La montagna, antidoto alla crisi economica e di valori

Abbiamo intervistato Francesca Campora, direttore generale della Fondazione Garrone, promotrice insieme a Fondazione Cariplo del bando ReStartAlp, che supporta i progetti dei giovani imprenditori nelle aree della montagna che oggi rischiano di essere abbandonate e poco valorizzate.

restartalp 1-ant

Sono tanti i giovani che guardano alla montagna, non solo per trovare opportunità lavorative a misura d’uomo, ma anche per allontanarsi dall’alienante frenesia cittadina.  È proprio a loro che si rivolge ReStartAlp, il bando in scadenza il 16 aprile lanciato dalle fondazioni Garrone e Cariplo per sostenere i giovani con progetti imprenditoriali legati all’economia alpina. 

 

“A loro – spiega Francesca Campora, direttore generale della Fondazione Garrone – offriamo una formazione gratuita e di grande livello: il piano formativo lo chiudiamo solo quando abbiamo visto i progetti selezionati, in modo da tararlo al meglio su di loro”.

 

Perché i giovani vogliono tornare alla montagna? Cercano solo opportunità imprenditoriali o hanno anche voglia di cambiare vita?

 

Le due cose sono raramente distinte. Sono giovani che hanno già metabolizzato ciò che sta accadendo, stanno già trovando risposte, hanno anche la fortuna di essere nati nel momento giusto e lo sanno cogliere. La vita cittadina è snaturante, impone dei ritmi e un taglio materialista alla vita, allontanandoci dal reale contatto con noi stessi, con i nostri bisogni e con l’equilibrio psicofisico. Questi ragazzi hanno maggiore consapevolezza di tale equilibrio e colgono l’importanza degli spazi offerti dalle aree periferiche.

 

Hanno voglia di essere protagonisti, sono intraprendenti e la loro risposta costituisce un’alternativa a uno stile di vita che sta dimostrando tutti i suoi limiti, quindi anche la parte ideale è una bella iniezione di energia per la parte più pragmatica. Il percorso del campus funziona bene con coloro che arrivano con un minimo di competenze, ma le persone devono essere soprattutto soggetti motivati interiormente.

restartalp 1

Quali sono gli effetti positivi e tangibili sul territorio di ReStartAlp?

 

Abbiamo fatto 6 campus formando circa 90 aspiranti giovani imprenditori. Il 30% di loro riesce a realizzare il proprio progetto e adesso ci sono una ventina di imprese attive. Monitoriamo costantemente il valore formativo del campus, che consiste anche nella rete costruita in questi anni, dinamica e sempre in crescita. I risultati li stiamo appurando, siamo soddisfatti e ci rendiamo conto che il modo migliore per rinforzare e far evolvere questa esperienza è porre il campus sempre più al servizio del territorio e dei suoi attori. Nell’evento del 22 marzo abbiamo fatto un punto con alcuni imprenditori usciti dai nostri percorsi formativi, ma abbiamo incontrato Filippo Tantillo, coordinatore scientifico del team di supporto al Comitato Nazionale per le Aree Interne. Noi sappiamo che un progetto d’impresa ha migliori possibilità di riuscita se è radicato nel territorio.

 

Può citare un progetto che ben rispecchia questa visione?

 

Tularù è uno dei progetti che abbiamo sostenuto. Il suo obiettivo – ricostruire la filiera dei grani antichi nel reatino – è legato a un progetto di social valley per riconnettere il territorio e dargli valore, impattando in maniera positiva sul tessuto sociale. Questa è la forza di questi ragazzi: la consapevolezza del fatto che non faranno solo impresa, ma rivitalizzeranno il territorio e diventando suoi alleati ed espressione della sua identità.

 

Anche alla luce delle esperienze di ReStartApp e Attivaree, qual è la situazione delle aree interne italiane e quali sono gli interventi più urgenti?

 

L’idea nasce dal fondatore Riccardo Garrone,uomo d’impresa ma anche abitante dell’appennino, dove c’erano grandi risorse naturali, un patrimonio di culture, di colture e di saper fare che si sono persi nel tempo per colpa dello spopolamento e dell’industrializzazione. Oltre a un mancato presidio, che nella nostra regione – la Liguria – dire anche pericolo idrogeologico, c’è anche un mancato sviluppo sociale ed economico. Questo è quello che vediamo oggi in maniera più eclatante e che rappresenta l’urgenza più evidente. Vogliamo agevolare i ragazzi che vogliono andare in questa direzione.

restartalp  2

Ci sono altre realtà che stanno seguendo il vostro esempio supportando le aree interne?

 

Abbiamo una rete di partner importante perché sappiamo che questo percorso va fatto insieme ad altri. Noi auspichiamo che le partnership si estendano il più possibile perché questo è un elemento di successo. Fortunatamente la risposta è positiva, ci contattano costantemente tante altre realtà.

 

Perché il limite dei 35 anni e perché non aprire anche agli over?

 

È una riflessione giustissima. Da qualche punto bisogna partire e noi volevamo concentrarci sui giovani. Poi abbiamo cominciato a renderci conto che questo tema dell’età si poneva continuamente ed ha iniziato a essere uno stimolo di cui stiamo già tenendo conto, pensando a un campus che in futuro sia al servizio del territorio a trecentosessanta gradi, in cui l’età non rappresenti un limite. L’età non deve essere escludente rispetto ad altre energie buone che arrivano dal territorio e in futuro ne terremo conto.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

Ti è piaciuto questo articolo? Se vuoi sostenere il nostro lavoro e permetterci di dare voce all'Italia che Cambia attivati anche tu, diventa un Agente del Cambiamento.

Leggi anche