Scoprire e rivitalizzare l’Italia meno conosciuta. Ecco come!

Elena Jachia ci racconta gli ultimi passi del percorso di AttivAree, il programma che ha l'obiettivo di far rivivere il tessuto sociale ed economico di due aree marginali italiane: Oltrepò Pavese e la parte più alta delle Valli Trompia e Sabbia.. La fiera milanese Falacosagiusta! ha portato importanti novità.

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Esiste un’Italia bella, solidale, innovativa ma sconosciuta, a volte dimenticata. È l’Italia delle aree interne, spesso rurali o raccolte intorno a piccoli borghi, custodi di tradizioni e saperi che l’industrializzazione e la conseguente urbanizzazione hanno relegato in secondo piano. Oggi che il modello industriale sta mostrando evidenti limiti, è necessario riattivare il tessuto sociale ed economico di queste zone.

 

È proprio questo l’obiettivo di AttivAree, il programma che Fondazione Cariplo porta avanti e che all’ultima edizione della fiera milanese della sostenibilità, Falacosagiusta!, ha chiamato a raccolta i protagonisti di questo bellissimo progetto. La coordinatrice Elena Jachia ci ha raccontato com’è andata.

attivaree_FLCG_1Il bilancio di questi giorni di fiera è positivo?

 

La tre giorni di AttivAree a Fa la cosa giusta è stata entusiasmante. Il fitto palinsesto di incontri organizzato in Piazza Territori Resistenti ha fatto diventare quel luogo sinonimo di riflessione sulle “aree interne” e crocevia di scambi di esperienze e buone pratiche per la loro valorizzazione e rilancio. Abbiamo avuto oltre 40 ospiti in qualità di relatori e circa 150 persone tra il pubblico, nonché 4000 visualizzazioni delle dirette realizzate attraverso la pagina Facebook di AttivAree. Ci sembra quindi che il tema della rinascita delle aree marginali sia stato in grado di suscitare interesse anche all’interno di un grande evento come Fa la cosa giusta, che quest’anno ha raggiunto il record di 91.000 presenze. In particolare, venerdì 23 e sabato 24 marzo gli appuntamenti sono stati dedicati alle azioni dei due progetti Oltrepò(Bio)diverso e Valli Resilienti, realizzati rispettivamente con il coordinamento di Fondazione Sviluppo Oltrepò Pavese e delle Comunità Montane di Valle Trompia e Valle Sabbia.

 

Particolarmente significativo è stato il coinvolgimento del team di supporto al Comitato Nazionale per le Aree Interne. Qual è la situazione dei territori marginali italiani e di cosa hanno bisogno per essere riattivati?

 

Agli incontri hanno partecipato anche Filippo Tantillo, coordinatore scientifico del team di supporto alla Strategia nazionale Aree interne, e altri rappresentanti di territori marginali italiani. Da tutti gli interventi emerge una necessità di attenzione da parte della politica, affinché il tema della rinascita delle aree fragili diventi una priorità e siano previsti strumenti meno parcellizzati a loro sostegno.

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Avete incontrato anche membri delle filiere locali: qual è stato il messaggio che hanno portato e di cosa hanno bisogno?

 

Le filiere locali vivono un momento di potenziale rilancio, derivante anche dall’utilizzo del web come strumento di diffusione delle informazioni e di commercializzazione. Per questo impostare la relazione con i centri urbani con un approccio di reciprocità è fondamentale. Ma per farlo è necessaria una maggiore formazione del capitale umano delle aree interne, che porti a una maggiore consapevolezza delle ricchezze del territorio e a una maggiore capacità di farle percepire e comprendere attraverso la loro storia e la loro genuinità. Per questo nei progetti AttivAree trovano spazio iniziative come la Scuola di Narrazione Territoriale (che vedrà l’avvio in Oltrepò Pavese a metà aprile) e come la formazione sui temi del turismo esperienziale.

 

Quali sono le partnership strategiche di Attivaree a cui avete dato spazio a Milano?

 

Domenica 25 marzo è stata dedicata alla presentazione delle partnership strategiche del Programma – Airbnb, Fondazione Garrone e Giffoni Experience -, ma abbiamo anche colto l’occasione per condividere alcune esperienze presentate al recente XII Convegno di Rovigo sulle Aree Fragili, appuntamento annuale ormai consolidato e ricco di riflessioni su questi temi. Airbnb sosterrà attraverso il programma Italian Villages anche il borgo di Lavenone (Val Sabbia), dove AttivAree sta sostenendo il rilancio di un ostello e di un bar gestiti da una cooperativa che impiega persone svantaggiate, al fine di diffondere un modello di accoglienza solidale e locale che vuole essere un tratto distintivo della valle. Fondazione Garrone e Fondazione Cariplo dal 2015 sostengono RestartAlp, campus estivo destinato a 15 giovani under 35 che vogliano realizzare un’idea imprenditoriale nelle zone alpine: un’iniziativa che ha già aiutato diverse decine di giovani a raggiungere l’obiettivo fornendo loro solide basi tecniche, gestionali ed economiche. La partnership con Giffoni Experience invece sta portando 300 ragazzi dei due territori AttivAree a confrontarsi con lo strumento video, utilizzandolo per mostrare a sé stessi e agli altri la bellezza dei propri territori. Alcuni dei ragazzi parteciperanno alle giurie del Festival di Giffoni, piccolo centro della provincia di Salerno che ha saputo ridisegnare il proprio sviluppo in base a un obiettivo culturale, il cinema per i giovani.

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Cosa diresti a cittadini, imprenditori e amministratori per invitarli a riscoprire e sostenere le aree marginali?

 

Suggerirei di essere curiosi, ambiziosi e creativi: le aree marginali sono naturalmente ricche di bellezza, storie e tradizioni e a volte basta un cambio di prospettiva per scoprire o far scoprire quanto si cela in un borgo remoto, dentro un piccolo museo o lungo una pista cicloturistica.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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