Il giro del mondo in bici alla ricerca di un futuro sostenibile

Ventisei paesi e 18mila chilometri in bicicletta per conoscere le attività ecologiche portate avanti nel Sud del mondo e scoprire che una transizione sostenibile, dal basso, è già in atto. Nasce da questo lungo viaggio il documentario "On the green road" che dopo essere stato proiettato più di 200 volte in Francia e all'estero sta per arrivare ora anche in Italia, grazie anche alla collaborazione di Italia che Cambia.

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Simeon e Alexandre De Barral, sono due cugini francesi che hanno in comune la passione per l’ecologia e la preoccupazione su un tema che affligge e fa discutere l’intero pianeta: il cambiamento climatico e le devastanti conseguenze che colpiscono le comunità locali e danneggiano l’ecosistema globale.

 

Per scoprire come viene affrontato questo problema e qual è il livello di coscienza su questi temi nel resto del mondo, decidono di intraprendere un viaggio in bicicletta (un mezzo di trasporto a bassissimo impatto ambientale!) avventurandosi per le strade dell’Europa, dell’Asia e dell’America Latina.

 

18 mila chilometri percorsi e 26 paesi attraversati: da questa esperienza straordinaria nasce un documentario di 80 minuti – “On the green road”  – che esplora la realtà di coloro che agiscono giorno dopo giorno, per il bene del loro ambiente e delle loro comunità, e per le generazioni future.

 

 

Un’overtoure delle cifre del viaggio ci può dare il senso di questo lavoro: oltre 90 le interviste realizzate dai due cugini, 140 ore di riprese video e 76 alberi piantati per rimediare all’impatto ecologico causato dal volo che i due viaggiatori hanno intrapreso per sorvolare l’oceano e spostarsi dall’Asia alle Americhe.

 

Dalla Turchia all’Iran, da India e Thailandia fino alla Bolivia e al Perù, Simeon e Alexandre incontrano una moltitudine di contadini, ONG, professionisti e istituzioni locali e nazionali che stanno agendo per rispondere alla crisi climatica attraverso una rivoluzione culturale che parte dalla consapevolezza che non è possibile continuare a considerare le risorse naturali come un prodotto, una merce da vendere e comprare, ma è necessario tornare a trattarle come una ricchezza che fa parte di un sistema complesso in cui l’umanità intera è compresa.

 

Così ci portano a conoscere i contadini che praticano agricoltura biologica in India, dove la tanto acclamata “rivoluzione verde” degli anni ’60 ha provocato in realtà danni irreparabili al terreno – reso sterile in poche stagioni dall’uso massiccio di fertilizzanti chimici e pesticidi – spingendo al suicidio molti contadini depauperati della loro unica fonte di sopravvivenza: la terra (vi avevamo parlato qui di come la condotta della multinazionale Monsanto ha portato alla dipendenza, alla schiavitù dei debiti e al suicidio di molti agricoltori indiani).

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In Thailandia i due ciclisti esploratori raccolgono la testimonianza della comunità Hmong, che aveva difficoltà con l’approvvigionamento di acqua ma grazie al “Pur Project”, un piano di restauro della foresta (implementato da un’organizzazione locale), ha risolto in dieci anni il problema dell’accesso all’acqua dimostrando – oltretutto – quanto sia fondamentale il rispetto degli ecosistemi locali per la gestione di risorse naturali indispensabili anche per l’uomo.

 

Atterrati in America Latina, dopo oltre dieci mesi di viaggio, Simeon e Alexandre documentano il rispetto sacrale dei contadini peruviani per la “Pacha Mama”, la Madre Terra, che onorano e celebrano attraverso riti tradizionali. In Bolivia si confrontano con le proposte concrete della ONG “Soluciones Practicas” che offre supporto tecnico alle comunità locali su agricoltura, risorse rinnovabili e adattamento al cambiamento climatico o ai disastri naturali.

 

Il senso di questo lungo viaggio, di questa green road, trova alla fine la sua sintesi nell’intervista a un abitante di Lima: “L’umanità è come un bambino, se tu gli dici di non distruggere il pianeta nulla cambia se non le fornisci un’alternativa. Fortunatamente – aggiunge – ci sono ancora popoli arretrati, non sviluppati, poveri, selvaggi, incivili (come vengono chiamati) che hanno culture antiche e piene di vitalità. Se si rafforzano e valorizzano queste culture antiche , possono diventare il seme per costruire un nuovo sistema, un nuovo metodo di vita alternativo”.

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Nel 2011 “On the Green Road” si è costituita come associazione ed è una realtà che si dedica alla sensibilizzazione ambientale e si impegna a mostrare un’altra visione dell’ecologia, meno etnocentrica, e più aperta al mondo.

 

Dopo oltre 300 proiezioni in Francia e all’estero, On The Green Road vuole diffondersi nel mondo perché tutti possano goderne a prescindere dal proprio portafoglio, per questo le proiezioni confidano nell’offerta libera (libera ma non gratuita!) degli spettatori. Tra fine aprile e inizio maggio inizierà la tournee in Italia per una serie di proiezioni del documentario in diverse città, con l’obiettivo di raggiungere più persone possibile e discutere di sostenibilità. Le date sono ancora tutte da pianificare ma un incontro sicuro è già fissato per la data del 26 aprile presso la Città dell’Utopia a Roma.

 

La diffusione è aperta a tutti, bastano uno schermo e un proiettore e tutti gli interessati possono avviare una proiezione ogni volta che vogliono.

 

Ecco le date già programmate per i mesi di aprile e maggio:

 

MARTEDI 24 APRILE, ORE 20:00, Sala del Parco Regionale dell’Appia Antica, via Appia Antica 42, Roma

GIOVEDÌ 26 APRILE, ORE 20:30, La Città dell’Utopia, via Valeriano 3F, Roma

VENERDI 27 APRILE, ORE 21:30, SCUP, Via della Stazione Tuscolana 82, Roma

 DOMENICA 29 APRILE, ORE 18:00 Assemblea della Piana Contro le Nocività, Firenze

GIOVEDÌ 3 MAGGIO, ORE 14:30 Collettivo Agraria Firenze, Aula Murales, Piazzale delle Cascine 18, Firenze

GIOVEDÌ 3 MAGGIO, ORE 20:30, Cinema di Castello, Via Reginaldo Giuliani 374, 50141 Firenze

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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