Le api e le altre vittime dell’agricoltura industriale

Inquinamento ambientale, pesticidi, monoculture. Regione unica dal punto di vista naturalistico, Il Friuli Venezia Giulia ha sacrificato la sua cultura contadina sull'altare dell'industria e delle logiche di consumo. A farne le spese sono oggi gli agricoltori locali e la salute del territorio.

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In questi giorni la mia regione, il Friuli Venezia Giulia, sta avendo delle informazioni poco rassicuranti sullo stato di salute dell’ambiente. Prima una riguardo la moria delle api, un problema globale, accentuato dallo sconforto degli agricoltori locali. Ci sono infatti 37 indagati in regione per aver usato pesticidi e antiparassitari illegali nelle loro coltivazioni di mais. Un altro sintomo di un sistema agricolo disperato, che non sa più cosa fare per tirare a campare con i metodi “standard”.

 

Altra notizia pochi giorni dopo: il Friuli Venezia Giulia ha il primato italiano per inquinamento delle acque superficiali e sotterranee da parte di pesticidi secondo l’ultimo rapporto dell’ISPRA sui pesticidi nelle acque.

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Il Friuli Venezia Giulia
Abbiamo la fortuna di avere una regione bellissima, unica dal punto di vista naturalistico. Il Friuli Venezia Giulia si estende per circa 7800 chilometri quadrati. In questo territorio relativamente piccolo vi è una grande ricchezza di ambienti. Partendo da Sud, più precisamente dalle coste che si affacciano sul Mare Adriatico per circa 150 chilometri, si incontrano ambienti lagunari e spiagge, ma anche scogliere a picco sul mare.

 

Più a Nord vi è la pianura friulana che costituisce circa il 38 per cento della superficie regionale, al suo interno due zone meritano particolare attenzione: 1) quella dei magredi dell’alta pianura, costituita da un sottosuolo ricco di sassi e ghiaia e povero di acqua che percola velocemente attraverso il suolo nelle falde freatiche sottostanti. 2) quella delle risorgive, nella quale le acque assorbite dalle pianure dei magredi riaffiorano in superficie, originando ambienti naturali molto peculiari. La sezione sudorientale è un’unica regione carsica, costituita dal Carso monfalconese-goriziano e dal Carso triestino. Quest’area è caratterizzata da numerose valli, doline, grotte e da fiumi sotterranei scavati nei calcari.

 

Il Friuli Venezia Giulia è però in gran parte una regione montuosa, il 43 per cento del territorio è infatti coperto da monti che arrivano fino ai 2700 metri di altitudine. Queste zone comprendono le Alpi Carniche e le Alpi Giulie, composte prevalentemente da rocce calcareo-dolomitiche. La fascia prealpina e collinare occupa circa il 19 per cento del territorio.

 

La regione presenta un fitto reticolo di corsi d’acqua; il maggiore è il Tagliamento che si origina nelle Alpi Carniche a 1200 metri di quota e sfocia nell’Adriatico. Il secondo fiume è l’Isonzo che si genera in Slovenia, in val Trenta, e dopo un percorso di 140 chilometri sfocia in un’area compresa tra Monfalcone e Grado. Altri corsi d’acqua importanti sono i fiumi: Natisone, Livenza, Timavo, Fella, Meduna, Cellina e il torrente Torre. Al di sotto della linea delle risorgive si formano, grazie alla risalita delle acque di risorgiva, molti canali e corsi d’acqua minori che sostengono habitat relitti di grande pregio naturalistico.  Questa varietà di ambienti ospita piante e animali di tutti i tipi.

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Perché e quando

È nella pianura friulana che si sta attuando da decenni l’agricoltura standardizzata e imposta da un sistema globale. Stiamo parlando di monocolture, spesso destinate al consumo bovino (soia e mais), uso di sementi ibride non riproducibili, sversamento nelle falde di pesticidi e concimi chimici. E incentivi, incentivi per chi sceglie questi metodi. È quindi un sistema drogato economicamente che non ha nulla di conveniente per il nostro territorio.

 

Questo continua a farmi riflettere sul “perchè” e sul “quando”. Perché e quando abbiamo scelto di vendere la nostra cultura contadina, di vendere la salute del nostro territorio, dell’ambiente e la nostra sovranità alimentare alle logiche di consumo. Per fortuna nel tragitto per andare a lavoro in corriera riesco ancora a scorgere gli orti familiari nelle case friulane, immancabili, e penso che qualcosa della cultura contadina ci sia ancora!

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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