Amka: dal seme alla sovranità alimentare in Guatemala

Contribuire al raggiungimento della sicurezza alimentare e della sostenibilità sociale, economica ed ambientale del Petén, una delle regioni più povere del Guatemala. Questo l'obiettivo del progetto di Amka Onlus. Tra le azioni in programma vi è la piantumazione di 15.000 alberi da frutto che permettono in tempi brevi di godere di un'alimentazione più variata e sana.

Valerio e i campesinos

Roni, il referente di Amka in Guatemala, con il logo di Creciendo Unidos

Roni, il referente di Amka in Guatemala, con il logo di Creciendo Unidos

Creciendo Unidos è il progetto di Amka per garantire, attraverso la permacultura, la sicurezza alimentare, e la sostenibilità sociale, economica e ambientale del Petén, Guatemala. Ma al momento di partire, il finanziatore principale non ha potuto confermare l’immediato contributo economico alle attività, costringendo la Onlus a iniziare un crowdfunding. Ora la meta è di nuovo vicina, ma c’è bisogno di un altro piccolo sforzo.

 

CHI È AMKA
L’Associazione Amka nasce nel 2001 grazie all’iniziativa di un gruppo di italiani – tra i quali l’attuale Presidente Fabrizio Frinolli Puzzilli – rimasti colpiti dalle condizioni di vita di alcuni loro amici congolesi. In pochi anni l’ONG, con le sue attuali 30 persone sul campo e gli 11.500 beneficiari, è diventata un punto di riferimento nella cooperazione internazionale in Congo.

 

Il metodo scelto da Amka (che in Swahili vuol dire “alzati” o “svegliati”) è quello di operare in maniera integrata sulle leve principali che possono determinare lo sviluppo armonico di una comunità, in particolare sull’istruzione, la salute e le attività produttive. I progetti sono legati tra loro in modo trasversale e le popolazioni locali non sono semplici beneficiarie, ma soggetti attivi che esprimono necessità ed elaborano, da protagoniste, le strategie per farvi fronte. Aspetto costitutivo di tale approccio è l’empowerment (in italiano “rendere capaci di”), che consiste nello stimolare e sostenere le capacità delle persone attraverso l’apprendimento, l’organizzazione e l’azione.

 

IL FRONTE GUATEMALA
Il successo ottenuto in Africa ha spinto nel 2009 Amka ad aprire un nuovo fronte d’intervento in America Centrale. La regione prescelta è stata il Petén, in Guatemala. Situato nel nord del Paese, il Petén – culla della cultura Maya – è la regione più grande e naturalisticamente più bella e ricca di biodiversità della Guatemala, ma anche la più povera, la più diseguale, con una forte presenza indigena e una situazione socio-economica che risente fortemente degli effetti della sanguinosa guerra civile fra la dittatura militare (e successivamente il governo filo-USA) da un lato, e la resistenza indios dall’altro.

 

Una guerra che per 36 anni – fino agli accordi di pace del 1996 – ha sconvolto il piccolo stato centramericano causando il genocidio portato alla ribalta dall’attivista indigena per i diritti umani Rigoberta Menchú, premio Nobel per la Pace nel 1992. Nel Petén, l’83% dei bambini presenta forme di malnutrizione cronica, le famiglie vivono in condizioni di indigenza e senza elettricità, le disuguaglianze di classe e di genere sono molto diffuse, al punto che il numero di episodi di violenza sulle donne è il più alto del Paese.

Valerio di Amka insieme ad alcuni campesinos del Petén

Valerio di Amka insieme ad alcuni campesinos del Petén

CRECIENDO UNIDOS
L’impegno di Amka in Guatemala in questi 9 anni di attività si è concretizzato in quattro filoni di intervento che hanno prodotto benefici effetti sull’alfabetizzazione, sulla sanità di base, sulla malnutrizione, sui rifornimenti di acqua potabili e sulle attività produttive. I quattro filoni sono l’educazione, l’empowerment delle donne, il turismo sostenibile e l’alimentazione.

 

A quest’ultimo filone di intervento appartiene Creciendo Unidos – Dal seme alla sovranità alimentare, progetto che coinvolge 5 comunità indigene della regione del Petén: Nuevo Horizonte (dove verrà localizzata la sede operativa del progetto), Pato, Barrio, Juleque y Zapote. Sono comunità di ex-guerriglieri e indigeni Quechì, che vivono secondo i principi della condivisione e della solidarietà economica. Queste comunità oggi lottano ancora per diritti imprescindibili come quello alla terra, al cibo, all’educazione e alla salute.

 

Il progetto prevede per il 2018 le seguenti 4 fasi di intervento: 1) Semina di 15.000 alberi da frutto, cosa che permetterà in breve di favorire un’alimentazione più sana e variegata. 2) Organizzazione di attività di formazione su tecniche di coltivazione sostenibili, in primo luogo la permacultura, per rafforzare le capacità locali. 3) Realizzazione di un vivaio agroforestale che assicuri autonomia alle comunità sul lungo periodo. 4) Acquisto di 3 ettari di terreni agricoli per aiutare i campesinos a combattere il sistema del latifondo, che li rende schiavi e li obbliga a sottostare alle logiche tipiche dell’agricoltura industriale: calo del reddito, impoverimento dei terreni, inquinamento delle falde acquifere e distruzione della biodiversità.

 

“Il nostro obiettivo è quello di contribuire al raggiungimento della sicurezza alimentare e della sostenibilità sociale, economica ed ambientale”, ci spiega Giorgia Della Valle, attivista romana di Amka che da settembre 2017 ha partecipato alla fase preparatoria del progetto e che ora dichiara: “Ho deciso di metterci la faccia, perché in primis ci ho messo il cuore”.

i fundraiser volontari e lo Studio  Controluz

Lo staff di Creciendo Unidos (Giorgia è la prima da sinistra)

L’EVENTO INATTESO E IL CUORE DEI VOLONTARI
E già, perché meno di due mesi fa, proprio quando era tutto pronto per la piantumazione di 15mila alberi da frutto nelle campagne del Petén, il principale finanziatore non ha potuto confermare il supporto economico al progetto. “Dopo tutto quel lavoro, lo sconforto è stato enorme”, continua Giorgia. “Non dimenticherò mai la determinazione di Valerio Frattura, il capo progetto, quando ha detto ‘Noi abbiamo dato la nostra parola in Guatemala e faremo tutto il necessario per mantenerla’. E così è stato. Giorgia e altri volontari hanno infatti deciso di rimboccarsi le maniche, metterci la faccia e far nascere una rete di solidarietà per evitare l’abbandono del progetto da parte di Amka.

 

Una rete nata immediatamente e che dopo 40 giorni ha già dato diversi frutti: tre volontari della Onlus hanno realizzato un video promozionale; una talentuosa illustratrice, Susanna Doccioli, ha regalato il logo del progetto; lo staff di Amka si è attivato per ricercare finanziamenti sulla piattaforma di crowdfunding Gofundme. Infine, la stessa Giorgia, insieme al capoprogetto Valerio e agli altri volontari Simone, Sara e Federica, ha aperto una raccolta fondi personale su Facebook che in poche settimane ha già raggiunto i due terzi della cifra-obiettivo.

 

Il video promozionale dei volontari Amka

 

“Un altro piccolo sforzo e ce l’abbiamo fatta”, dichiara Giorgia. “Ora non resta che sperare che le persone non siano vinte dall’indifferenza”. E proprio per aiutare lei e gli altri cooperanti di Amka ad allargare il più possibile questa rete, Italia che cambia ha deciso di fare la sua parte, sostenendo il progetto attraverso i propri canali e invitando i suoi lettori ad attivarsi con una donazione anche minima. Perché, per dirla con la citazione di Eduardo Galeano scritta su una parete di una casa di Nuevo Horizonte, “molta gente piccola, facendo cose piccole, in piccoli luoghi, può cambiare il mondo”.

La citazione di Galeano a Nuevo Horizonte

La citazione di Galeano a Nuevo Horizonte

Per donare a Creciendo Unidos attraverso il crowdfunding clicca qui.
Per contribuire alla raccolta fondi di Giorgia Della Valle clicca qui.
Per collaborare ai progetti Amka Onlus clicca qui.

 

Si può donare anche tramite bonifico, che viene caricato come donazione offline sulla piattaforma GoFundme (che altrimenti trattiene una piccola percentuale della donazione). Intestatario: Associazione Amka Onlus. Causale: sostegno al progetto Creciendo Unidos. IBAN IT66K0200803284000102700123. 

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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