Rio Selva, cohousing e fattoria didattica a Treviso

Cohousing, fattoria didattica e sociale, luogo di accoglienza dei giovani con disagio psichico, centro promotore di autoproduzione e agricoltura biologica. Tutto questo è Rio Selva, oasi a ridosso della città di Treviso nata grazie all'iniziativa di una coppia di giovani pensionati che qualche anno fa hanno pensato di aprire e condividere la loro casa.

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Dieci ettari di terreno e un antico cascinale settecentesco: la fattoria Rio Selva è un’oasi incontaminata a ridosso della città di Treviso, circondata da un bosco, terre coltivate e due piccoli laghetti.

 

La storia di questo luogo inizia nel 1967, insieme al sogno dei fondatori Bruno e Anna Moro, che acquistano questi terreni e decidono di trasferirsi in campagna insieme alla propria famiglia. Visionari e precursori, i due coniugi venivano da una delle prime esperienze di condominio solidale a Treviso, ma insieme alla solidarietà sociale stavano maturando in loro una prospettiva e una sensibilità agro-ecologica che li spinge a diventare propulsori dei concetti di alimentazione sana, etica e biologica.

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“Quello che ci ha mosso fin dai nostri primi passi in questa lunga avventura – ricorda Bruno Moro – è la fede nelle relazioni tra gli esseri umani e nell’equilibrio del loro rapporto con l’ambiente, che ci supporta in ogni cosa”. Una vera e propria filosofia di vita incentrata su un rapporto gratificante, creativo e condiviso con gli altri, con noi stessi e con la natura.

 

La Fattoria Rio Selva si dedica fin dalla sua nascita all’agricoltura biologica, specialmente di quei frutti della terra a basso impatto energetico (come cereali, legumi e verdura), incentivando la produzione agricola stagionale e privilegiando la filiera corta: tutti i mercoledì pomeriggio il raccolto è acquistabile nel mercatino a piè di campo, oltre alla presenza in diversi mercati Genuino Clandestino e al rifornimento di alcuni Gruppi di Acquisto Solidale locali.

 

Ispirati dall’esperienza ARVAIA di Bologna, il Rio Selva ha avviato la prima Comunità di Supporto all’Agricoltura del Veneto, per la creazione di una comunità di cittadini-produttori che coltivano direttamente il proprio cibo in maniera sostenibile e solidale. I soci che ne fanno parte infatti non sono clienti di un’azienda agricola ma partecipano attivamente alle scelte di base e alla gestione economica della cooperativa.

 

“Vogliamo essere propulsori e acceleratori di cambiamento – spiega Domenico Maffeo, presidente della cooperativa agricola Rio Selva – e cerchiamo di portare il nostro contributo in maniera costruttiva partecipando alle principali Reti di cambiamento presenti in Italia”. RIVE, Distretti di Economia Solidale, Mondo di Comunità e Famiglia, in ognuno di questi percorsi la comunità della Fattoria Rio Selva cammina per promuovere e accelerare trasformazione e innovazione.

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Da molti anni questa realtà fa anche parte della rete “Fattorie didattiche della Regione Veneto” e apre le porte a gruppi privati e classi scolastiche proponendo percorsi didattici alla scoperta della biodiversità.

 

Erede della storica esperienza di solidarietà e accoglienza della famiglia Moro (Bruno è stato anche dipendente ULS – l’Unità locale Socio-sanitaria della Regione), Rio Selva ha ospitato fin dai primi anni giovani in condizioni di disagio psichico, accoglienza che dal 2002 è diventata il progetto IESA realizzato in collaborazione con la ASL n. 9 di Treviso. La famiglia Moro offre ai suoi ospiti un contatto quotidiano con altre persone, inseriti in un ambiente umanamente ricco e collocato in un meraviglioso contesto naturale.

 

Proprio questi elementi, insieme al contatto con gli animali, permettono un approccio positivo completo sul piano del benessere bio-psico-sociale rendendo questo tipo di intervento tanto efficace come pochi altri.

 

Nel 2008 la cascina viene ristrutturata per essere adibita a co-housing e iniziare a sperimentare un’esperienza di convivenza condivisa, mentre per il futuro sono già in cantiere nuovi progetti: “Attualmente stiamo facendo i lavori per aprire un agriturismo e un’area adibita alla trasformazione dei nostri prodotti agricoli – conclude Domenico – sempre con l’obiettivo di valorizzare l’eco-turismo rurale e continuare a diffondere gli ideali seminati fino ad oggi”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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