Io faccio così #204 – Calciosociale, lo sport che cambia le regole del mondo

Le squadre sono miste, ad arbitrare sono i capitani, un giocatore non può segnare più di tre gol a partita. Sono queste alcune delle regole speciali di Calciosociale, una nuova tipologia di calcio fuori dalla logica comune e dallo straordinario impatto sociale. Massimo Vallati ci racconta la genesi e lo sviluppo di questo progetto che nato a Corviale, difficile quartiere della periferia sudorientale di Roma, sta trovando positive repliche in altre aree d’Italia e del mondo.

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Esiste una serie per il web che ultimamente sta facendo parlare di sé in tutto il mondo: si chiama Stranger Things e parla di un gruppo di ragazzi che affrontano delle “brutte avventure” con un mondo parallelo chiamato “Sottosopra”, abitato da creature inquietanti.

 

Tornando sul pianeta Terra, quando raggiungiamo il Campo dei Miracoli a Roma, la sede di Calciosociale, abbiamo la sensazione di entrare in un Sottosopra al contrario, dove la bellezza e la magia hanno la meglio su un contesto segnato da decenni di violenza ed abbandono.

 

 

Siamo a Corviale, noto quartiere periferico della città di Roma famoso per il “Serpentone”, una controversa opera architettonica lunga ben 958 metri e costruita a scopo di edilizia sociale; nel corso degli anni ha via via fallito il proprio scopo, divenendo un luogo di abbandono, degrado e occupazioni abusive, ricordando le sorti delle Vele di Scampia. Le somiglianze tra i due posti non finiscono qui: anche durante la nostra visita a Scampia, proprio in prossimità delle Vele, scoprimmo delle realtà meravigliose come il Mammut e “Chi rom e chi no”.

 

Praticamente sotto il “Serpentone” troviamo il Campo dei Miracoli, sede del riuscito esperimento del Calciosociale, una nuova tipologia di calcio che, cambiando le regole del gioco, si pone l’obiettivo di promuovere i valori dell’accoglienza, del rispetto delle diversità, della corretta crescita della persona e del sano rapporto con la società, in un contesto spesso dominato da valori opposti. Il tutto in una sede recuperata al degrado e all’abbandono, dove sorge una struttura in bioedilizia che ha resistito anche ad un attentato incendiario doloso, creando una radio notturna per rispondere alle intimidazioni e vigilare sul territorio.

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Che cos’è il Calcio Sociale

 

Per spiegare il Calciosociale dobbiamo passare per Massimo Vallati, il fondatore e il simbolo di questo progetto: ex-ultrà, in reazione alle storture e alla bruttura che secondo lui caratterizza oggi il mondo del calcio, dominato da meccanismi spietati di soldi e di potere, decide di ideare e inventare un progetto che, partendo da questo amato sport, ne stravolge le regole e soprattutto esce dal campo di gioco per divenire inclusione, crescita personale e di comunità, fino a diventare recentemente uno dei fellow selezionati da Ashoka.

 

“Calciosociale è un progetto di inclusione sociale. È cambiare le regole del calcio per ridiscutere le regole del mondo”, esordisce Massimo, che è una bomba di energia e durante l’intervista fatica a stare fermo.

 

Calciosociale nasce nel 2005 nel quartiere di Monteverde a Roma, per poi arrivare nel 2009 qui a Corviale. Le dodici squadre che attualmente fanno parte del campionato del Calciosociale sono formate da otto elementi e sono composte da uomini, donne, bambini, anziani di tutte le culture e religioni, ragazzi con disabilità fisica e mentale. In una parola, tutti.

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“Un’altra regola centrale del Calciosociale è che le squadre si compongono in base a dei coefficienti: si fanno delle partite amichevoli e si dà ad ogni giocatore, uomo e donna, un coefficiente da uno a dieci, e si costruiscono squadre completamente equilibrate, dello stesso coefficiente, di modo che vince solo chi custodisce, chi si impegna di più, chi fa un lavoro di squadra, chi crea più coesione”.

 

Ogni giocatore può segnare solamente tre gol a partita, dopo tutti i membri di una squadra sono invitati a sostenere gli altri compagni a segnare, mentre i rigori li tirano i giocatori con il coefficiente minore. Giocano tutti i componenti della squadra, tant’è che ogni cinque minuti c’è una sostituzione.

 

L’altro aspetto fondamentale è l’assenza della figura dell’arbitro: “Nel Calciosociale non esiste la figura dell’arbitro, una figura che spesso serve a deresponsabilizzarci completamente e a dare la colpa dei nostri fallimenti ad una terza persona. Nel Calciosociale ogni squadra ha un responsabile e un vice-educatore, che fanno anche da arbitro della partita e si dividono la corresponsabilità nella scelta; insieme devono decidere i falli, i rigori e tutte le decisioni vanno stabilite in maniera collegiale, se i due non trovano l’accordo la partita si blocca. Con questa regola abbiamo stravolto una delle regole fondamentali del calcio, tutti ci dicevano che questa decisione avrebbe portato l’anarchia in campo e invece ha portato alla responsabilizzazione di tutta la squadra, un esercizio di democrazia e una scuola di vita”.

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Il Novantesimo pensiero: la partita prosegue fuori dal campo

 

Nel Calciosociale la partita non finisce sul campo di gioco, ma prosegue fuori con il “Novantesimo pensiero”. Ogni anno, il campionato del Calciosociale è a tema: “Anni fa ad esempio abbiamo organizzato un campionato con il tema ‘Uomini e donne uccisi dalla mafia’ e si sono confrontate squadre chiamate ad esempio Pio la Torre contro Serafino Famà”.

 

I ragazzi devono imparare a conoscere la storia di queste persone, perché finite le partite agonistiche vengono poi organizzati dei momenti di condivisione, delle vere e proprie partite fuori dal campo, che si chiamano appunto Novantesimo pensiero: in novanta minuti, esattamente come una partita di calcio, i ragazzi riflettono e raccontano all’altra squadra, tramite l’utilizzo di canzoni, video e poesie la storia delle persona o dell’argomento che rappresentano.

 

Ogni anno c’è un tema diverso legato alla giustizia, ai beni comuni, ai temi della legalità, dell’ambiente, delle materie prime e dell’acqua. Queste partite fuori dal campo hanno un punteggio, che è maggiore rispetto a quello previsto dal verdetto del campo: quattro punti, rispetto ai due del campo. In tal modo si rispetta uno dei tanti obiettivi che si pone il Calciosociale: “contribuire a creare una cittadinanza attiva molto forte e a sviluppare una coscienza critica e civile, con dei giovani che possano sentirsi protagonisti del cambiamento”.

 

Sono in corso alcuni studi, tra cui uno in collaborazione con la facoltà di Scienze Motorie dell’Università Tor Vergata di Roma, che stanno analizzando in maniera sempre più approfondita l’impatto positivo e profondo sulle comunità e sui singoli del Calciosociale, specialmente nei confronti dei ragazzi e delle ragazze in maggiore difficoltà in termini di autostima e capacità relazionali. Una trasformazione che procede di pari passo al cambiamento radicale avvenuto negli anni alla sua attuale sede.

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Il Campo dei Miracoli

 

Calciosociale nasce nel 2005, ma è nel luglio del 2009 che arriva a Corviale ed entra in possesso della struttura che è oggi la sua sede, il Campo dei Miracoli. Quando Massimo Vallati e il suo staff arrivano qui, però, la situazione è simile al Sottosopra descritto in apertura: “noi abbiamo preso questo posto che versava in condizioni di abbandono totale, degrado, in mano ad associazioni criminali. Nel corso degli anni lo abbiamo recuperato e restituito ai cittadini: oggi gruppi di adulti e ragazzi di altre zone di Roma vengono a giocare qui, con i ragazzi del Corviale”.

 

Il Campo dei Miracoli è oggi un bene pubblico, con al suo interno una struttura che ospita la sede e la palestra, realizzata in bioarchitettura: “il Corviale è grigio, con il palazzo orizzontale più lungo del mondo in uno stato perenne di degrado e abbandono, noi abbiamo voluto costruire un luogo diverso, che potesse rappresentare il motore del cambiamento. Al cemento e al grigio abbiamo contrapposto il colore del legno, del cocco, del sughero, del lino, della canapa e dell’argilla, per riconnetterci alla natura qui per lungo tempo devastata e umiliata”.

 

Grazie ad un intenso lavoro di raccolta fondi, diviso tra autofinanziamento, bandi pubblici e finanziamenti vari, oggi il Campo dei Miracoli ospita una palestra con soffitto in legno, un campo di calcio il cui intaso naturale è composto da cocco, sughero ed olio di lino, ed una sala polifunzionale. Oltre ad ospitare gruppi e iniziative da tutta Roma, al Campo dei Miracoli si organizza un Festival della Spiritualità, chiamato Triangolare della Spiritualità; inoltre questo luogo di rinascita è la sede dell’Accademia del Talento, una scuola calcio per bambini ispirata ai valori del Calciosociale, e dei Thunder Rooms, una squadra di hockey su carrozzina elettrica. Ed infine, di una radio particolare…

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Radio Impegno

 

La notte del 13 novembre 2015 si è verificato un attentato incendiario al Campo dei Miracoli. In risposta a questa intimidazione, i ragazzi del Calciosociale hanno risposto con una soluzione creativa e inclusiva: una radio notturna, chiamata Radio Impegno.

 

Tutte le notti, dalla mezzanotte alle otto, “donne, uomini e organizzazioni della società civile romana e nazionale vengono a custodire il Campo dei Miracoli, raccontando la loro esperienza e la loro attività. Un progetto partecipato, che dimostra come lo stare insieme vince sempre. I programmi spaziano su vari temi e sono di grande interesse: si organizzano concerti e raccontano spettacoli teatrali, si realizzano anche lezioni di inglese e di spagnolo e tutorial dedicati all’autoproduzione ecologica con Lucia Cuffaro ed Elena Tioli. Ci avevano dato venti giorni di vita per questa esperienza: il 30 maggio 2018 Radio Impegno festeggerà due anni di attività”.

 

Ce ne andiamo, con un po di nostalgia ma con il cuore pieno di emozione e gratitudine, lasciando finalmente libero Massimo di tornare tra i suoi ragazzi, infaticabile ed instancabile ad organizzare e dirigere il suo miracolo civile a Corviale. Da lui impariamo una lezione davvero importante: nonostante un quartiere difficile, una situazione economica instabile (Il Campo dei Miracoli si autosostiene tramite bandi e finanziamenti, ma vorrebbe aumentare il potenziale della propria struttura), un incendio e altri problemi di varia natura, Calciosociale si è imposto come uno dei progetti sociali più importanti d’Italia, premiato anche come fellow da Ashoka. Perché davvero vince solo chi custodisce.

 

Foto tratte dalla pagina Facebook di Calciosociale

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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