permesso di essere a servizio e testimone della rinascita”.

 

E sì, perché nel giro di qualche mese la resiliente abnegazione di Andrea viene riconosciuta anche dalla RIVE, che lo elegge co-presidente assieme a Riccardo Clemente del Popolo degli Elfi.  Ma questo è solo l’inizio. Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 i quattro membri rimasti, fra cui Andrea e la sua compagna, iniziano un lavoro di visione  al quale si aggiungono presto tre nuovi membri. Questo lavoro porta una rinnovata energia al progetto, al punto che le attività agricole riprendono a pieno ritmo: oltre alle coltivazioni orticole e a quelle di frutta, viene introdotta la vite e si inizia a praticare l’agricoltura sinergica sui terreni limitrofi. Soprattutto, si ricomincia a sviluppare il senso di comunità che le vicissitudini degli ultimi anni avevano indebolito. E, come a coronamento di un processo lungo e laborioso, all’inizio del 2018 arriva la notizia bomba: Corte del Vento ha ottenuto un finanziamento a fondo perduto per realizzare 6 appartamenti in 2 edifici da costruire in bioedilizia, uno dei quali in legno e paglia.

Guarda l’intervista ad Andrea Stagliano che abbiamo realizzato al raduno estivo RIVE 2017

Guarda l’intervista ad Andrea Stagliano che abbiamo realizzato al raduno estivo RIVE 2017

 

Ora, dal momento che una parte dei membri del gruppo attuale – formato da 7 adulti e 4 bambini – non abita fisicamente nel cuore dell’ecovillaggio, Andrea e i suoi hanno pubblicato una lettera aperta con lo scopo di trovare nuclei familiari che vogliano usufruire del finanziamento per costruire la propria dimora. Si tratta di un’occasione che va colta al più presto da qualcuno che si senta predisposto alla vita in una comunità intenzionale sostenibile e che abbia un minimo di possibilità economiche di base per iniziare questo cammino. Gli interessati possono scrivere a info@cortedelvento.org, per un primo contatto.

 

Qualsiasi sia il risultato di questa ricerca, tuttavia, all’ecovillaggio Corte del Vento sono aperti al futuro, a quello che avverrà, a quello che riusciranno ad attrarre con la loro visione e il loro lavoro. Pronti ad accogliere le molte pagine che certamente sono ancora da scrivere.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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