Lo sai da dove viene il cibo che mangi?

Un'azione collettiva in corso si propone di raccontare e creare consapevolezza sul reale valore del cibo, attraverso una raccolta di idee, di collaborazioni e di fondi per la realizzazione di una serie di corti animati sui retroscena ambientali, salutistici, sociali, economici, del nostro cibo di ogni giorno. E su chi si alza ogni mattina prima dell’alba per tirarlo fuori dalla terra e farlo arrivare sulle nostre tavole.

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Da dove viene il cibo che mangiamo? Da chi e in che modo è stato prodotto? Di cosa è fatto? Quali sono le differenze tra cibo sano e cibo insano? L’idea è di lavorare insieme – chi produce e chi consuma – per rispondere a queste domande con brevi e incisivi corti animati. L’obiettivo è conoscere una realtà che spesso non vediamo e innescare una reazione positiva verso il consumo consapevole e – perché no? – verso la possibilità di produrre il cibo insieme a contadine e contadini.

da dove viene il cibo 1Mettiamo a fuoco cosa portiamo sulla nostra tavola: cosa c’è (o non c’è) dentro, ma anche prima e dopo, il cibo che ogni giorno ci procuriamo? Dentro come valore intrinseco, come capacità di nutrimento e cura, economia, cultura, come condivisione e relazioni. Ma anche prima: come memoria, conoscenza, fatica, celebrazione o sfruttamento della nostra terra e del lavoro dell’uomo. E anche dopo: come conseguenza ambientale, sociale, economica del modo in cui viene prodotto e distribuito.

 

Dobbiamo riscoprire la ritualità di alcuni gesti per dare loro la giusta importanza, perché i nostri figli non sanno da dove arriva tutto quello che sta sulla tavola. Un tempo si sapeva da dove veniva il cibo, chi lo aveva coltivato, chi lo aveva raccolto e cucinato e questo non significa solo salubrità, ma è anche affettività, è ricordo, è avere certezze. Il cibo ci può salvare dalla solitudine, ci invita all’incontro con l’altro, alla condivisione, sovvertendo così tutto quello che oggi va per la maggiore: egoismo, rifiuto del diverso, chiusura in se stessi…

 

Ma il cibo industriale, sigillato nei suoi contenitori asettici, porta spesso con sé le aberrazioni del profitto a ogni costo, sempre nocive per noi e per l’ambiente. Come i molluschi prodotti in Francia che vengono mandati in Cina per essere sgusciati e poi tornano indietro per essere venduti; o come le melanzane a gennaio e l’uva ad aprile; o il pomodoro raccolto dagli operai-schiavi di cui troppo poco si parla.

 

Alcuni temi fondamentali:

 

● il legame che unisce i contadini all’ambiente, alla salute e al cibo, alla stagionalità,
● l’origine del prezzo e il meccanismo degli sconti,
● la possibilità di condividere rischi e vantaggi tra coltivatori e Gruppi d’Acquisto Solidali attraverso le co-produzioni,
● la fiducia che sta alla base di ogni buona pratica collettiva e che non troveremo mai sugli scaffali della GDO.

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L’azione prevede diversi piani operativi: la gestazione congiunta da parte di gruppi di persone che con queste cose si misurano ogni giorno, ovvero agricoltori, gasisti, educatori, genitori (ma l’elenco potrebbe includere altri soggetti); la realizzazione dei corti animati; la loro diffusione sul web e attraverso una rete di sale di proiezione (cinema, parrocchie, centri sociali, scuole…).

 

Tra i primi partecipanti a questo progetto ci sono l’associazione LoFaccioBene, il DES Varese, la Campagna per l’Agricoltura Contadina, e molti altri sono attesi e invitati. Per informazioni, collaborazioni, proposte, idee, per partecipare, scrivi a: lofacciobenecinefest@gmail.com.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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