Io faccio così #202 – Associazione 21 Luglio: superare i campi rom per combattere la discriminazione

Supportare gruppi e individui in condizioni di segregazione e discriminazione, partendo dall'infanzia e concentrandosi in particolare sulle comunità Rom, le più discriminate in Italia e in Europa. Questo l'obiettivo dell'Associazione 21 Luglio che, nata nel 2010 a Roma, è impegnata in prima linea per il superamento del sistema dei campi nomadi.

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“Un bambino Rom che oggi nasce in una baraccopoli italiana ha una vita già segnata: già sa in partenza che non potrà mai diventare un avvocato, un dottore, un ingegnere o un notaio perchè è la statistica a condannarlo. Avrà quattro possibilità su cento di arrivare alla terza media. Avrà dieci anni di aspettativa di vita in meno rispetto ad un suo coetaneo ed avrà sessanta probabilità in più di essere adottato ed entrare nel circuito di assistenza e tutela da parte dei tribunali rispetto ad un bambino non Rom. Una situazione drammatica, una vita segnata già dalla nascita. Quello che Associazione 21 Luglio vuole fare è cambiare il corso della vita di questi bambini e fare in modo che questo destino, segnato dalla nascita, possa cambiare e possa andare in una direzione diversa”.

 

Le parole che aprono la nostra storia numero duecentodue sono di Carlo Stasolla, Presidente dell’Associazione 21 Luglio, nata a Roma il 6 aprile 2010 e di cui vi raccontiamo le caratteristiche.

 

 

Innanzitutto il nome: l’Associazione si chiama così perchè il 21 Luglio di alcuni anni fa, una bambina ha visto i suoi diritti negati dalle istituzioni. Quindi l’Associazione 21 Luglio combatte, a partire dall’infanzia, per proteggere le vittime della discriminazione istituzionale ed un focus è concentrato sulle comunità Rom, “oggi ritenute e definite le comunità più discriminate in Europa e in Italia”.

 

L’Associazione conta venti persone nel suo organico, molte delle quali impegnate nell’area diritti umani e altre che lavorano nell’empowerment, cioè all’interno delle comunità Rom. L’Associazione da statuto non accetta finanziamenti pubblici, ma riesce a sostenersi grazie al sostegno di Fondazioni italiane e soprattutto estere.

 

Il lavoro dell’Associazione 21 Luglio non si ferma solamente ai bambini, ma si pone l’obiettivo più ampio di cambiare il sistema di percezione che hanno gli italiani delle comunità Rom, attraverso varie azioni rivolte ai politici, ai media, ai giornalisti, all’opinione pubblica e alla comunità, attività accomunate da un unico obiettivo: il superamento del sistema dei campi nomadi.

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Il sistema dei campi e il lavoro dell’associazione

 

Ci spiega Carlo Stasolla che “l’obiettivo dell’Associazione 21 Luglio non è quello dell’assistenzialismo ma è quello di cambiare il ‘sistema dei campi nomadi’”. L’Italia infatti oggi è definita il ‘paese dei campi’, il Paese che più di tutti ha investito risorse economiche e umane per la creazione di questi luoghi di segregazione e di marginalità, mentre appare diversa la situazione in altri Paesi d’Europa: si pensi ad esempio alla Spagna, che con la presenza del quintuplo di persone di varie comunità Rom sul proprio territorio, attraverso processi inclusivi partiti sin dagli anni ottanta, non vede l’esistenza di campi nomadi strutturati.

 

Per cercare di cambiare il “sistema campi” e diminuire la discriminazione verso queste comunità “noi lavoriamo a vari livelli: lavorando e interfacciandoci con le istituzioni, perché possano cambiare le politiche locali e nazionali. Svolgiamo una costante azione di advocacy e di difesa dei diritti umani per cercare di spingere e fare pressione sulle varie istituzioni a tutti i livelli”.

 

Il lavoro dell’Associazione 21 Luglio si espande poi al “mondo dei media, perché possano cambiare il proprio linguaggio. I media hanno una responsabilità enorme. Noi, per questo, tra le varie attività organizziamo corsi di formazione per i media e cerchiamo di lavorare con i giornalisti per una giusta informazione. Abbiamo anche un osservatorio che ogni giorno monitora centoventisei testate a livello nazionale, che è un indicatore su quella che è la responsabilità di ogni giornalista e di ogni addetto del mondo dell’informazione nell’amplificare frasi di odio di esponenti politici o di autorità nei confronti dei Rom”.

 

Un altro ambito di interesse dell’Associazione è quello dell’opinione pubblica, perché possa avere una percezione diversa delle comunità Rom: “Secondo gli ultimi dati la comunità Rom è la più discriminata in Italia: otto italiani su dieci manifestano un odio e un’aggressione nei loro confronti. Sicuramente sono loro oggi il capro espiatorio su cui vomitare tutte le colpe, quando le cose non funzionano”.

 

All’interno delle comunità Rom, inoltre, l’Associazione 21 Luglio attiva dei percorsi di accesso ai servizi per gli adulti, percorsi con le mamme e percorsi con l’infanzia, organizzando attività rivolte ai bambini dai zero ai dodici anni e dividendoli in fasce di età, attraverso il progetto “Amarò Foro” che si fonda sulla pedagogia della cittadinanza allo scopo di restituirla a chi l’ha perduta.

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Le comunità Rom in Italia e il sistema dei campi

 

Quando parliamo di Rom, Sinti e Camminanti ci riferiamo a ventitré diverse comunità composte da circa centottantamila persone presenti sul territorio nazionale. Di esse solo ventottomila, una piccola parte, è quella iper-visibile che vive nelle cosiddette baraccopoli o nei campi nomadi. “Si tratta di comunità vittime di discriminazione istituzionale e non, e che a causa di politiche discriminatorie vivono in condizioni di marginalità, segregazione e povertà urbana, vivendo in luoghi di segregazione per i quali scorrono fiumi di denaro pubblico, e su questo Mafia Capitale insegna”, ci spiega Carlo Stasolla.

 

Nella città di Roma c’è la più alta concentrazione, l’altra massiccia presenza si registra nelle grandi città e nelle periferie urbane di Milano e Napoli. Il dato particolare è che la maggior parte delle persone appartenenti alle varie comunità, circa centocinquantamila, vivono in case ordinarie, lavorano e pagano le tasse. “Però pagano questa generale discriminazione, perché spesso vivono mimetizzati nel tessuto sociale. Noi abbiamo tante storie da raccontare riguardo ragazzi, famiglie, giovani mamme che hanno avuto accesso ad una casa tramite edilizia residenziale pubblica e hanno visto la propria vita cambiare. La questione abitativa è centrale rispetto a quanto succede negli altri paesi, su questo si concentra molto del nostro lavoro. Nessuno ama vivere nel fango e dentro una baracca”, spiega Stasolla.

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Il lavoro di ricerca: le origini di Mafia Capitale

 

L’Associazione 21 Luglio svolge anche un importante lavoro di indagine e ricerca con una specifica area addetta: “Si tratta di ricerche d’indagine, che possono portare anche a delle denunce e a mostrare alla luce del sole determinate violazioni. Un esempio c’è stato sei mesi prima dello scoppio di Mafia Capitale a Roma, quando noi abbiamo presentato un importante rapporto dal titolo ‘Campi Nomadi spa’, una ricerca che ha dimostrato tutta la filiera del denaro speso attorno ai campi, con nomi e cognomi di quanti speculavano su questo sistema. Questa ricerca è stata utilizzata dagli inquirenti ed ha contribuito all’interno dell’inchiesta di Mafia Capitale ad individuare i colpevoli e a smantellare questo sistema corruttivo e criminale che si muoveva attorno alla questione Rom”.

 

I risultati

 

Concludiamo il nostro incontro con Carlo Stasolla chiedendogli una riflessione sul lavoro dell’Associazione 21 Luglio in questi quasi otto anni di attività: “In questi anni abbiamo raggiunto dei risultati importanti: prima che nascesse l’associazione era normale nell’opinione pubblica che i Rom volessero e dovessero vivere nei campi nomadi. Abbiamo fatto un grande lavoro per far comprendere come questo non sia vero e come invece il campo sia invece il luogo della discriminazione e dell’illegalità.

 

Abbiamo fatto inoltre un importante lavoro all’interno delle comunità Rom e nelle periferie della città di Roma per cercare di formare attivisti, soggetti in grado di rivendicare diritti. È un lavoro importante, anche se rimane tanto lavoro per arginare una discriminazione che dura da seicento anni”.

 

Intervista: Alessandra Profilio e Paolo Cignini
Riprese e montaggio: Paolo Cignini

 

Foto tratte dalla pagina Facebook dell’Associazione 21 Luglio