Un’altra storia: a Roma il Festival dell’Impegno civile

Un ricco programma di incontri ed eventi e un’opera-dibattito su mafie, antimafia e cittadinanza attiva e responsabile, con l’obiettivo di rimettere al centro dell’agire collettivo ciò che ogni cittadina e cittadino può fare per migliorare il luogo in cui vive. Dal 21 al 29 marzo si terrà al Teatro India di Roma la prima edizione di “Un'altra storia. Festival dell'impegno civile”, promosso da Teatro di Roma e CO2-Crisis Opportunity Onlus. In scena anche “Dieci storie proprio così terzo atto”.

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Cosa possiamo fare noi di concreto per combattere il disincanto, la corruzione e il malaffare? Da questa domanda è nata l’esigenza di un confronto e la volontà di raccogliere insieme le innumerevoli realtà di resistenza che in questi anni sono emerse intorno allo spettacolo Dieci storie proprio così (ormai alla sua terza edizione). Ha così presto vita l’ideazione di “Un’altra storia. Festival dell’impegno civile”, che si svolge al Teatro India di Roma in concomitanza con lo spettacolo “Dieci storie proprio così terzo atto” (1).

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Il Festival apre i battenti mercoledì 21 marzo alle 19, in concomitanza con la XXIII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

 

Teatro di Roma e Associazione CO2 Onlus, insieme ad Italia che Cambia e altre associazioni che partecipano all’organizzazione dell’evento, portano nella Capitale un ricco programma di incontri ed eventi, ospiti da tutta Italia e l’opera-dibattito su mafie, antimafia e cittadinanza attiva e responsabile, con l’obiettivo di rimettere al centro dell’agire collettivo ciò che ogni cittadina e cittadino può fare per migliorare il luogo in cui vive.

 

L’obiettivo è quello di confrontarsi, approfondire, non abbassare la guardia: cominciare a farci caso. Parteciperanno artisti, studenti, magistrati, giornalisti e associazioni. Il tutto in uno spazio comune, dove stare insieme e raccontare un paese capace ancora di sorprendere.

 

 

“La nostra è una chiamata alla città di Roma, una chiamata alla partecipazione attiva – spiega Giulia Minoli, ideatrice del Festival e autrice dello spettacolo teatrale –. Professori, studenti, professionisti… chiunque può e deve fare la sua parte semplicemente guardandosi intorno, cercando di comprendere la realtà e dando il suo contributo al cambiamento. ‘Facci caso’, ci piace dire alle persone che incontriamo con il nostro spettacolo e che parteciperanno al Festival. L’antimafia e l’impegno civile sono patrimonio di tutti, grandi e piccini”.

 

“La preziosità di questa operazione è nel suo essere insieme sociale, culturale, educativa; la sua efficacia nell’essere una creazione che attiva processi di responsabilità e nel suo essere uno spettacolo realizzato da giovani interpreti per i loro coetanei, e per tutti noi – dichiara il direttore del Teatro di Roma, Antonio Calbi – Quest’anno, poi, la nuova edizione di Dieci storie proprio così diventa il cuore del festival nel quale si intrecciano altre storie rivolte a tutti coloro che si sentono parte di una comunità e anche a coloro che, come i bambini, debbono essere formati a essere cittadini migliori”.

Lo spettacolo "Dieci storie proprio così terzo atto" in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli

Lo spettacolo “Dieci storie proprio così terzo atto” in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli

Per il programma del festival clicca qui 

Sono previste riduzioni limitate. Scrivere a info@unaltrastoria.eu 

 

1. LO SPETTACOLO “DIECI STORIE PROPRIO COSÌ, TERZO ATTO”. “Dieci storie proprio così terzo atto” è uno spettacolo di Emanuela Giordano e Giulia Minoli con Daria D’Aloia, Vincenzo d’Amato, Tania Garribba, Valentina Minzoni, Alessio Vassallo, e con Tommaso Di Giulio (chitarre e autore delle musiche) e Paolo Volpini (batteria). L’opera-dibattito, parte integrante del progetto “Palcoscenico della legalità”, è alla sua terza edizione drammaturgica, totalmente inedita, e racconta un’Italia poco conosciuta: il sindaco che combatte le logiche mafiose che intossicano la sua città, il commercialista che contrasta il rapporto tra aziende e denaro sporco, il giornalista, il collaboratore di giustizia, il testimone. Aziende, università, comunità che ci propongono un modo diverso di concepire le risorse economiche, gli spazi comuni, la nostra stessa esistenza. È una “ragionata” provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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