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24 Apr 2018

Scontri in Nicaragua: ecco come aiutare gli studenti in protesta

Scritto da: Alessia Canzian

È stata creata una piattaforma on-line per raccogliere fondi da destinare agli studenti che stanno protestando in Nicaragua. Dal 16 aprile 2018 il Nicaragua sta vivendo forti tensioni. Ad oggi, i morti accertati sono più di 30, tantissimi sono gli scomparsi e 103 giovani sono da giorni chiusi nel carcere di Chipote, torturati e lasciati senza cibo.

Un gruppo di persone, composte da studenti, professionisti, docenti universitari, lavoratori impegnati, hanno lanciato una campagna per chiedere un sostegno all’estero. Quello che chiedono è una raccolta fondi per poter aiutare i ragazzi e le ragazze in protesta. Hanno bisogno di cibo, acqua e soprattutto medicine e strumenti chirurgici.

 

“Episodi da raccontare ce ne sarebbero tantissimi, voglia di discutere di questa situazione anche, ma in questo momento abbiamo bisogno di aiuto urgente. Siamo disponibili a dare più informazioni, spiegazioni e a raccontare quello che stiamo vivendo. Siamo mossi dalla volontà di aiutare gli studenti in protesta e con la profonda convinzione che chi reprime con la violenza, chi uccide ragazzi disarmati, non è mai dalla parte giusta. Chiediamo agli amici e alle amiche che ci conoscono e che diffondono questo messaggio di non pubblicare nelle reti sociali i nostri nomi per ragioni di sicurezza. Preghiamo di diffondere queste informazioni insieme al link per versare il vostro contributo. Qualsiasi cifra è importante. Grazie!”, afferma il gruppo di ragazzi e ragazze che hanno lanciato la campagna di crowdfunding nel comunicato stampa che accompagna il link alla piattaforma.

Foto di Articulo 66

Foto di Articulo 66

La causa degli scontri
La causa scatenante, la scintilla che diede avvio alla protesta, fu la decisione del presidente Daniel Ortega di firmare la proposta che il consiglio dell’INSS (Instituto Nacional Seguro Social) gli ha inviato per potersi salvare dalla bancarotta. L’INSS, è paragonabile alla nostra INPS, ed è in deficit dal 2013 a causa di investimenti arbitrari e fuori controllo.

 

Nonostante la forte opposizione da parte del settore privato e della società civile, la scorsa settimana il Presidente Comandante Daniel Ortega e sua moglie la Vicepresidente Rosario Murillo resero pubblica la riforma del sistema assicurativo della salute che aumenta le tasse per i lavoratori, e le imprese, ed introduce una tassa sulle pensioni del 5%. La riforma entrerá in vigore dal 1 luglio 2018 ed è stata pubblicata mercoledí 11 aprile sulla Gazzetta ufficiale dello Stato.

 

Con questa riforma, i contribuenti vedranno ridursi il proprio salario del 7% (inizialmente del 6.25% per poi salire), il settore privato dovrà versare 2 punti percentuali in più di contributi rispetto al passato e i pensionati che anteriormente non versavano contributi previdenziali, vedranno la propria pensione ridursi del 5%.

Foto di Articulo 66

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Daniel Ortega: autoritarismo e repressione
Per capire meglio la situazione che sta vivendo il paese è necessario fare un passo indietro. Nel novembre 2017, Daniel Ortega vinse nuovamente le elezioni dopo aver cambiato la Costituzione per potersi ricandidare e confermare il suo mandato per la terza volta e poter eleggere nuovamente Vicepresidente sua moglie, Rosario Murillo. Molte furono le proteste, ma l’influenza del Presidente sui media nazionali, molti dei quali di proprietà della famiglia Ortega/ Murillo, ha fatto in modo che si assistesse ad un continuo tentativo di riduzione della libertá di espressione.

 

Poco prima della riforma dell’INSS, precisamente il 3 aprile 2018 un incendio doloso (secondo il governo provocato da una persona con un accendino) distrusse 5.484 ettari di foresta all’interno della riserva Biologica Indio-Maiz, polmone centroamericano e custode di una biodiversità tra le più alte al mondo. Il governo decise di intervenire per spegnere l’incendio solo dopo vari giorni di richiesta di aiuto da parte di organizzazioni ambientaliste locali e delle comunità indigene che abitano la zona. L’area della riserva è oggetto di vari interessi speculativi ed economici: allevamento intensivo di animali, prossimità alla zona di costruzione del canale interoceánico (a cui gran parte della popolazione è contraria), disboscamento illegale per vendita di legni pregiati e a rischio estinzione.

 

A causa del tardivo intervento del governo nel contenere i danni ambientali causati dall’incendio, la popolazione scese in piazza a protestare. Il Presidente tentò di sminuire la gravità degli eventi e minacciò l’organizzazione ambientalista Fundación del Río, che aveva animato il malcontento rispetto alle posizioni governative legate alla gestione della riserva biologica, di privarli della personalità giuridica necessaria per poter continuare a lavorare sul territorio. Gruppi di studenti e parte della società civile manifestarono il proprio dissenso. Nelle settimane antecedenti il governo aveva anche parlato di voler limitare e restringere l’uso delle reti sociali e di internet.

Foto di Articulo 66

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Cosa sta succedendo in Nicaragua
Le tensioni del 16 aprile di quest’anno sono, quindi, sono il naturale evolversi di mesi di repressione che sfociarono, nella serata di mercoledì 18 aprile, nella vera rivolta. In seguito ad una marcia pacifica, organizzata da studenti e società civile, senza nessuna bandiera política ci sono stati i primi scontri con la polizia e i gruppi antisommossa. Nella tarda serata studenti riuniti pacíficamente davanti ai cancelli della UCA (Universitá Centroamericana) sono stati attaccati dalla polizia e si sono rifugiati dentro l’universitá che é rimasta sotto assedio tutta la notte. Nella mattinata di giovedì 19 aprile altre universitá come la UNI (Universitá Nacional de Ingenieria), la UNA (Universidad Nacional de Agraria) e l’UPOLI (Politecnico) vengono occupate dagli studenti contrari alla riforma. La solidarietá della popolazione è altissima.

 

Iniziano ad esserci i primi feriti, tra cui un ragazzo che perde la vista negli scontri. Purtroppo, però, è solo l’inizio di una scalata verso la violenza. Si accendono focolai di protesta in tutto il paese: Leon, Granada, Estelì, Bilwi, Bluefields e altri centri abitati.

 

La reazione del governo non si fa attendere: il partito sandinista, guidato dal presidente, organizza le “Turbe orteghiste”, gruppi di uomini civili in moto e casco che rondano le strade e i punti di scontro con l’obiettivo di picchiare e violentare i manifestanti. Sono picchiatori che vengono da carceri, bande di delinquenti e pandillas organizzate.

 

Sono stati, inoltre, mobilitati i giovani della Gioventú sandinista, ragazzi per lo più appartenenti a strati sociali in condizioni svantaggiate, assoldati come mercenari, per potersi scatenare sui manifestanti. Vittime anche loro di un sistema complesso e assurdo, ma che stanno seminando il panico nelle città.

 

Venerdì 19 aprile le città erano sotto assedio, il numero dei morti accertati era salito a 4 e gli ospedali avevano l’obbligo di non assistere i manifestanti. Afferma un protestante (ndr, non farò nomi per tutelare gli amici e le amiche nicaraguensi): “ci hanno sparato addosso mentre tiravamo fuori ragazzi, tra cui vari feriti, bloccati nella Cattedrale. Quattro ragazzi sono morti tra le loro braccia perché non avevano strumenti per curarli e non potevano uscire dalla Cattedrale”.

Foto di Articulo 66

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La polizia antisommossa scende in strada e si dirige alle Università con il chiaro obiettivo di esercitare il proprio potere abusivamente sugli studenti. Il Nicaragua è letteralmente in fiamme: la situazione è completamente fuori controllo per il governo. Ormai i fuochi di protesta sono diffusissimi e la repressione si fa sempre più violenta. I morti ufficiali al momento sono 30, ma molti ragazzi sono dispersi e si pensa che possano essere stati portati in carcere o già uccisi. In questa situazione il nostro aiuto, per quanto piccolo possa sembrarci, è di fondamentale importanza.

 

Da Managua raccontano: “Abbiamo molti feriti, il governo ha dato ordine agli ospedali di non ricevere e non curare manifestanti, stanno iniziando i saccheggi alle farmacie e ai negozi di armi da parte delle truppe antisommossa. Parallelamente, iniziano i saccheggi nei supermercati. Sono giá stati chiusi vari canali di televisione, le comunicazioni sono difficili, ci sono interruzioni del sistema elettrico per evitare l’uso di internet, limitare la visibilitá e attaccare nella notte studenti e popolazione. La Chiesa Cattolica sta aiutando i manifestanti e ha offerto rifugio nella Cattedrale della città che è stata presa d’assalto dalle forze di polizia: è stato complicatissimo riuscire a tirar fuori i ragazzi bloccati al suo interno perché oltre alla polizia ad aspettarli fuori c’erano le Turbe e la Gioventú Sandinista.

 

La situazione è in continua evoluzione. Ieri il Presidente (sabato 21 aprile, ndr) dopo giorni di silenzio assoluto, ha rilasciato un discorso che ha inasprito e aumentato il livello di violenza. Oggi (domenica 22 aprile,. ndr) ci sarà una grande marcia pacifica organizzata da un gruppo denominato “Autoconvocado”. Per domani (lunedì 23 aprile) è attesa una manifestazione organizzata dall’impresa privata che si prevede avrà una partecipazione altissima”.

 

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Foto tratte dalla pagina Facebook di Articulo 66